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“Diventare mamma con la sclerodermia si può”, legnanese lo studio che ha cambiato la storia della malattia

Paola Faggioli, direttore della Struttura complessa di Reumatologia dell'Asst Ovest Milanese di Legnano, e Antonino Mazzone, capo del Dipartimento Area medica, i protagonisti della rivoluzione che ha sconfitto un tabù

Paola Faggioli

Diventare mamma con la sclerodermia si può, oggi. Una volta, no. Perchè ” la comunità scientifica era allineata, compatta nello scoraggiare le pazienti che sognavano un figlio. Negli stessi anni, però, qualcuno in Italia decise di muoversi controcorrente. Il seme della speranza era stato gettato. La reumatologa e l’internista protagonisti che hanno sconfitto il tabù – cambiando la storia di tante donne colpite dalla patologia reumatica autoimmune (in Italia si contano circa 25mila pazienti, con un rapporto femmine-maschi di 5 a 1) – sono Paola Faggioli, direttore della Struttura complessa di Reumatologia dell’Asst Ovest Milanese di Legnano, e Antonino Mazzone, capo del Dipartimento Area medica”, inizia così il servizio pubblicato in questi giorni da Adnkronos dedicato all’inizio di una era in cui la Sanità ospedaliera legnanese avrebbe avuto un ruolo da protagonista.

“Quando trent’anni fa una paziente con sclerodermia annunciava emozionata di essere incinta, il medico le diceva ‘signora, mi spiace, ma questo pomeriggio dobbiamo subito organizzarle un aborto'”, ricorda Mazzone raccontando all’Adnkronos Salute il retroscena degli studi Impress. “Questo – spiega – era l’approccio alle gravidanze nelle donne con sclerodermia negli anni passati. Più in generale, era l’approccio alle donne con malattie reumatiche autoimmuni: le gravidanze, di fatto, erano proibite. Ma di solito lo era anche la contraccezione con estroprogestinici, quindi si può immaginare la conseguenza di questo doppio divieto sulla vita personale e familiare di tante giovani donne. Alcune, rare, alla fine decidevano di sospendere tutte le terapie, considerate all’epoca molto tossiche, e di affrontare lo stesso la gravidanza. Le conseguenze erano inevitabilmente negative, se non drammatiche. Oggi sappiamo che l’approccio corretto è l’opposto: assumere tutte le terapie compatibili con la gravidanza che permettono di raggiungere il massimo controllo possibile dell’attività della malattia”.

E’ stato a un convegno dell’associazione pazienti Gils, il Gruppo italiano di lotta alla sclerodermia, che si unirono le forze all’origine del progetto Impress (acronimo che sta per Italian Multicentric Study on Pregnancy in Systemic Sclerosis): “Lo studio analizzava i dati di 109 gravidanze occorse in 99 donne seguite in 25 centri di riferimento italiani – sottolinea Mazzone -. Per la prima volta, in una larga coorte di donne con sclerodermia, veniva osservato in modo oggettivo un discreto aumento della prematurità, con un lieve possibile ritardo di crescita fetale. Ma quando le donne affrontavano la gravidanza seguite in centri di riferimento, in stato di buon controllo della malattia e con le terapie appropriate, gli esiti gestazionali generali erano discreti”.

Il commento del prof. Mazzone è scritto sul marmo: “Anche le donne con sclerodermia, quando seguite da team multidispecialistici esperti e dedicati, possono affrontare con ragionevole serenità una gravidanza“. Medico scrittore, Mazzone ne ha parlato anche nel suo ultimo libro ‘Amare, nonostante tutto’ (Nardini Editore, 2025). Nel capitolo ‘Carla mi chiamava’, l’internista ripercorre i primi passi del Gruppo italiano di lotta alla sclerodermia di cui fa parte come membro del Comitato scientifico, richiamando la figura di Carla Garbagnati Crosti per anni alla guida dell’associazione delle Giornate del Ciclamino.

Non è reperibile un numero complessivo delle donne con sclerosi sistemica che, sfidando convinzioni oggi superate, sono riuscite a partorire un bimbo. Ma nel Centro sclerodermia di Legnano sono abbastanza da popolare un calendario, la conclusione del servizio di Adnkronos . “Dopo lo studio Impress 1 ne realizzammo uno per festeggiare la nostra esperienza, così bella da meritare divulgazione. Il titolo era ‘Quando hai festeggiato veramente il Capodanno?’. Non sempre, infatti, il Capodanno coincide con il primo gennaio. Quando si lotta per riavere la salute. il tempo diventa una costruzione personale, si carica di attesa, sogno, speranza”, la conclusione del prof. Mazzone.

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Pubblicato il 21 Luglio 2026
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