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Dimissioni ospedaliere protette: a Rho seguiti 77 pazienti fragili in un anno

Il processo di dimissione assicura la continuità dell’assistenza e delle cure, applicato a 77 persone nel primo anno dall’avvio a Rho

Medico - Generica

La procedura delle dimissioni protette secondo il nuovo protocollo è stata applicata a 77 situazioni a Rho, di cui 59 persone rientrate a domicilio dopo l’uscita dall’ospedale e 18 persone ricoverate in RSA/RSD (Residenze sanitarie assistenziali/Residenze sanitarie per disabili). È il bilancio presentato oggi, martedì 23 giugno, esattamente ad un anno dall’avvio del protocollo per le dimissioni protette sottoscritto da ASST Rhodense e i Comuni del Distretto Rhodense dell’ATS Milano Città Metropolitana, tra cui il Comune di Rho.

Con dimissioni protette si intende l’accompagnamento di un paziente non autosufficiente, anziano o disabile, che ha problemi sanitari o sociosanitari, nel passaggio dal ricovero ospedaliero al rientro al domicilio o altro contesto di cura. La valutazione accurata del paziente al momento dell’ingresso in reparto è la condizione fondamentale per la predisposizione di un appropriato percorso di dimissione. Dopo la fase acuta che ha comportato l’ospedalizzazione, può accadere che la dimissibilità clinica non sia condizione sufficiente per realizzare la dimissione, a causa di ostacoli di natura non clinica, come ad esempio l’assenza di familiari idonei ad accudire una persona non autosufficiente, difficoltà ad accogliere a casa il congiunto per motivi di carattere organizzativo, strutturale o economico, esigenza di fornire e gestire particolari presidi/dispositivi a domicilio (letti antidecubito, pompe per nutrizione artificiale, sollevatori, respiratori etc.).

«Con il protocollo delle dimissioni protette si intende rispondere ai bisogni delle persone vulnerabili e a rischio di fragilità sanitaria, sociosanitaria o socio assistenziale – commenta l’Assessore ai Servizi socio assistenziali Nicola Violante -. Abbiamo studiato delle procedure per sostenere sia la persone che la sua famiglia ad affrontare un momento delicato come quello della dimissione con necessità nuove a cui rispondere subito puntando a fare rimanere la persona nel suo usuale ambiente di vita».

«La peculiarità di questo progetto è stata quella di aver saputo disegnare un modello di collaborazione fortemente integrato, sia a livello interistituzionale che professionale. Disabilità e fragilità spesso coesistono in pazienti che si caratterizzano per bisogni assistenziali complessi – spiega Ida Ramponi, direttore generale di ASST Rhodense – per tale motivo la nostra azienda ha voluto promuovere la costruzione di un processo in cui ciascuna delle istituzioni coinvolte partecipi al fine di assicurare alle persone la continuità della cura anche oltre l’ospedale, evitando la sovrapposizione, o la duplicazione, degli interventi con conseguente dispersione di risorse».

Importante è il coinvolgimento del paziente e del caregiver per un corretto utilizzo della rete dei servizi territoriali, attraverso un’appropriata informazione in merito alle diverse e specifiche tipologie di offerta, in modo da fornire un miglior servizio all’utente che sin dalla fase di ricovero intraprende un percorso di cura in grado di assicurare la continuità tra presa in carico sanitaria e sociale.

La procedura si applica a tutti i pazienti in dimissione dalle Unità Operative di degenza della ASST Rhodense residenti nei Comuni del Distretto Rhodense della ATS Milano Città Metropolitana (ovvero Comuni dell’ambito territoriale di Garbagnate Milanese, dell’ambito territoriale di Rho e dell’ambito territoriale di Corsico).
Il documento è stato realizzato dal Tavolo Tecnico Interistituzionale, coordinato da ASST Rhodense, a cui hanno aderito gli Uffici di Paino dei tre Ambiti Territoriali ed ATS – Distretto Rhodense ed ha trovato piena approvazione di tutti i Sindaci del territorio nella Conferenza del 27 aprile.

di gea.somazzi@legnanonews.com
Pubblicato il 23 Giugno 2021
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