Paziente fragile, tre interventi e il decesso in Ospedale a Legnano: il racconto della figlia
Una figlia racconta il dramma vissuto dalla sua famiglia dopo la morte della madre, paziente fragile sottoposta a tre interventi in sei giorni, e chiede trasparenza, chiarezza e maggiore umanità nel rapporto tra medici e familiari
«Mia madre morta dopo tre interventi in sei giorni». È quanto ha scritto una nostra lettrice Rossana R. che ci racconta il dolore della famiglia dopo il decesso della madre, paziente fragile e malata ematologica. «Vogliamo trasparenza, perché nessun altro debba vivere lo stesso senso di abbandono. Ho aspettato, il dolore non passa, anzi cresce sempre più. Ma ora ho trovato la forza per farvi sapere ciò che è accaduto alla mia mamma». Una testimonianza carica di dolore, relativa alla morte della madre, avvenuta nel dicembre 2025 dopo un ricovero all’ospedale di Legnano. Secondo quanto riferisce la figlia, la donna era stata ricoverata per un intervento programmato di rimozione della colecisti. «Era una paziente fragile», scrive la lettrice. «Una malata ematologica, affetta da una leucemia cronica che le causava una forte anemia».
Proprio per questo quadro clinico complesso, la famiglia sostiene di aver nutrito timori fin dall’inizio. Timori che, sempre secondo il racconto, sarebbero stati superati dalle rassicurazioni ricevute: «Nonostante questo quadro clinico complesso, i medici hanno insistito per operare, rassicurandoci che fosse la scelta migliore». L’epilogo, però, è stato tragico. «Il suo fisico non ha retto – prosegue la lettera – e si è spenta nel reparto di Terapia intensiva».
Alla sofferenza per la perdita, la famiglia dice di aver dovuto aggiungere un altro peso: quello che definisce «una totale mancanza di empatia e umanità» nel rapporto con il personale sanitario. La lettrice punta il dito, in particolare, contro il modo in cui sarebbero state date le risposte ai familiari durante il peggioramento delle condizioni della madre. «Quando chiedevamo spiegazioni e risposte – racconta – la replica medica è stata fredda e liquidatoria».
Una frase, in particolare, è rimasta impressa alla famiglia: «Avevamo firmato un consenso informato». Parole che, secondo la figlia, avrebbero aumentato il senso di solitudine e smarrimento in un momento già drammatico. «Ci siamo fidati della medicina – scrive la lettrice – ma oggi ci restano solo profondi dubbi, pentimenti e il rimorso che mia madre sia stata usata quasi come una cavia. Sentiamo il dovere di rendere pubblico quanto accaduto per chiedere trasparenza e perché nessun altro debba vivere lo stesso dolore e lo stesso senso di abbandono».
Una richiesta che riguarda non solo gli aspetti clinici della vicenda, ma anche il rapporto tra ospedale, pazienti fragili e familiari. «Riteniamo che la cittadinanza debba conoscere come vengono gestiti i rapporti con i familiari e i pazienti fragili in un momento così drammatico», conclude la lettrice. La redazione, nel rispetto della richiesta di anonimato della famiglia, pubblica la testimonianza riportandone i contenuti essenziali e resta a disposizione dell’ospedale di Legnano e dell’azienda sanitaria per eventuali precisazioni o repliche.










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