La Mocreal pronta a produrre mascherine made in Lombardia

L'imprenditore legnanese Massimo Carettoni racconta la conversione aziendale SAN VITTORE OLONA: CONTAGIO IN LIEVE CRESCITA CANEGRATE, IL SINDACO COLOMBO IN VIA DI GUARIGIONE BUSTO ARSIZIO: FIDANZATINI A SPASSO, SANZIONATI

«Non potevamo fermarci, dovevamo evitare la cassa integrazione e nel contempo aiutare la comunità». Così l'imprenditore legnanese Massimo Carettoni, che con il fratello Tiziano dirige la Mocreal di Castellanza, spiega la decisione di riconvertire la produzione dell'azienda: la ditta, infatti, con i suoi dipendenti è pronta a produrre mascherine per farmacie e aziende.

[pubblicita]I fratelli legnanesi hanno convertito la loro azienda di abiti da donna e, dopo una ricerca per trovare il materiale idoneo, approvato anche dal Politecnico di Milano, si sono messi al lavoro per riuscire a distribuire il prodotto entro settimana prossima. «Com'è nostra abitudine, abbiamo effettuato un'attenta ricerca per poter dare un prodotto di qualità – sottolinea Massimo Carettoni -. Individuato il materiale idoneo, andremo a produrre mascherine "made in Lombardia", seguendo le linee guida del Politecnico di Milano con il quale abbiamo avuto contatti. Siamo una piccola realtà e contiamo di produrre solo qualche migliaio di mascherine al giorno e non di più. Nel mentre manterremo anche la produzione per conto terzi».

Le mascherine entreranno a far parte dell'armadio di tutti i cittadini secondo Carettoni: «Questa emergenza sta cambiando il nostro stile di vita non solo nel privato, ma anche nel mondo del lavoro. Questi dispositivi ci accompagneranno almeno per un anno». Il futuro non sarà semplice, secondo l'imprenditore legnanese: «Questa situazione dovrà farci riflettere e aguzzare l'ingegno».

Legnano è diventata surreale, una città sospesa, senza più i negozi ad animarla«Si tratta di un paesaggio che non sparirà come per incanto al termine dell'emergenza – conclude Carettoni –. Si deve riflettere su una situazione così surreale con negozi chiusi e su una città senza vita. Una situazione simile sembra quasi un'anticipazione di un eccessivo uso della vendita online, che porta alla smaterializzazione della vita in città. Il tessuto dei negozi deve essere alimentato e si deve imparare a mantenere».

di gea.somazzi@gmail.com
Pubblicato il 30 Marzo 2020
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