“L’area a nord-ovest di Milano rischia di diventare la server farm d’Europa”
I piani per l'immediato futuro prevederebbero l'insediamento di 10 nuovi data center concentrati in pochi chilometri quadrati:. L'allarme de La Fornace di Rho.
«Tutta l’area a nord-ovest di Milano rischia di essere sacrificata per diventare la server farm d’Europa». L’allarme, già lanciato da Rifondazione Comunista, arriva da La Fornace di Rho. «Una vera e propria colonizzazione digitale sta ridisegnando i nostri comuni in assenza di qualsivoglia pianificazione – scrivono i referenti del centro sociale -. I piani per l’immediato futuro prevedono l’insediamento di ben 10 nuovi data center concentrati in pochissimi chilometri quadrati: tre nuovi data center a Rho, tre a Pregnana Milanese, tre a Cornaredo e uno a Pero, senza contare quelli già esistenti, come il grande campus di Settimo Milanese sull’area dell’ex Italtel». A questo si aggiunge un altro possibile insediamento a Cerro Maggiore.
Secondo Sos Fornace la retorica dello sviluppo economico si scontra con il solito, «vecchio “ricatto occupazionale”, lo specchietto per le allodole usato per far digerire nocività e cemento». «Questa volta, però – avvertono -, la promessa è una pia illusione. Una volta terminata la fase di cantiere, un data center, per quanto immenso, viene gestito da appena poche decine di persone tra tecnici e custodi. Produce profitti astronomici per chi lo possiede, ma lascia sul territorio un deserto sociale».
«Il paradosso – prosegue così la nota stampa – si fa ancora più feroce se guardiamo allo scopo di questi server: alimentare l’Intelligenza Artificiale. Questa tecnologia, pur venendo addestrata dal lavoro umano collettivo, non verrà usata per liberarci dal bisogno e dalla fatica del lavoro ma, al contrario, i colossi del tech la utilizzeranno per cancellare milioni di impieghi in ogni settore. In parole semplici: stiamo svendendo il territorio per alimentare la macchina che ci licenzierà. Mentre gli amministratori locali svendono il territorio, i cittadini devono affrontare l’emergenza abitativa e la crisi climatica. I data center non risolveranno nessuno di questi problemi; anzi, avranno un impatto ambientale devastante: dal calore generato al rumore, dalle emissioni di gas di scarico fino allo stoccaggio di grandi quantità di carburante, passando per lo stress causato dagli enormi consumi sulla rete energetica locale, già soggetta a continui blackout, per citarne solo alcuni. I sindaci del Rhodense devono smetterla di farsi abbagliare dalle compensazioni e dalle mitigazioni ambientali, semplici operazioni di greenwashing utili solo a ripulire l’immagine delle multinazionali. La qualità della vita, la salute e il futuro economico delle nostre comunità non si barattano con l’elemosina. Dopo le disastrose esperienze di Olimpiadi, Expo 2015 e Fiera Milano non siamo più disposti a tollerare l’ennesima svendita del territorio».
Queste le richieste di Sos Fornace:
Una moratoria immediata sul rilascio di qualsiasi nuova autorizzazione per la costruzione di data center nel Rhodense.
Il blocco totale dei progetti in corso e l’apertura di un confronto pubblico e trasparente con la cittadinanza.
Una pianificazione sovracomunale a regia pubblica, democratica e condivisa, che metta al centro i bisogni reali delle persone e non gli interessi dei privati.
Misure di welfare metropolitano in grado di redistribuire alle comunità gli enormi profitti generati dall’Intelligenza Artificiale.
«Le nostre città hanno bisogno di case accessibili, parchi e servizi pubblici gratuiti. Non ci sacrificheremo per i profitti di Amazon, Microsoft o Google», concludono i referenti del centro sociale.
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