Da Montenapoleone a Rogoredo, nove fermate per attraversare il confine della solitudine
Il 22 ottobre a Materia, Simone Feder presenta il suo libro “Nel bosco di Rogoredo”: un viaggio tra ragazzi, dipendenze, abbandono e solidarietà, dove ascoltare diventa il primo passo per restituire speranza
«Nove fermate. Bastano nove fermate della linea M3, la gialla, per passare dalle boutique di Montenapoleone a Rogoredo. In nove fermate di metropolitana, appena sette chilometri, i valori immobiliari crollano: dagli oltre 38mila euro al metro quadrato della via più prestigiosa di Milano si scende ai 3.500-4.500 di Santa Giulia (un nuovo progetto) e di Rogoredo. Tutto normale, in fondo.
C’è il centro e la periferia. Sarebbe facile parlare delle contraddizioni di una grande città: ogni metropoli le conosce. Ma qui c’è dell’altro, non si tratta soltanto di una differenza di prezzi o di quartieri, in pochi chilometri cambia un mondo. La sensazione è di attraversare un confine».
È da questo confine, geografico ma soprattutto umano, che prende forma il racconto di Simone Feder, autore del libro Nel bosco di Rogoredo. L’altra faccia di Milano. Storie di giovani e droga, di resistenza e umanità, pubblicato da Zolfo Editore.
Un confine che separa due mondi della stessa città. Da una parte la Milano delle vetrine, della ricchezza e delle opportunità, dall’altra quella di chi vive ai margini, spesso invisibile agli occhi di chi attraversa ogni giorno le sue strade.
Giovedì 22 ottobre Feder sarà a Materia, a Castronno, per presentare il suo libro e parlare di ragazzi, droga, abbandono, solidarietà e della possibilità di ricostruire relazioni anche nei luoghi dove sembrano essersi spezzate.
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I mercoledì nel bosco di Rogoredo
Da marzo 2017 Simone Feder entra nel bosco di Rogoredo ogni mercoledì. Lo fa insieme a una squadra di volontari che negli anni ha incontrato centinaia di persone, soprattutto giovani, alle prese con le dipendenze.
Non è un’attività che si esaurisce nella distribuzione di generi di prima necessità o nell’assistenza a chi ha bisogno di cure. È soprattutto un lavoro di presenza, ascolto e costruzione di fiducia. Un tentativo di raggiungere persone che spesso hanno interrotto ogni rapporto con la famiglia, con gli amici e con le istituzioni.
In un suo post Feder racconta una di queste serate, sotto la pioggia. «Ci sono sere qui, nel bosco di Rogoredo, in cui piove e la solitudine sembra ancora più profonda. Il treno passa in fretta, suonando, come se sperasse di non incontrare nessuno…»
La pioggia riporta alla memoria gli anni trascorsi a cercare persone nel bosco, ad ascoltare le loro storie, a rincorrere ragazzi che in quel momento desideravano soltanto una dose.
«Quella maledetta dose capace, per qualche ora, di spegnere il dolore. Ma che lentamente consuma il corpo, la mente e, qualche volta, sembra voler portare via anche l’anima».
È uno dei passaggi che aiutano a comprendere il senso del suo impegno. Perché dietro la dipendenza ci sono persone, storie familiari, sofferenze e fragilità che non possono essere ridotte al consumo di sostanze.
Dietro la droga ci sono persone e storie di abbandono
«Eppure, dietro quegli occhi, dietro quei corpi stanchi, dietro comportamenti che facciamo fatica a comprendere, ho incontrato sempre una persona».
È questa la prospettiva con cui Feder racconta Rogoredo. Non quella di chi osserva il fenomeno della droga soltanto attraverso i numeri, le operazioni di polizia o le cronache del degrado, ma di chi prova a conoscere le persone che abitano quel luogo.
Nel libro emergono storie di ragazzi giovanissimi, di famiglie che cercano figli scomparsi, di persone che hanno perso la casa, il lavoro, gli affetti. C’è chi è arrivato nel bosco dopo anni di sofferenza e chi si è ritrovato intrappolato nella dipendenza quasi senza rendersene conto.
Feder parla di «anime ferite in profondità», persone che hanno conosciuto troppo presto l’abbandono, la solitudine, il dolore e la paura. Persone che, a un certo punto, hanno smesso di credere che qualcuno potesse ancora fermarsi accanto a loro.
Il suo racconto invita a guardare oltre i comportamenti e le apparenze.
«Non basta guardare ciò che una persona fa. Bisogna provare a vedere ciò che porta dentro».
La solidarietà come scelta di non abbandonare nessuno
Nel bosco di Rogoredo la solidarietà assume spesso la forma di gesti semplici: una ferita medicata, un indumento asciutto, qualcosa da mangiare, una conversazione, una persona chiamata per nome.
Gesti che non risolvono da soli il problema della dipendenza, ma possono rappresentare l’inizio di una relazione. E talvolta proprio quella relazione diventa il primo passo per chiedere aiuto, accettare un percorso di cura, immaginare una vita diversa.
Feder non nasconde la durezza di ciò che incontra. Le ricadute, le persone che scompaiono, quelle che non riescono ad accettare un aiuto. Ma nel suo racconto c’è anche la convinzione che nessuno debba essere considerato definitivamente perduto.
«Questa sera penso a tutti quelli che abbiamo incontrato e a quelli che ancora non siamo riusciti a raggiungere», scrive nel suo post.
E conclude con parole che racchiudono il senso di tanti anni trascorsi nel bosco: «E mentre la pioggia continua a cadere, penso che forse il nostro compito sia proprio questo: continuare a cercarli. Perché finché qualcuno cerca una persona, quella persona non è ancora stata dimenticata».
Un incontro per guardare oltre il confine
La serata a Materia sarà l’occasione per conoscere da vicino l’esperienza di Simone Feder e riflettere su una realtà che riguarda Milano, ma pone interrogativi a tutte le comunità.
Che cosa porta un ragazzo a cercare rifugio nella droga? Quanto pesano la solitudine, la mancanza di relazioni, le fragilità familiari? E soprattutto, che cosa può fare una comunità per non lasciare sole le persone più vulnerabili?
Il bosco di Rogoredo diventa così il simbolo di un confine che non è soltanto fisico. È quello che separa chi viene visto da chi diventa invisibile, chi trova ascolto da chi non sa più a chi chiedere aiuto.
Nove fermate di metropolitana possono bastare per attraversarlo. Ma per comprendere ciò che accade dall’altra parte occorre qualcosa di più: la disponibilità a fermarsi, ascoltare e riconoscere l’umanità di chi si incontra.
L’appuntamento a Materia
Giovedì 22 ottobre 2026, alle ore 21, Simone Feder presenterà il libro Nel bosco di Rogoredo. L’altra faccia di Milano. Storie di giovani e droga, di resistenza e umanità, pubblicato da Zolfo Editore.
L’incontro si terrà a Materia Spazio Libero, in via Confalonieri 5 a Castronno, dalle 21 alle 22.30.
Per informazioni e iscrizioni.
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