Data center in Lombardia, “Salviamo il Suolo” lancia una petizione: “Programmare prima, autorizzare dopo”
Petizione al Consiglio regionale: più programmazione e priorità alle aree dismesse. Il coordinamento chiede criteri vincolanti su energia, acqua, rete e consumo di suolo.
Il tema della crescita dei data center entra nel dibattito regionale lombardo con una petizione popolare promossa dal Coordinamento “Salviamo il Suolo”. L’obiettivo è chiedere alla Regione una programmazione preventiva dello sviluppo dei grandi centri di elaborazione dati, con criteri chiari di sostenibilità e ammissibilità dei progetti.
I numeri riportati nel comunicato diffuso oggi dal Comitato danno la misura della crescita del settore: in Lombardia sono stati censiti dal Politecnico di Milano 49 data center già attivi, mentre al 31 luglio 2026 le richieste di connessione ammontavano complessivamente a circa 45 GW. Sono grandezze che, sottolinea il coordinamento, non possono essere considerate equivalenti agli impianti che saranno effettivamente realizzati. Tra le pratiche, 14 risultano in uno stadio realizzativo avanzato, per una potenza complessiva di 1,68 GW, superiore allo scenario regionale al 2030 che considera un incremento di 1 GW.
In Lombardia 49 strutture attive
La Lombardia è già oggi il principale territorio italiano per insediamento di data center. Secondo la mappatura ProdAction del Politecnico di Milano, a febbraio 2026 erano 49 le strutture attive nella regione, di cui 33 nella Città metropolitana di Milano.
Nell’area milanese risultavano inoltre 10 strutture in costruzione e 23 in fase di valutazione. Per “Salviamo il Suolo”, numeri e dimensioni dei nuovi progetti rendono necessario ragionare sullo sviluppo complessivo del settore prima di procedere con una successione di singoli insediamenti.
A preoccupare il coordinamento sono soprattutto il consumo di risorse e gli effetti cumulativi dei nuovi insediamenti. Sul fronte energetico, il comunicato evidenzia che 100 MW continuativi corrispondono a circa 876 GWh all’anno, un quantitativo paragonato ai consumi di circa 320mila famiglie tipo secondo i parametri ARERA.
Anche l’acqua rappresenta un tema rilevante, in particolare per i grandi impianti dotati di sistemi di raffreddamento evaporativo, per i quali il comunicato indica possibili consumi nell’ordine di milioni di metri cubi all’anno. Sul fronte del suolo viene citato il caso di Travagliato, con circa 13-14 ettari interessati dal progetto prospettato.
“La legge regionale non basta”
Il coordinamento riconosce che la Lombardia ha già introdotto una disciplina specifica con la legge regionale 11/2026 e i relativi atti attuativi, ma ritiene che questo intervento sia ancora insufficiente a governare il fenomeno nel suo complesso. In particolare, viene contestata l’assenza di una programmazione regionale aggiornata che tenga insieme energia, rete elettrica, acqua e consumo di suolo.
Tra le criticità indicate ci sono anche gli effetti cumulativi di più data center sul territorio e l’assenza, secondo il coordinamento, di un obbligo sufficientemente vincolante a localizzare i nuovi impianti nelle aree dismesse, evitando così nuovo consumo di suolo agricolo o di superfici libere non urbanizzate. Vengono inoltre richieste verifiche preventive sulla disponibilità idrica, sul calore disperso, sulle isole di calore, sul rumore e sulle emissioni degli impianti ausiliari, oltre a garanzie per la dismissione e il ripristino dei siti.
Escludiamo i suoli liberi
La petizione propone quindi di aggiornare il Programma regionale energia ambiente e clima e il bilancio energetico lombardo, introducendo una programmazione regionale integrata e una Carta della sostenibilità e dell’idoneità. Il coordinamento chiede inoltre di escludere i suoli liberi dall’idoneità per i nuovi data center e di rendere obbligatorio l’insediamento nelle aree dismesse, accompagnando questa scelta con soglie, indicatori cumulativi e requisiti di ammissibilità.
Un altro punto riguarda la capacità della rete elettrica: secondo “Salviamo il Suolo”, la potenza richiesta dovrebbe essere collegata alla reale maturità dei progetti, evitando che capacità destinata a iniziative che non procedono rimanga impegnata e possa invece essere utilizzata per altri fabbisogni strategici. La petizione chiede inoltre tutele per i Comuni interessati dagli impatti degli insediamenti, prevedendo mitigazioni e compensazioni anche nei casi in cui l’amministrazione locale non abbia sottoscritto un accordo con il proponente.
Infine, il coordinamento chiede che cittadini e associazioni possano partecipare alle scelte quando localizzazione e dimensioni dei progetti sono ancora modificabili e che lo sviluppo dei data center produca ricadute verificabili per imprese, ricerca, formazione, pubbliche amministrazioni e servizi pubblici. La petizione dedica infine un capitolo distinto ai sistemi di accumulo BESS, riconoscendone l’utilità per la transizione energetica ma chiedendo che il loro sviluppo sia coordinato con rete, fonti rinnovabili, consumo di suolo, sicurezza e gestione del fine vita.










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