Regione Lombardia, consigli ai bagnanti per ridurre i rischi in acqua
In un'estate funestata da diversi annegamenti, la Regione dà la parola a Carlo Gionne, esperto nel nuoto di salvamento. "Lanciate sempre qualcosa a chi è in difficoltà, mai pedere di vista i bambini"
In questa estate 2026 sono purtroppo stati numerosi i casi di persone annegate nei fiumi e nei laghi in Lombardia e nei territori circostanti. Per questo la Regione si è affidata a Carlo Gionne, allenatore capo Nuoto per Salvamento della Federazione, per divulgare una serie di consigli utili a chi cerca refrigerio tra le spiagge e le acque dolci.
Gionne, protagonista dell’approfondimento “Pillole di salute” curato da Lombardia Notizie, ha spiegato anzitutto la necessità di valutare le proprie condizioni psicofisiche prima di intervenire a soccorso di richiede aiuto. Se non si è in grado di agire in prima persona, bisogna anzitutto chiedere aiuto ad altre persone in grado di intervenire in tempi rapidi.
E poi è utile lanciare a chi è in difficoltà un oggetto cui aggrapparsi: un materassino, un salvagente, una boa non solo aiutano a galleggiare ma consentono di diminuire la sensazione di paura. Inoltre il bagnante in difficoltà che si aggrappa a un oggetto eviterà di avvinghiarsi al soccorritore, rendendo più complicato e pesante l’intervento di quest’ultimo.
Ovviamente, il primo consiglio per chi non sa nuotare o comunque ha difficoltà in questo senso, è quello di rimanere in acque basse; Gionne invece sfata l’antico tabù del far trascorrere tre ore dopo il pasto prima di fare il bagno, considerando però un pranzo leggero.
Una delle preoccupazioni principali riguarda inoltre i bambini: «Per loro serve il massimo controllo da parte dei genitori. Non vanno mai persi di vista perché spesso i bimbi non riescono a gridare o a chiedere aiuto perché molto spaventati».
Attenzione anche alle indicazioni: «Quando vediamo una bandiera rossa – prosegue Gionne – significa che ci sono condizioni di criticità, anche se non è un segnale di divieto ma di pericolo. In quei casi non bisogna però sfidare circostanze che magari non siamo capaci di affrontare. In questo contesto il punto di riferimento primario è sempre l’addetto al salvataggio che noi chiamiamo impropriamente il bagnino».










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