La Lombardia in diagonale: dal Lago Maggiore al Po in bici su percorso protetto
Un viaggio di più giorni lungo canali, da Sesto Calende a Cremona, immersi nel paesaggio della grande pianura. Pedalando per quasi il 90% del tempo su ciclabili fuori dagli abitati
Attraversare la Lombardia da nord-ovest a sud-est, lontani dal traffico, è possibile, dal Lago Maggiore al grande fiume Po. Un itinerario “anfibio” che segue il filo conduttore dell’acqua, muovendosi lungo le vie azzurre create nei secoli per irrigare, trasportare e dare energia.
Un viaggio di quasi 200 chilometri, quasi interamente su strade protette, ideale per chi ama il cicloturismo lento e consapevole, anche per più giorni (nella foto di apertura: lungo il Canale Vacchelli).
Il viaggio inizia a Sesto Calende, nel punto esatto in cui il Lago Maggiore si restringe per tornare a essere fiume Ticino. I primi chilometri corrono lungo l’alzaia del fiume, dove la vegetazione fluviale offre un riparo fresco e rigoglioso (il tratto è aperto alle auto, ma a scarso traffico). Dalla diga di Porto Della Torre, che è insieme ponte e centrale elettrica, si deve affrontare un breve tratto trafficato sulla Statale 336: è un passaggio breve, dopo poco più di un chilometro alla spiaggia Canottieri di Somma Lombardo si ritrova il percorso chiuso al traffico.

Fiancheggiando il bacino di presa dal Ticino si arriva allo spettacolare nodo idraulico di Panperduto: qui la diga monumentale governa le acque del Ticino indirizzandole verso i canali Villoresi e Industriale.
Seguendo il secondo (la ciclabile è più in ombra ed è asfaltata; se si preferisce o sterrato si prende subito il Villoresi) si arriva a Tornavento, dove può valer la pena risalire fino alla piazzetta: la vista spazia sulla valle del Ticino e, nelle giornate limpide, l’intero arco alpino dominato dal Monte Rosa si riflette nelle acque sottostanti.

La ciclabile del Villoresi si può prendere sotto Tornavento oppure più avanti all’altezza delle dighe della centrale di Vizzola. L’itinerario protetto lsegue le acque del Canale Villoresi, un capolavoro ingegneristico di fine Ottocento nato dall’estro di Eugenio Villoresi, per irrigare l’alta pianura lombardia.
Seguendo le acque trasparenti si lascia il ciglio della valle del Ticino e ci si addentra nel lembo di alta pianura che porta a Castano Primo, poi Buscate e Arconate, alternando campi e abitati.

Il percorso verde del Villoresi attraverso Alto Milanese e Brianza
Il passaggio al santuario della Madonna della Colorina a Nerviano, luogo di antica devozione lungo il Sempione, annuncia il passaggio alla densa area del Nord Milano.
Pur inserita in un territorio molto abitato, la ciclabile si mantiene nel verde e diventa poi una passerella privilegiata sulla storia nobiliare lombarda: a Lainate si sfiora la magnificenza di Villa Visconti Borromeo Litta, celebre per il suo Ninfeo e i giochi d’acqua che ancora oggi incantano i visitatori. Proseguendo verso Monza, a Varedo, lo sguardo viene catturato dalle linee eleganti di Villa Bagatti Valsecchi, testimonianza eccelsa dell’eclettismo ottocentesco.

In località stazione di Garbagnate Parco delle Groane si usa il sottopasso – attrezzato con rampe per le bici – mentre a Palazzolo Milanese un curioso ponte elicoidale consente di scavalcare il fiume Seveso: i fiume che scendono dal Saronnese e dalla Brianza sono segnati dall’inquinamento, ma non mischiano mai le acque con quelle del Villoresi, che si mantengono trasparenti come alla presa di Panperduto sul Ticino.
Il passaggio dal Villoresi alla Martesana
Alla periferia meridionale di Monza si lascia il Villoresi e si attraversa poi il nodo urbano di Sant’Albino e Brugherio, per raccordarsi alla successiva ciclabile del canale Martesana. Qui si deve seguire il percorso che sfrutta ciclabili “urbane”: anche se serve un po’ di attenzione per non sbagliare, il grosso del percorso è protetto.

Passata la periferia di Brugherio, si attraversa un’area di residua campagna – sopravvissuta tra fabbriche e paesoni – sfruttando il “parco Increa” (un ex cava divenuta laghetto, che regala anche frescura) e poi il Parco Fontanile di Cernusco sul Naviglio.
Lungo il “Naviglio Piccolo”
Seguendo la ciclabile lungo via Fontanile di Cernusco si arriva fino alla sponda della Martesana, il “Naviglio Piccolo” progettato ai tempi di Francesco Sforza.
Qui il percorso si trasforma in un viaggio tra i borghi storici che costeggiano il canale: si fronteggia il centro di Cernusco sul Naviglio, con le sue corti curate e la grandiosa Villa Alari Visconti Di Saliceto, per poi giungere a Gorgonzola, famosa non solo per come luogo di origine del celebre formaggio ma anche per il pittoresco ponte coperto in legno e la grandiosa parrocchiale neoclassica con piazza affacciata sul canale.

Poco più avanti si incontra Inzago, dove le maestose ville di delizia si affacciano direttamente sull’acqua, raccontando di un’epoca in cui i nobili milanesi raggiungevano le proprie residenze estive proprio via barca.
Il breve tratto di ciclabile della Muzza
Alla curva del canale di fronte allo stadio di Cassano d’Adda si lascia la ciclabile Martesana e si scende verso il centro abitato di Cassano, puntando poi verso Albignano, imboccando per un breve tratto la ciclabile della Muzza, uno dei canali più antichi d’Europa, le cui origini si perdono tra l’epoca romana e quella comunale: lo si segue nel primo tratto, incontrando alcune curiosità come la microscopica chiesetta in legno della Cascina Maglio.

All’altezza del paese di Truccazzano si lascia la ciclabile e s’imbocca la provinciale che scavalca l’Adda verso Rivolta: questo tratto di due chilometri è su strada principale e va affrontato con attenzione e senza indugiare, specie sul ponte.
Il sentiero ciclabile nel verde lungo l’Adda
Dopo aver passato l’Adda si svolta subito a destra seguendo le indicazioni per il Parco Preistorico: dal parcheggio del ristorante Ponte Vecchio, segnalato come strada senza uscita, ci si immette sul sentiero ciclabile, molto vario, che segue il fiume fino a Spino, tra boschi e campi aperti (seguire le indicazioni Lodi).

La ciclabile ha la larghezza di un sentiero ma ha un buon fondo come le altre, pedalabile anche con una bici da città o da escursionismo, oltre che con Mtb o gravel.
Lungo la ciclabile del Canale Vacchelli
La ciclabile su sentiero conduce fino ad una nuova diga monumentale: è quella che dà vita al Canale Vacchelli, voluto dall’omonimo imprenditore agricolo e senatore cremonese. Questo tratto è forse il più suggestivo per chi cerca il contatto con la natura: una linea quasi retta, in parte alberata, che taglia per chilometri la fertile campagna cremonese.

A Crema conviene entrare in città e riprendere poco oltre il canale. In altri punti i campanili vi segnaleranno uno dei tanti placidi paesi di pianura, dove trovare un pranzo volante, un caffè, una bibita fresca.

Alle “tombe morte” di Genivolta s’imbocca il Naviglio civico di Cremona
Il culmine della curiosità idraulica si raggiunge alle Tombe Morte di Genivolta, un nome quasi esoterico per indicare un incredibile nodo dove numerosi canali si incrociano, si sovrappongono e si scambiano portata attraverso un complesso sistema di chiuse e manufatti. Le Tombe Morte è anche un punto di incrocio tra ciclabili che seguono i e corsi d’acqua.

L’ultimo atto del viaggio segue il Naviglio Civico di Cremona, scavato dal Trecento, che accompagna i ciclisti verso le porte della città dei liutai: il primo tratto dalle Tombe Morte è molto piacevole, con la ciclabile che per un tratto corre nel mezzo di due canali.

Dopo tanti tratti sterrati, gli ultimi quattro chilometri lungo il Naviglio, asfaltati, conducono fino a Migliaro: da qui si segue la ciclabile “urbana” che porta fino alla città medievale di Cremona, con il suo Torrazzo che svetta maestoso sopra la piazza del Duomo.

Da Cremona si trova il Po
Dal cuore della città un breve tratto urbano conduce fino al Parco Lungo Po Europa, affacciato sul grande fiume. Il viaggio si conclude qui, chiudendo idealmente un cerchio iniziato tra le montagne e i laghi, testimoniando come il lavoro paziente dell’uomo e la forza della natura abbiano saputo creare in Lombardia un paesaggio unico al mondo.
Guide consigliate:
Albano Marcarini “La ciclabile della Martesana”
Albano Marcarini “L’itinerario dell’Adda”
Albano Marcarini “La ciclovia della Muzza”
La bici vale miliardi: sei percorsi ciclabili attraversano la provincia di Varese










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