Legnano saluta Paolo Heiniger, contribuì a salvare la Torre di Pisa: “Non si fermava mai alla superficie delle cose”
I funerali si sono svolti oggi, martedì 18 agosto, nella chiesa del Redentore, alla presenza di familiari, amici ed ex colleghi. Un professionista capace di lasciare un segno ben oltre i confini della città
Legnano ha dato il suo ultimo saluto a Paolo Heiniger, presidente onorario dell’Associazione Periti Industriali e Laureati e conosciuto a livello internazionale per aver lavorato alla stabilizzazione della Torre di Pisa. I funerali si sono svolti oggi, martedì 18 agosto, nella chiesa del Redentore, alla presenza di familiari, amici ed ex colleghi.
Cittadino benemerito dal 2001 e insignito nello stesso anno della tessera d’argento della Famiglia Legnanese, Heiniger è stato ricordato dal presidente di APIL Aurelio Caironi come un grande amico e come un professionista capace di lasciare un segno ben oltre i confini della città.
«Paolo era una persona riflessiva, misurata – ha ricordato Caironi -. Le discussioni con lui diventavano quasi sempre sane occasioni di confronto, che aiutavano a ragionare e spesso anche a trovare un punto d’incontro». Un atteggiamento che aveva portato anche nella vita associativa: discreto, lontano dalla ricerca di visibilità, ma sempre presente e attento.
A distinguerlo soprattutto era la volontà di capire ogni cosa fino in fondo. «Durante le nostre visite tecniche era quello delle cento domande: perché è stato fatto così? Come funziona? Paolo non si accontentava di vedere, voleva capire». Una curiosità che, insieme alla competenza, ha accompagnato tutta la sua carriera.

Già nel 1972 Heiniger era a Oslo, impegnato nei lavori della prima linea metropolitana. Poi arrivarono le esperienze in Hong Kong, Singapore, Thailandia, Filippine e Malesia, fino al lavoro che più di tutti avrebbe legato il suo nome a un’opera conosciuta in tutto il mondo: la salvaguardia della Torre di Pisa, alla quale lavorò dal 1993 al 2002. Proprio alla Torre è legato uno dei ricordi più cari di Caironi, che ebbe modo di visitare con lui il cantiere quando il monumento era ancora chiuso al pubblico. «Parlava della tecnica, ma anche della storia, dell’arte e della bellezza di quel luogo. Questo era Paolo: uno che non si fermava alla superficie delle cose».
I tanti riconoscimenti ricevuti, però, secondo Caironi raccontavano solo una parte di lui. «Credo che più dei premi gli interessassero il lavoro fatto bene, il problema da comprendere e la soluzione da trovare».

Accanto alla professione e all’impegno in APIL c’era poi la passione per la vela, ma soprattutto il legame con la famiglia e con gli amici. «In tanti anni insieme una cosa mi è sempre stata chiarissima: quanto grande fosse il bene che voleva a Grazia e alla sua famiglia». «Oggi salutare Paolo significa salutare un amico che ha attraversato quasi tutta la mia vita – ha concluso Caironi -. Rimangono le opere alle quali ha contribuito, rimangono i riconoscimenti, ma soprattutto rimane quello che ha lasciato nelle persone che gli hanno voluto bene. Io sono uno di loro. Grazie Paolo. Ciao Paolo».
Durante le esequie anche don Stefano Valsecchi ha tratteggiato il lato più umano di Heiniger: un uomo fedele alle proprie idee, capace di essere un punto d’appoggio per la famiglia anche quando la distanza lo portava lontano, e sempre disponibile verso gli altri. Ha ricordato la sua attenzione per i giovani a cui insegnava e il piacere di trasmettere loro ciò che sapeva, ma anche una dimensione più intima fatta di cura, ascolto e meditazione nella preghiera. Un uomo per il quale nessuno poteva essere considerato estraneo e per il quale occuparsi degli altri rappresentava una delle forme più alte della fede.
Lutto a Legnano per la scomparsa del presidente onorario dell’APIL Paolo Heiniger








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