A Legnano va in scena l’8 marzo italiano: “Quella strage dimenticata a pochi km da noi”
Abbiamo intervistato l'attore Patrizio Vigna che il 6 marzo porterà in scena all'auditorium delle Rodari la storia delle 59 operaie morte della fabbrica di bombe a Castellazzo di Bollate
Erano le 13.50 del 7 marzo 1918 quando a Castellazzo di Bollate si sentì una fortissima esplosione. Proveniva dalla fabbrica di armi Sutter & Thévenot. Quel giorno morirono 59 operaie e altre 300 rimasero gravemente ferite in quella che può essere considerata a tutti gli effetti la più grave strage di lavoratori avvenuta in Italia. Una tragedia rimasta dimenticata per moltissimi anni e che oggi sta riemergendo, tanto da essere definita “l’8 marzo italiano”, in riferimento all’incendio di New York a cui è dedicata la Giornata mondiale della donna.
A riportare in scena – e in qualche modo anche in vita – la storia di questa incredibile tragedia sul lavoro, avvenuta a pochi chilometri da noi in una piccola frazione di Bollate, è Patrizio Vigna. L’attore legnanese ha ricostruito i fatti cercando documenti e verbali e intervistando gli anziani del posto, dando vita a una narrazione che porterà in scena venerdì 6 marzo all’auditorium delle scuole Rodari, nell’ambito del programma della Giornata della donna a Legnano. Con lui sul palco ci sarà Luca Macciacchini.
Abbiamo incontrato Patrizio Vigna in redazione: ci ha parlato dello spettacolo e del lavoro di ricerca che ha permesso di riportare alla luce questa pagina di storia.
Patrizio, venerdì 6 marzo sarai in scena all’Auditorium delle scuole Rodari a Legnano con lo spettacolo “La strage dimenticata”. Cosa accadde esattamente il 7 giugno del 1918 a Castellazzo di Bollate?
Quel giorno si verificò una delle più gravi stragi di lavoratori e, soprattutto, lavoratrici della nostra storia. L’evento ebbe luogo allo Sutter & Thévenot, uno stabilimento di Castellazzo di Bollate, una fabbrica dedicata alla produzione di armi e bombe da trincea di ogni tipo. Un’improvvisa esplosione causò 59 vittime e oltre 300 feriti. È una tragedia che la storia ha purtroppo dimenticato, e le donne che riuscirono a fuggire dalla fabbrica in fiamme, oltre al trauma della morte schivata, dovettero subire persino gli insulti della popolazione accorsa ai cancelli. Erano considerate delle poco di buono.
Nonostante la gravità del fatto, ci sono ancora molti punti oscuri. Cosa emerge dalle indagini dell’epoca?
Rimangono diversi dubbi se si sia trattato davvero di un incidente o di altro. Oggi non ci sono più testimoni in vita, quindi dobbiamo basarci sui verbali degli interrogatori condotti dai carabinieri e sulle deduzioni della Procura di Milano di allora. Un dettaglio interessante è che circa cinquanta testimoni, tra dirigenti, militari e operai, dichiararono di aver udito un unico, singolo scoppio. Quasi tutti testimoni accusavano la dirigenza di essere responsabile della strage.
Come sei venuto a conoscenza di questa storia così vicina geograficamente, ma così lontana dalla memoria collettiva?
L’ho scoperta quasi per caso durante il mio lavoro di formatore sulla sicurezza nelle aziende. Cerco sempre storie reali da raccontare per sensibilizzare sui temi della sicurezza e mi sono imbattuto in questo fatto avvenuto a soli 16-17 chilometri da casa mia, di cui io stesso ignoravo l’esistenza. Mi sono accorto di quanto poco materiale ci fosse a riguardo. La mia curiosità mi ha spinto a recarmi sul posto e ho constatato che, persino nei paesi limitrofi, la strage era stata di fatto declassata a una semplice “faccenda di guerra”. Questo mi ha spinto a indagare e a creare una narrazione che ne esplori tutti gli aspetti.
Lo spettacolo andrà in scena il 6 marzo alle 20.45 all’auditorium delle scuole Rodari di via dei Salici. L’ingresso è gratuito
(Nel video l’intervista con alcuni spezzoni tratti dalle prove dello spettacolo)












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