Strage di Piazza Fontana, i ricordi di due legnanesi: “La paura delle bombe a Milano una cosa impensabile prima”
Milano, 1969: la bomba alla Banca dell’Agricoltura. Tra i ricordi proponiamo quelli di due legnanesi: una liceale che quel giorno era in centro città e un lavoratore all'estero che lesse la notizia del “mostro Valpreda” sul Corriere Della Sera inviato su carta velina
«La paura delle bombe… una cosa che prima della strage di piazza Fontana nessuno si sognava». Sono parole che ancora oggi portano con sé un ricordo forte di quel 12 dicembre 1969. Un ricordo tutt’oggi impresso nella mente di una legnanese che quel giorno era a Milano: «Come tanti fui una inconsapevole testimone di uno degli eventi più drammatici della storia di Milano». Lei in quegli anni era una liceale in un collegio milanese. Quel pomeriggio stava semplicemente passeggiando in centro con alcune amiche, intenta a fare acquisti natalizi. Nulla lasciava presagire che, di lì a poco, una bomba avrebbe squarciato la Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, cambiando per sempre il volto della città e la cultura del Paese. «Era una giornata spensierata dedicata agli acquisti di Natale – racconta Mary –, stavo passeggiando con alcune amiche. Eravamo andate alla Rinascente, una volta uscite trovammo il caos. Era tutto sbarrato. Un disastro. Li per lì non capimmo che cosa fosse successo, tant’è che nella nostra incoscenza andammo inun bar a bere una cioccolata calda con la panna. Poco dopo scoprimmo l’accaduto… era quasi assurdo e incomprensibile, ma no solo per noi, che eravamo giovanissime, la città intera era sotto shock. Qualcosa in quel momento si spezzò all’improvviso. Il centro città era bloccato e l’aria era carica di tensione».
La piena consapevolezza di quanto era accaduto arrivò solo più tardi. «A dominare era la confusione, insieme a una paura nuova, mai provata prima – afferma Mary -. Ricordo che una delle mie amiche all’improviso si ricordò che i suoi fratelli erano andati proprio lì, alla Banca Nazionale dell’Agricoltura e si spaventò moltissimo. Teniamo conto che all’epoca non c’erano i cellulari. Poi riuscimmo a metterci in contatto con la sua famiglia e per fortuna erano già rientrati». Con il passare delle ore, però, la realtà si impose con tutta la sua durezza. «Milano apparve sottosopra – racconta la legnanese – e rimase così anche il giorno dopo e quelli a seguire. Arrivò la paura, una sensazione che accompagnò la città per tanti anni. Da lì iniziarono gli allarmi bomba».
Una strage, quella che accadde 56 anni fa, che segnò non solo la città, ma un’intera generazione, aprendo una stagione di violenza e di paura che avrebbe inciso profondamente nella memoria collettiva del Paese. Nel contempo si aprì una caccia al colpevole che puntò immediatamente sugli anarchici, da sempre un facile bersaglio. Una vicenda che superò i confini come ci racconta Franco un altro legnanese che in quel periodo era all’estero: «All’epoca lavoravo per una multinazionale e viaggiavo molto per lavoro. Ricordo benissimo il caso Valpreda. Mi parve subito assurdo. In quei giorni mi trovavo in Sud America, i giornali arrivavano con due giorni di ritardo, portati dagli aerei. Il Corriere della Sera per l’estero era stampato su carta velina, così come Time, per poterlo trasportare più facilmente. Appresi così la notizia della bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura. Immediatamente venne data la colpa agli anarchici. Ricordo ancora il titolo: “Il mostro Valpreda”. Quando rientrai a Milano, la prima cosa che vidi in aereoporto fu proprio quella notizia che continuava rimbalzare dopo giorni. Fu una campagna di criminalizzazione mediatica di questo poeta ballerino. Non poteva essere lui, era evidente. Infatti, in seguito emerse che il fatto era di matrice neofascista». Il legnanese si ferma un attimo a pensare e poi prosegue il suo racconto: «Da quel momento iniziarono le battaglie e le manifestazioni. Durante le proteste c’erano in giro i picchiatori, alcuni partivano anche da Varese. Camminare per il centro con l’Unità o il Manifesto sotto braccio era pericoloso soprattuto in piazza San Babila. Sono stati anni durissimi a Milano e non solo».
La strage di piazza Fontana
Il 12 dicembre 1969 una bomba esplose nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, nel cuore di Milano. L’attentato provocò 17 morti e 88 feriti, segnando uno spartiacque nella storia dell’Italia repubblicana. Nello stesso pomeriggio altri ordigni esplosero o furono rinvenuti a Roma e a Milano, confermando la natura coordinata dell’azione terroristica. La strage aprì la stagione della cosiddetta “strategia della tensione”, caratterizzata da attentati, depistaggi e lunghissimi iter giudiziari. Dopo decenni di processi, nessun esecutore materiale è stato condannato in via definitiva, ma le sentenze hanno accertato la matrice neofascista dell’attentato. Piazza Fontana resta uno dei simboli più tragici della violenza politica che ha segnato gli anni di piombo.







Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.