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Da Legnano al presidio vaccinale di Cosenza, il capitano Andrea Benicchi in prima linea contro il virus

Il capitano Andrea Benicchi, ufficiale medico degli Alpini nato e cresciuto a Legnano, da maggio è il direttore sanitario del presidio vaccinale della Difesa di Cosenza a Vaglio Lise

andrea benicchi

Da Legnano al presidio vaccinale della Difesa di Cosenza a Vaglio Lise per combattere la pandemia. Il capitano Andrea Benicchi, 33 anni appena compiuti, ufficiale medico degli Alpini nato e cresciuto nella Città del Carroccio, da maggio è il direttore sanitario del presidio vaccinale cosentino, nato come ospedale da campo e poi convertito, ed è a tutti gli effetti in prima linea contro il virus. Giornate lunghe, si parla di 10 o 12 ore al giorno per almeno sei giorni la settimana e di una media tra le 600 e le 700 dosi somministrate quotidianamente, ma il capitano non è nuovo agli impegni in teatro operativo. E LegnanoNews si è fatto raccontare la sua esperienza.

Capitano Benicchi, ci racconta il suo percorso?
Mi sono arruolato a settembre 2008 tramite il concorso per l’accesso all’Accademia Militare di Modena e ho intrapreso la strada per diventare ufficiale medico, portando quindi avanti contemporaneamente la laurea e la preparazione militare. Dopo la laurea sono stato inviato a reparto: sono un ufficiale medico degli Alpini e sono stato dirigente del servizio sanitario del 6° Reggimento Alpini di Brunico e San Candido per 4 anni, durante i quali sono stato anche in missione all’estero per quasi un anno non continuativo tra Kosovo, Lettonia e Afghanistan. Dopodiché ho avuto la possibilità di iniziare la specializzazione in medicina di urgenza al Policlinico militare Celio di Roma.

Com’è nata l’idea di fare il medico di urgenza nelle forze armate?
La mia priorità, già dall’inizio delle scuole superiori se non addirittura da prima, era quella di fare il medico: una scelta che ho vissuto fin da subito in modo molto intenso, talmente forte da non essere in grado di darmi delle alternative. Le forze armate sono arrivate successivamente: sapevo di voler fare il medico ed ero aperto all’idea di operare all’estero, anche in zone disagiate, con problematiche sociali o con conflitti in atto. Quando ho scoperto che con le forze armate era impossibile intraprendere questo tipo di carriera, ho fatto il concorso e paradossalmente è andato bene: dico paradossalmente perché i numeri erano molto più limitati rispetto ai posti di un “normale” concorso per l’accesso alla facoltà di medicina. Il destino ha voluto che fosse questa la mia strada, grazie agli anni di formazione sono cresciuto e ho fatto sempre più mio questo percorso.

Non deve essere stato facile lasciare famiglia e amici così giovane…
Sicuramente la mancanza di casa a volte si è fatta e si fa sentire, soprattutto nei primi anni quando ero a Modena anche perché all’inizio è più difficile allontanarsi dalla famiglia, dagli amici e dai luoghi dove hai sempre vissuto. Cerco di tornare quando posso, purtroppo in questo lavoro i ritmi sono molto intensi e non ho la possibilità di farlo così frequentemente. Con la pandemia, poi, sono riuscito a tornare per la prima volta a maggio dopo dieci mesi. Ma so che voglio fare medico di urgenza nelle forze armate e il posto migliore per farlo è Roma.

Che bilancio traccia di questi anni?
Quello che amo del mio lavoro è la variabilità. Il nostro è un mestiere che ci mette a confronto con situazioni sempre diverse: oggi faccio il direttore sanitario di un presidio vaccinale in Calabria, e fino a qualche mese fa nemmeno ci pensavo. Le forze armate devono gestire tanti tipi di attività in Italia e all’estero, a supporto della popolazione e delle problematiche che può avere il Paese: ogni volta è una sfida con sé stessi cercare di fare bene e di fare sempre meglio rispetto alla volta precedente per un buon risultato. La vita militare ha le sue regole, ma è il bello del nostro ambiente: all’inizio bisogna imparare come funziona, ma dall’esterno spesso viene vista in maniera più rigida di quanto non sia.

La pandemia è un inedito anche per le forze armate…Come sono andati questi mesi?
In questi due anni sono stato richiamato due volte dalla specializzazione. Prima per prestare servizio al Celio per i malati Covid che le forze armate stavano prendendo in carico a supporto della sanità laziale, e ora al presidio vaccinale della Difesa di Cosenza. Li ho vissuti come una sfida a cercare di fare bene, una sfida molto sentita anche perché non si tratta solamente di un’attività sanitaria ma di un’attività per la popolazione italiana: la percezione mia e dei colleghi con cui ho lavorato è che se già normalmente ci si mette tanto impegno, in questo caso ne abbiamo messo ancora di più. Il risultato è stato estremamente soddisfacente, e lo vediamo ogni giorno nei cittadini di questo territorio molto vasto dove era necessario incrementare i numeri della campagna vaccinale: arrivare ai risultati di oggi è un orgoglio per noi e la popolazione stessa dimostra di comprendere lo sforzo e l’importanza di quello che stiamo facendo, dandoci l’energia che ci fa andare avanti nonostante i ritmi di lavoro intensi. È una gran bella esperienza, la porterò nel bagaglio dei ricordi e me la terrò ben stretta.

di leda.mocchetti@legnanonews.com
Pubblicato il 29 Luglio 2021
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