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Elezioni a Legnano, Brumana e la Fondazione Palio: “Non esiste un’urgenza assoluta”

Secondo il leader del Movimento dei cittadini, si dovranno evitare soluzioni inutili o controproducenti, anche se possono affascinare per la loro novità

elezioni 2020 - Franco Brumana

Dopo Lorenzo Radice /PD) e Lucia Bertolini (La Sinistra – Legnano in Comune), anche Franco Brumana (Movimento dei cittadini) interviene nel dibattito sulla necessità di una Fondazione per il Palio di Legnano. Lo fa con la strategia dell’attacco prima all’avversario (coinvolgendoci quasi per un sottinteso accordo con Radice, che assolutamente neghiamo), quindi con una lunga e dotta sequenza di considerazioni giuridiche. Da parte nostra una sola considerazione. Quando scriviamo che il Palio di Legnano non esiste, lo facciamo con una convinzione che circola da sempre nell’ambiente contradaiolo: il Comitato Palio non è una figura giuridica, tant’è vero che, oggi,  le convenzioni necessarie per lo svolgimento della manifestazione vengono firmate dal presidente del Comitato Legnano 1176. L’unico che, in caso di controversie amministrative, potrebbe renderne conto a un giudice. 

Il Palio di Legnano non… esiste, il futuro si chiama Fondazione


La questione della Fondazione, quale organo di gestione del Palio  è stata ripresa più volte in questi giorni. Carolina Toia  ha  affermato che lo statuto già elaborato sarebbe perfetto e poi ha aggiunto che lo scopo della Fondazione sarà quello di ridurre il contributo comunale al Palio e rendere autonoma dal  punto di vista patrimoniale la Fondazione. In pratica vuole la Fondazione per dare meno soldi al Palio . Invece si dovrebbe considerare il contributo comunale come un investimento per la città e fare in modo che il Palio possa  garantire sempre maggiori benefici a Legnano. Carolina Toia ha aggiunto anche la  proposta alquanto fantasiosa di un riconoscimento del Palio da parte dell’ Unesco . Si  tratta di un obiettivo irrealistico paragonabile alla richiesta di un premio Nobel per il Palio..

Lucia Bertolini , candidata della sinistra legnanese, ha espresso l’esigenza che il Palio non abbia” carattere privatistico” . È un concetto incomprensibile ,che avrebbe dovuto essere integrato con l’indicazione  delle misure necessarie per conseguire il risultato di un Palio pubblico e non privatistico. Comunque in questo momento il Palio non può che essere ritenuto pubblico .

Marco Taje’, direttore di Legnanonews,In un suo editoriale ha affermato che “il Palio non esiste “ perché mancherebbe una figura giuridica ufficiale come la Fondazione. Ha poi aggiunto che  la proposta della  Fondazione sarebbe stata  criticata  solo perché era stata ideata da Centinaio ed  era  stata poi ripresa  da  Fratus . Con una tempestività incredibile Radice gli hai inviato una lunga lettera che subito Taje’ ha  pubblicato.

Lorenzo Radice , candidato del Pd ,ha dichiarato che deve essere completata la creazione di una “ Fondazione ad hoc’ con la finalità di assicurare “ autonomia organizzativa e sviluppo delle potenzialità  di crescita culturale e sociale”. Afferma poi che che vi dovrà essere una governance di professionisti di alto livello culturale in modo che il Palio venga riconosciuto come “ Bene culturale “ a livello regionale e nazionale . Radice assegna a questi professionisti anche il compito di rendere Legnano più attrattiva in virtù delle peculiarità storiche ed artigianali locali , che sarebbero espressione specifica delle contrade . Si propone  inoltre di costituire ben 9 musei, uno del Palio e gli altri delle Contrade. Sostiene infine che la Fondazione possa essere protagonista di una gestione innovativa del castello in grado “di coniugare cultura e intrattenimento “.

Taje’ ha commentato queste proposte di Radice affermando che  vanno”  proprio nella  direzione che più ci piace “.
Abbiamo un’opinione diversa . Radice si contraddice affermando che la Fondazione deve assicurare autonomia al Palio e nel contempo sostenendo che la governance deve competere a”professionisti della cultura”e lasciando così al mondo del Palio solo la possibilità di adeguarsi a questi professionisti . Non si comprende cosa intenda  Radice per il riconoscimento del Palio  come “Bene culturale “ . Non sembra che si riferisca all’ eredità culturale immateriale prevista dall’Unesco e consistente nelle tradizioni che sono espressione vivente dell’identità di una comunità . Per esempio: l’opera dei pupi siciliana e il canto a tenore sardo .

In Lombardia esiste comunque  un registro delle eredità immateriali regionali che ha finalità simili . Radice farebbe bene a documentarsi ed a chiarire cosa intenda per “bene culturale “. Ancora più misteriosa e’ la connessione, che Radice rileva tra le contrade e il settore produttivo dell artigianato.

Non può essere accolta  la proposta di affidare alla Fondazione la co-progettazione  di una innovativa gestione del castello , che coniughi cultura e intrattenimento. Questo  povero castello e’ stato già maltrattato e rovinato da uno  sciagurato restauro innovativo e ci mancherebbe altro che ora venga dedicato all’intrattenimento. Merita di essere tutelato e valorizzato in sé e per sé come un monumento di grande importanza storica, culturale ed identitaria  della  nostra comunità.

Corre l’obbligo di  rassicurare Taje’ e di informarlo che il Palio esiste e dispone di un Comitato che è munito di tutti i poteri necessari per la gestione della manifestazione e che è un soggetto giuridico a tutti gli effetti, con potenzialità sicuramente non inferiori a quelle di una Fondazione.

La Fondazione in quanto tale e’ un ente costituito da un patrimonio preordinato al conseguimento di un determinato scopo. La sua indicazione come  ente gestore del palio e’ quindi decisamente imprecisa. Si potrebbe pensare a una Fondazione di partecipazione , che è una forma atipica  non prevista dalla legge,  ma molto diffusa nella prassi degli ultimi anni. Unisce all’elemento patrimoniale, tipico della fondazione, l’elemento personale proprio di  una associazione.

Non vi sono ragioni per ritenere la Fondazione di partecipazione più ufficiale di un comitato, come  pensa Taje’.
La  Fondazione non  comporterebbe la possibilità di una gestione più semplice ed agile perche’   si applicherebbero comunque tutte le procedure di evidenza pubblica stabilite  per i contratti dei comuni.

Soprattutto si deve  evitare che, come previsto nell’attuale testo dello statuto per fortuna non ancora sottoscritto, il sindaco sia il presidente della Fondazione. Se  così fosse,  il sindaco quale capo dell’amministrazione comunale darebbe ogni anno un contributo consistente a se’ stesso quale rappresentante della Fondazione da lui presieduta. Altre doverose osservazioni allo statuto riguardano il numero eccessivo dei componenti del cda, che ne renderebbe più difficoltoso e lento il suo operare nonché la stranezza della previsione di due incarichi retribuiti, che e’ del tutto rara negli  statuti.

Pertanto l’atteggiamento piu’ serio  rispetto alle richieste di innovazione organizzativa del Palio può essere solo quello di rilevare che non sussiste un’ urgenza assoluta  e quindi che occorre avviare un confronto con il Collegio dei capitani e con le contrade per evidenziare quali siano le reali esigenze organizzative del Palio.

A conclusione di questa analisi collettiva si potrà scegliere la soluzione più semplice e razionale , che risponda effettivamente alle esigenze manifestate e che abbia solide fondamenta giuridiche. Sara’ comunque fondamentale rispettare sempre l’autonomia del mondo del Palio, che non dovrà essere  soffocata da una governance esterna. Nel caso in cui si pervenga a costituire un nuovo ente sarà necessario stipulare un accordo fra l’attuale Comitato  palio,titolare di tutti i diritti sulla manifestazione  e il nuovo soggetto giuridico. Questo ripensamento collettivo  e l’elaborazione della soluzione più congrua potranno essere perfezionati in tempi relativamente brevi e soprattutto non  presenteranno difficoltà se verranno condotti senza pregiudizi e accantonando la ricerca di nuove cariche, che nel mondo del Palio  sono già sovrabbondanti.

E’ significativo che il palio di Siena , nonostante  la sua enorme rilevanza e le complicazioni dettate da un numero molto elevato di contrade non  sia gestito da una Fondazione. A Siena il Palio  è essenzialmente comunale anche se è  stata costituita una società cooperativa consortile,  che si occupa solamente della tutela degli interessi del Palio e dei diritti dell’immagine.

Il Palio  è molto importante per Legnano ed è necessario che qualsiasi modifica organizzativa sia adeguatamente ponderata e risponda  alle reali esigenze di cambiamento . Si  potrà anche pervenire alla costituzione di un nuovo ente , che  da solo o insieme al Comitato gestisca il Palio e che potrà consistere in un’associazione o in una società consortile a responsabilità limitata o anche in  una Fondazione di partecipazione , ma si dovranno evitare soluzioni inutili o controproducenti,   anche se possono affascinare per la loro novità.

Franco Brumana – Movimento dei cittadini

di info@legnanonews.com
Pubblicato il 23 Agosto 2020
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