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La crisi infinita del Gruppo NMS a Nerviano: “È ora di capire se esiste ancora un progetto industriale”

Una lavoratrice ha scritto alla sindaca Daniela Colombo, che ha rilanciato la sua amarezza per riaccendere i riflettori su «un polo che si sta disgregando»

NMS Group Nerviano

Continua la crisi del Gruppo NMS a Nerviano. Nei giorni scorsi una lavoratrice ha contattato la sindaca Daniela Colombo, senza richieste ma con tanta amarezza per la situazione del polo scientifico. Amarezza che la prima cittadina ha rilanciato per riaccendere i riflettori su «un polo che si sta disgregando e che perde progressivamente la propria configurazione storica di centro integrato di ricerca, sviluppo e produzione», e per «capire se esista ancora un reale progetto industriale per la ricerca e per l’insieme delle attività presenti a Nerviano».

Qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio da una lavoratrice del polo di Nerviano. Non una richiesta particolare, ma il racconto amaro di chi sta assistendo al progressivo svuotamento di una realtà alla quale ha dedicato anni della propria vita professionale. Mi ha scritto con parole semplici ma difficili da ignorare: le ricercatrici e i ricercatori di NMS, in un settore nel quale la presenza femminile è particolarmente significativa, sono stati collocati in cassa integrazione nell’attesa di soluzioni industriali per il futuro del centro. Ora, però, viene avviata l’asta per la vendita delle attrezzature scientifiche utilizzate nei laboratori. Per chi vive questa realtà dall’interno, non è più il segnale di un semplice ridimensionamento: è la concreta percezione che stia arrivando al capolinea un’esperienza di ricerca che per decenni ha rappresentato un’eccellenza scientifica riconosciuta a livello nazionale e internazionale.

Seguo da diverso tempo l’evoluzione della situazione di quel sito. Parliamo di una realtà che non rappresenta soltanto un insieme di società o di stabilimenti produttivi; parliamo di una parte fondamentale della storia industriale e scientifica del nostro territorio, di un patrimonio di competenze che per decenni ha contribuito a fare di Nerviano un punto di riferimento internazionale nella ricerca oncologica. Negli anni abbiamo assistito a una progressiva trasformazione del gruppo. Prima il consolidamento del controllo da parte del fondo cinese PAG, poi le riorganizzazioni societarie, l’annuncio dei licenziamenti nella ricerca, il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per molti lavoratori e l’avvio di percorsi di cessione di importanti attività del gruppo. Nel frattempo, mentre la comunicazione aziendale ha continuato a valorizzare accordi internazionali, nuove partnership e progetti di sviluppo, sul territorio è emerso un quadro ben diverso: quello di un polo che si sta disgregando e che perde progressivamente la propria configurazione storica di centro integrato di ricerca, sviluppo e produzione.

A questo si aggiunge un ulteriore elemento di grande sconforto. Oltre alla situazione che coinvolge Nerviano Medical Sciences, anche le prospettive di Accelera, società che opera nel settore dell’analisi preclinica e occupa circa sessanta lavoratori, appaiono particolarmente incerte. Le recenti misure di cassa integrazione a rotazione alimentano comprensibili timori sul futuro dell’azienda e delle professionalità che vi operano. E mentre lavoratori e famiglie attendono risposte, il dibattito pubblico appare pressoché assente e la presenza degli enti sovraordinati – Regione e Ministero – non sembra proporzionata alla rilevanza strategica della vicenda.

Anche per i circa cinquanta dipendenti di BioNerviano, che rappresenta la spina dorsale logistica e infrastrutturale dell’intero polo, le prospettive appaiono tutt’altro che chiare; dopo le riorganizzazioni e gli esuberi già intervenuti negli ultimi mesi, anche per loro permane una forte incertezza sul futuro. In questo quadro, la cessione di NerPharMa al gruppo Benta rappresenta l’unico elemento che, almeno ad oggi, ha offerto una prospettiva industriale definita. L’operazione ha garantito continuità e opportunità di sviluppo ma gli investimenti annunciati dalla nuova proprietà devono ancora tradursi in atti concreti e, al momento, sembra prevalere un approccio orientato più alla continuità delle attività esistenti che all’innovazione.

NerPharma non basta tuttavia a cancellare la preoccupazione per il destino del resto dei lavoratori. Per mesi si è lavorato per individuare soluzioni di rilancio e salvaguardare occupazione e competenze. Oggi però occorre capire se esista ancora un reale progetto industriale per la ricerca e per l’insieme delle attività presenti a Nerviano oppure se si stia semplicemente accompagnando, nel silenzio più totale, una dismissione progressiva di ciò che per decenni ha rappresentato una delle principali eccellenze scientifiche e produttive del territorio. Gli oltre cento lavoratori rimasti meritano risposte e prospettive per le loro famiglie e per il loro lavoro.

Daniela Colombo – Sindaca di Nerviano

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Pubblicato il 21 Settembre 2026
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