La tradizione dei pizzoccheri fa sold out alla sagra di San Lorenzo. Ecco il segreto del successo
Uno degli appuntamenti più attesi della sagra e una tradizione che ogni anno rimette in moto la macchina dei volontari, tra pentole, formaggio, verdure e un servizio che nelle serate dedicate va avanti a pieno ritmo
Sagre e sapori del Varesotto e dell’Alto Milanese è la rubrica di VareseNews e LegnanoNews dedicata alle feste popolari e ai piatti tipici che raccontano l’identità gastronomica del territorio. Un viaggio tra tradizioni, storie e personaggi. Anche tu puoi segnalarci la sagra o il prodotto tipico del tuo paese: scrivicelo qui
Alla Sagra di San Lorenzo, in corso in questi giorni, il piatto principe sono i pizzoccheri. Un cult talmente richiesto che quest’anno è stato necessario inserire una serata in più alle due solitamente in programma con il piatto valtellinese come menù principale. Tutto è già sold out. Nella serata di lunedì 7 settembre hanno gustato i celebri pizzoccheri cucinati nella cucina dell’oratorio di San Lorenzo cinquecento persone. Si tratta di uno degli appuntamenti più attesi della sagra e una tradizione che ogni anno rimette in moto la macchina dei volontari, tra pentole, formaggio, verdure e un servizio che nelle serate dedicate va avanti a pieno ritmo.

La ricetta guarda naturalmente alla Valtellina e a Teglio, patria dei pizzoccheri, ma nel tempo è stata adattata ai gusti di chi frequenta la festa. «Le dosi sono un po’ diverse rispetto alla ricetta tradizionale: mettiamo più formaggio e meno verdura: tutti ingredienti di prima qualità che provengono da produttori locali», racconta Angela Ronchi, che da otto anni ha raccolto il testimone dal padre occupandosi degli ordini e della gestione della cucina.
Alla Festa di San Lorenzo i pizzoccheri sono il piatto principe ormai da vent’anni. Vengono preparati nei due lunedì della sagra e quest’anno anche un mercoledì, ed è previsto anche l’asporto. E i numeri raccontano il successo conquistato negli anni: «Facciamo mediamente 500 porzioni a sera – spiega la volontaria –. C’è un cuoco e poi ci sono i volontari che danno una mano. Siamo una decina di persone che ruotano al banco, mentre in cucina siamo in tre».
I pizzoccheri non sono però l’unico piatto della tradizione che passa dalle cucine della festa. Tra le specialità c’è anche lo stufato d’asino, e anche le lumache riscuotono sempre grande successo.
Dietro le centinaia di piatti serviti ogni sera c’è soprattutto il lavoro dei volontari. Per chi si occupa della cucina sono dieci giorni intensi e faticosi, durante i quali ciascuno mette a disposizione tempo ed energie. Tra loro ci sono anche molti pensionati.
«Io ho 50 anni e sono ormai otto anni che ho preso questo giro da mio papà – racconta Angela–. Di giorno lavoro, di sera mi occupo degli ordini e della gestione delle cucine. Sono dieci giorni pesanti, ma è bello perché si sta in mezzo alla gente. Qui incontri persone che magari durante tutto l’anno non vedi mai».
Ed è proprio questo uno degli ingredienti della Festa di San Lorenzo: il piacere di ritrovarsi e lavorare insieme per tenere viva una tradizione che, da vent’anni, ha nei pizzoccheri uno dei suoi piatti simbolo.









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