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Parabiago parla di crisi climatica con Legambiente e Gruppo Salute

Legambiente e Gruppo Salute nei giorni scorsi hanno organizzato un incontro dedicato ad uno dei temi più attuali dell'epoca in cui viviamo

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Parabiago parla di crisi climatica ed effetti sull’ambiente e sulla salute umana con Legambiente e Gruppo Salute, che nei giorni scorsi hanno organizzato un incontro dedicato ad uno dei temi più attuali dell’epoca in cui viviamo.

«Il bilancio 2025 dell’Osservatorio Città Clima restituisce un quadro allarmante – sottolineano gli organizzatori -. Con un totale di 376 eventi meteo estremi, l’anno appena trascorso si posiziona al secondo posto tra i più critici, superato solo dal 2023. Le categorie che hanno registrato l’incremento più significativo sono le temperature record (+94,1%), le frane da piogge intense (+42,4%) e i danni da vento (+28,3%). La crescita nell’ultimo decennio di eventi estremi è stata esponenziale. Basti pensare che nel 2015 gli eventi calamitosi registrati erano appena 60; il Nord Italia, purtroppo, si conferma la zona più colpita della Penisola. Il tema tocca da vicino anche la nostra comunità. Un esempio concreto è l’evento meteorologico estremo che ha colpito Parabiago nel luglio del 2023, causando gravi danni strutturali e il pesante abbattimento di numerosi alberi».

I lavori della conferenza sono stati aperti dal dr. Marco Calgaro, referente dell’associazione ISDE – Medici per l’Ambiente, con un monito chiaro: «Il clima cambia e la salute è a rischio». «L’aumento delle emissioni di gas serra sta accelerando fenomeni estremi come ondate di calore, alluvioni e incendi – spiegano gli organizzatori dell’incontro -. I dati sono allarmanti: negli ultimi 30 anni, la mortalità legata al caldo è cresciuta del 23%, con l’Italia tristemente in testa alla classifica europea per numero di vittime. Oltre ai rischi diretti, gli incendi boschivi, aumentati del 21%, generano picchi di polveri sottili e gas tossici, mentre la siccità compromette la produzione alimentare. Nel 2024, il calore estremo ha causato una drastica perdita di ore lavorative, colpendo soprattutto i settori dell’agricoltura e dell’edilizia, e contribuendo a un sovraccarico del sistema sanitario con 1,2 milioni di ricoveri aggiuntivi per patologie respiratorie e cardiovascolari».

Durante la serata il dr. Vorne Luigi Gianelle di ARPA Lombardia ha illustrato le attività del Dipartimento di Milano, focalizzate su due pilastri: il monitoraggio delle componenti ambientali e il controllo delle realtà industriali a fini preventivi. Particolare attenzione è stata rivolta all’allarme ozono. «Questo gas, fondamentale negli strati alti dell’atmosfera, diventa un inquinante pericoloso al suolo durante l’estate, favorito da temperature elevate e scarsa ventilazione – spiegano gli organizzatori -. Essendo un “inquinante secondario”, frutto di reazioni chimiche tra altre sostanze in presenza di luce solare, ridurne la concentrazione rappresenta una sfida complessa».

Gianelle si è poi soffermato anche sui siti contaminati, partita rispetto alla quale la situazione nel Milanese rimane critica: «Il 64% dei siti censiti in Lombardia, che a sua volta ospita un quinto dei siti nazionali, si trova nella Città Metropolitana – spiegano i promotori dell’incontro -. Nonostante l’enorme carico di lavoro, derivante anche da emergenze su acque e incendi, il personale di ARPA Milano è sottodimensionato: si contano solo 0,30 operatori ogni 10.000 abitanti, contro una media nazionale di 1,74».

Le dott.sse Silvia Colucci e Elisa Cardarelli di ATS Città Metropolitana di Milano, invece, hanno approfondito le conseguenze indirette del cambiamento climatico. «L’innalzamento delle temperature e le alterazioni delle piogge favoriscono la diffusione di zoonosi, allergie e malattie infettive – aggiungono gli organizzatori -. Nel 2023, la Lombardia ha registrato il primo focolaio autoctono di virus Dengue, trasmesso dalle zanzare. Anche le zecche, vettori di gravi disturbi neurologici, sono in aumento. Il “calendario della natura” è ormai stravolto: le stagioni allergiche non presentano più brevi picchi, ma durano quasi tutto l’anno a causa delle prolungate concentrazioni di pollini (come l’ambrosia) e spore. A questo si aggiunge il rischio Legionella, batterio che prolifera in acque e terreni umidi. Le due operatrici hanno affermato che ATS opera su un territorio complesso: più di 190 Comuni, aree industriali e agricole, con circa 750 operatori, attraverso 11 strutture dedicate, di cui 6 sono attivamente impegnate nel contrastare gli effetti del clima su salute ambientale, igiene pubblica e sicurezza sul lavoro».

Dalla conferenza è emerso un decalogo di azioni urgenti per una sfida che resta collettiva: «Abbandono dei combustibili fossili e riduzione degli inquinanti, adozione di diete sostenibili e stili di vita sani (promozione del cammino quotidiano), monitoraggio costante delle ondate di calore e dei vettori infettivi (zanzare, zecche), pianificazione urbana resiliente (aumentare le aree verdi, ridurre l’asfalto e il consumo di suolo rendendo il territorio più permeabile, incentivare la mobilità dolce), informazione consapevole (consultare i siti istituzionali (ATS) e condividere le buone pratiche con la comunità perché il cambiamento climatico è una sfida collettiva)».

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Pubblicato il 02 Maggio 2026
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