Daniela Colombo su politica e comunità: “Una città non ha bisogno di ruggiti, ma di ascolto e lavoro”
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione di Daniela Colombo, consigliera comunale a San Vittore Olona, che attraverso una favola di Esopo offre uno sguardo critico e attuale sulla distanza tra apparenza e sostanza nella politica locale
Daniela Colombo, da anni impegnata nel mondo politico e oggi consigliera comunale a San Vittore Olona attraverso Esopo riporta l’attenzione sul “fare” politica al giorno d’oggi. Nel suo intervento, Colombo propone uno sguardo lucido e disincantato partendo dalla favola di Esopo “L’asino travestito da leone e la volpe” per raccontare la distanza che in questi anni si è creata, a tutti i livelli, tra politica e cittadini ed ha ricordato che «guidare una comunità non richiede pelli prestigiose, ma competenza, ascolto e capacità di distinguere tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe sembrare». Una metafora antica che diventa sorprendentemente attuale e che invita a riflettere su autenticità, competenza e responsabilità nel governo della comunità. Non si tratta di un attacco diretto o polemico, bensì di una riflessione sullo stato attuale della politica e per ricordare l’importanza di valori come autenticità, competenza e ascolto. Di seguito la riflessione firmata dal politico di “Io partecipo Daniela Colombo” nonchè componente dell’associazione Alcide De Gasperi.
In politica capita spesso di imbattersi in figure convinte di essere protagoniste di un grande romanzo epico, mentre il resto della gente comune si accorge che la storia, purtroppo, è un po’ diversa. Per raccontare questa discrepanza tra percezione e realtà, non serve ricorrere a invettive o giudizi tranchant: basta riaprire Esopo, che oltre duemila anni fa aveva già compreso molte cose dell’animo umano. La sua favola “L’asino travestito da leone e la volpe” narra di un umile asino che, trovata una pelle di leone abbandonata, decide di indossarla. Gonfio di un coraggio improvviso e stanco di essere trattato da stolto, si aggira fiero tra gli animali del bosco, che – almeno per un po’ – restano intimoriti.
Tutto sembra funzionare, finché l’asino non incontra una volpe e per convincerla di essere un leone apre bocca. Bastano un paio di ragli per dissipare ogni equivoco: la maschera cade, gli animali capiscono chi hanno davvero davanti e la volpe lo rimprovera con una frase che andrebbe scolpita nelle sale dei consigli comunali: «Avresti potuto ingannare tutti… se solo fossi stato capace di tacere.» Oggi la favola di Esopo torna sorprendentemente attuale. Non per criticare qualcuno in particolare – la natura umana è universale – ma perché ricorda una cosa essenziale: guidare una comunità non richiede pelli prestigiose, ma competenza, ascolto e capacità di distinguere tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe sembrare. Le cariche non fanno la sostanza; la sostanza, invece, prima o poi si vede. E si sente. In fondo, la politica locale è un luogo dove i cittadini sanno osservare bene, meglio di quanto qualcuno immagini. Le maschere, gli entusiasmi performativi, le pose da gran condottiero possono anche incantare per un momento, ma arriva sempre l’attimo in cui si apre bocca… e lì emerge la verità. Forse, allora, la morale di Esopo dovrebbe tornare a far parte del bagaglio culturale di chi amministra: meglio essere un buon asino che un pessimo leone. Perché una città, a differenza della foresta, non ha bisogno di ruggiti: ha bisogno di lavoro, competenze e decisioni che parlino da sole, senza bisogno di travestimenti.Daniela Colombo
San Vittore Olona, 27 novembre 2025
*Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale










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