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Villa Saccal a Rescaldina occupata abusivamente, il centrodestra: “In cinque anni interventi inesistenti”

Per il sindaco Gilles Ielo l'unica strada è la riqualificazione della storica villa padronale, per cui la maggioranza uscente ipotizza un futuro come polo di cura

villa saccal rescaldina

Villa Saccal, la storica villa padronale di via Gramsci da oltre 3mila metri quadri che dal 2010 è di proprietà del comune, finisce tra i banchi del consiglio comunale. In attesa di conoscere le proposte per il futuro dell’immobile che candidati alle ormai imminenti elezioni amministrative inseriranno – come ad ogni tornata elettorale – nel loro programma, le sorti dell’edificio sono finite al centro dell’ultima seduta del parlamentino attraverso un’interrogazione presentata dal centrodestra, che ha puntato il dito contro l’occupazione abusiva della villa e ha chiesto conto all’amministrazione dei provvedimenti già presi e di quelli che provvederà per risolvere la situazione.

L’occupazione abusiva

Che l’immobile di via Gramsci sia occupato abusivamente, non è una novità per Piazza Chiesa: è infatti dal 2019 che la ex villa padronale è “abitata” da un ex cittadino di Rescaldina. È un’occupazione che nasce «da un caso sociale», ovvero da un provvedimento di sfratto che otto anni prima aveva colpito il nucleo familiare dell’uomo.

Allora la famiglia era stata presa in carico dell’amministrazione e nell’emergenza era stata collocata nella ex palestrina di via Tintoretto, locale che avrebbe dovuto riconsegnare ad agosto 2011: la riconsegna, però, non c’è stata, così come non c’è stata nemmeno entro il secondo termine fissato, ovvero novembre dello stesso anno, e da lì è nato lo sgombero di gennaio 2012 con chiusura dei locali. Anche così, però, lo scopo non è stato raggiunto, tanto che a fine ottobre dello stesso anno il nucleo familiare è rientrato nella ex palestrina e l’occupazione abusiva – non si sa se da parte dell’intera famiglia o solo del soggetto che oggi occupa Villa Saccal – è proseguita fino a gennaio 2015, quando è stato nuovamente ordinato lo sgombero poi effettuato tra gennaio e febbraio dell’anno successivo.

Da lì fino al 2018 si sono perse tracce certe del nucleo familiare, che in base alle informazioni in possesso di Piazza Chiesa avrebbe soggiornato nel Sud Italia, per poi ritrovare nell’aprile 2019 l’attuale occupante di Villa Saccal proprio in via Gramsci. A quel punto, però, l’uomo, essendo stato cancellato dall’anagrafe comunale, non poteva più essere preso in carico dai servizi sociali. In occasione di uno sgombero dell’immobile con chiusura degli accessi salvo quello per le eventuali ispezioni, peraltro, il comune ha preso atto di una richiesta di rilascio di permesso di soggiorno e dell’apertura di una posizione commerciale, ovvero di una partita IVA attiva intestata al soggetto. La chiusura degli accessi, però, non ha risolto il problema, tanto che l’occupazione è continuata.

Il sindaco: “L’unica strada è la riqualificazione dell’area”

«Già nel 2012 la questura di Como aveva emesso a carico di questo soggetto un foglio di via – ha spiegato il sindaco Gilles Ielo rispondendo all’interrogazione -: è lo stesso provvedimento che potremmo adottare oggi, con gli effetti che abbiamo visto in termini di efficacia. L’intenzione dell’amministrazione è quella di riqualificare l’area: anche con i locali di via Tintoretto abbiamo visto che solo con la riqualificazione e l’assegnazione ad una società sportiva è stato risolto il problema. Non ci sono altre soluzioni se non riqualificare e vivere i luoghi. In un progetto più ampio Villa Saccal potrebbe diventare un polo di cura e l’amministrazione ha già fatto fare un progetto per riqualificarla come struttura residenziale o semiresidenziale. La situazione è nota a tutte le Forze dell’Ordine, le indagini ci dicono che quantomeno non si sono sviluppate dinamiche di spaccio o di traffico di stupefacenti».

«In questo momento rispetto ad un intervento con azioni di forza, che si limiterebbero alla notifica un foglio di via, riteniamo più produttivo prima di tutto porre l’attenzione sulla questione umana – ha aggiunto il primo cittadino -: ho conosciuto personalmente questo soggetto, c’è una problematica nata dalla perdita del lavoro, della casa, dello status e della residenza che ha portato a questa situazione. Oggi il processo sembra invertirsi: ci sono una richiesta di rilascio di permesso di soggiorno e una partita IVA attiva e speriamo che questo individuo trovi una sua regolarizzazione sul territorio nel comune di Milano, come dalle notizie che abbiamo sta cercando di fare. Lo abbiamo indirizzato allo sportello che dà assistenza agli stranieri per queste procedure amministrative. Siamo convinti che una ristrutturazione dell’area con dei progetti di riqualificazione possono risolvere la criticità emersa rispetto all’occupazione abusiva di uno stabile comunale. Bisogna però anche risolvere una criticità che nasce dal punto di vista sociale e umano, e stiamo cercando di portare entrambi i risultati a compimento».

Il centrodestra: “In cinque anni non è stato fatto niente”

Risposte, quelle del sindaco, che non sono bastate al centrodestra. «Rimaniamo basiti – è stata la replica del consigliere Matteo Longo -: le azioni che avete messo in campo dal 2019 al 2024, periodo dell’occupazione abusiva di Villa Saccal, ci sembrano totalmente inesistenti, non avete fatto pressoché niente. Rimaniamo ancora più perplessi rispetto alle azioni future che si intendono intraprendere: sicuramente la riqualificazione di Villa Saccal è condivisibile, anche per noi quel polo va riqualificato ma ormai da quasi quindici anni, non lo scopriamo oggi, e in questi anni non lo avete fatto. Ad oggi né noi, né voi siamo in grado di conoscere tempi, modo e risorse: lasciare occupare l’edificio finché non lo riqualifichiamo ci sembra infattibile. Stiamo gestendo una problematica sociale lasciando che il soggetto viva in un immobile che cade a pezzi: se domani succede qualcosa, ne siete responsabili. La cosa ancora più preoccupante è il messaggio che traspare: c’è una persona ha delle difficoltà, allora facciamolo vivere in uno stabile comunale abbandonato».

Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 03 Aprile 2024
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