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Omicidio di Rescaldina, Carol Maltesi uccisa perchè era una donna che cercava l’indipendenza

Nelle 100 pagine di motivazioni dell'ergastolo a Davide Fontana i giudici della Corte d'Assise d'Appello criticano anche l'eccessivo utilizzo delle perizie psichiatriche: "L'infermità mentale dell'imputato mai in discussione"

omicidio carol maltesi

Quello commesso da Davide Fontana nei confronti di Carol Maltesi è un brutale femminicidio, inflitto con il solo obiettivo di punirla in quanto donna, per vendicarsi del fatto che la 26enne di Sesto Calende cercasse la propria indipendenza economica e personale.

Le motivazioni della sentenza della corte d’Appello di Milano (presidente Ivana Caputo) che ha stabilito la pena dell’ergastolo per il bancario milanese Davide Fontana mettono un punto fermo in più sul terribile fatto di sangue che insanguinò la corte di Rescaldina dove entrambi abitavano l’11 gennaio 2022. Sono state le aggravanti della premeditazione e della crudeltà, escluse in primo grado e riconosciute dalla Corte d’Assise d’appello a portare la pena di Fontana all’ergastolo, come chiesto anche dal sostituto pg Massimo Gaballo.

Quel giorno Fontana, ormai ex-fidanzato della ragazza, la convinse a fare un video hot e in quell’occasione la uccise brutalmente per poi occultarne il cadavere prima in un congelatore e poi nei boschi di Borno (in provincia di Brescia), facendolo ritrovare solo dopo diverse settimane grazie all’intuizione di un giornalista di Andrea Tortelli di BsNews.

Carol Maltesi è stata «uccisa per un costante filo rosso, quasi un denominatore comune di delitti omologhi e della stessa indole: perché non era un uomo ma una donna» – mettono nero su bianco i giudici. Quasi una risposta alle motivazioni della sentenza di primo grado dei giudici di Busto Arsizio che avevano sollevato numerose polemiche, in particolare per il passaggio in cui Carol Maltesi veniva definita «disinibita».

Infine i giudici si soffermano sul fatto che in «tutti i casi giudiziari che si connotano per ferocia, gratuità dell’efferatezza, inumanità dell’azione», o quando «quest’ultima sembra sfuggire all’universo logico» e alla «comprensione degli eventi umani», è «divenuta consuetudine disporre perizia psichiatrica». Con la critica contenuta nelle quasi 100 pagine delle motivazioni della Corte d’Assise d’appello i giudici fanno notare che ormai nei processi si dispongono perizie per valutare eventuali vizi di mente non solo quando questi sono palesi ma in tutti quei «casi nei quali appaiono insufficienti ed inadeguate le risposte razionali e, dunque, sembrano sempre inappropriate le risposte sanzionatorie». Nel caso di Fontana «è accertata la piena capacità di intendere e di volere» dell’imputato, «a tal punto scontata da non essere posta in discussione».

I giudici con la sentenza hanno stabilito, inoltre, un risarcimento di 168mila euro per la madre della vittima e una provvisionale di 180mila euro per il figlio di 7 anni di Carol.

Redazione
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Pubblicato il 18 Marzo 2024
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