Rapporto ACI-ISTAT: calano le vittime ma l’Italia scivola al 21° posto in Europa. La stoccata di RIME sul nuovo Codice della Strada
Nel 2025 i morti scendono a 2.868, ma aumentano gli scontri (+2,2%) e i feriti. La rete delle associazioni chiede misure strutturali sulla velocità: «Non accontentiamoci, servono prevenzione e controlli»
I dati del nuovo Rapporto ACI-ISTAT 2025 fotografano una realtà a due facce per la sicurezza stradale in Italia. Se da un lato il numero delle vittime torna a scendere, attestandosi a 2.868 rispetto alle 3.030 dell’anno precedente (-5,3%), dall’altro salgono sia il totale degli incidenti (177.207, +2,2%) sia quello dei feriti (237.822, +1,7%).
Un quadro che mette in luce come il rischio percepito e reale sulle strade rimanga elevato: quasi il 73% degli scontri si concentra nei centri urbani, dove la velocità continua a rappresentare la causa primaria dei sinistri mortali.
A preoccupare è soprattutto il confronto a livello internazionale e il ritardo rispetto agli obiettivi di sostenibilità. Rispetto al 2019 — anno preso a riferimento per il Decennio d’azione per la sicurezza stradale — i decessi sono diminuiti soltanto del 9%, a fronte del target di dimezzamento del 30% entro il 2030. Con una media di 49 morti per milione di abitanti, l’Italia scivola così dal 19° al 21° posto nella classifica dell’Unione Europea, superata anche da Polonia e Ungheria.
Sulla vicenda è intervenuta RIME (Rete Italiana Mobilità Equa), realtà che raggruppa oltre 30 associazioni e organizzazioni impegnate sul tema della mobilità sostenibile e della tutela delle vittime della strada (tra cui FIAB, Legambiente, Fondazione Michele Scarponi, Fondazione Lorenzo Guarnieri, AIFVS e Clean Cities Italia).
«Un segnale incoraggiante ma insufficiente – fa notare la rete RIME in una nota –. Non possiamo accontentarci di un calo dei decessi se al contempo aumentano gli scontri e i feriti. Sappiamo, come dimostrano le esperienze di altri Paesi europei, che con interventi strutturali sulla velocità, sui controlli e sulla mobilità attiva è possibile ridurre il bilancio in maniera molto più incisiva».
Il punto di svolta, secondo le associazioni, deve coincidere con l’iter di riscrittura del Codice della Strada attualmente in discussione al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. RIME chiede un testo centrato sulla prevenzione, sull’impiego delle nuove tecnologie per i controlli e sulla moderazione della velocità nei centri abitati, affinché la strada torni a essere uno spazio di convivenza e tutela per tutti gli utenti.






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