Quattro anni di resilienza: l’Ucraina attraverso il finestrino di un treno
Il legnanese Enrico Gussoni, capo scout dell’AGESCI Busto Arsizio 3 Il volontario ha trascorso nell'autunno di quest'anno tre giorni tra Kiev e Kharkiv, camminando con il MEAN, il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta. Il suo racconto
Muoversi in treno è uno dei modi migliori per scoprire davvero un Paese. Lo aveva già sottolineato Tiziano Terzani nel suo capolavoro “Un indovino mi disse”, e questo vale ancor di più per l’Ucraina. Il treno non è solo un mezzo di trasporto, ma parte integrante dell’esperienza, come guidare una Harley-Davidson negli Stati Uniti o una Vespa tra le colline bolognesi. Da oltre 1300 giorni, dall’inizio della seconda fase della guerra avviata da Putin, gli ucraini possono essere fieri del loro sistema ferroviario: centinaia di motivi tragici, come gli addetti caduti, e milioni di motivi positivi, come i profughi messi in salvo. Dal finestrino si scorgono villaggi che ricordano il Far West, complessi agricoli e industriali di epoca sovietica, nuove industrie luccicanti e enormi silos. Ma ciò che colpisce di più sono i “paesaggi senza fine”: campi che si fondono con l’azzurro del cielo, formando i colori della bandiera nazionale.
La vita a Kiev e l’incontro con i cittadini
A Kiev, arrivando verso le 7 del mattino, la città non appare subito come teatro di guerra, ma segnali della realtà bellica sono ovunque: manifesti di reclutamento, cartelli che indicano rifugi, batterie per auto nascoste sotto i tavoli e sguardi tesi dei pendolari. Al Maidan, il cuore delle proteste contro Janukovyč, l’azzurro e il giallo delle bandiere e le fotografie dei caduti raccontano con forza la memoria della resistenza. Qui incontriamo il nunzio apostolico Visvaldas Kulbokas e iniziano i colloqui con la società civile impegnata nel sostegno alla resistenza: Iyona Horova dell’Istituto per la Pace e del “Punto d’Incontro”, Ruslana Havrylyuk del Centro di Mediazione della Bucovina, Tetiana Schevchuk del Centro di Azione Anticorruzione, e professoresse dell’Università di Černivci che illustrano programmi di giustizia riparativa anche in collaborazione con l’Italia. La visita alla Cattedrale di Sant’Alessandro ricorda quanto la storia possa pesare: la chiesa stessa… fu chiusa dai sovietici dopo aver fucilato centinaia di cattolici e poté riaprire solo dopo il 1991, mentre gli edifici monumentali di epoca sovietica si alternano a statue inattese, come quella di Dante Alighieri.
Kharkiv e il coraggio sotto le bombe

A Kharkiv, a soli 40 chilometri dal confine con la Russia, i messaggi per le strade non lasciano dubbi: il coraggio è più forte delle bombe” e “Sii coraggioso come l’Ucraina”. L’Hotel Optima funge anche da rifugio anti-aereo e le sirene diventano un elemento della vita di tutti i giorni. In quelle notti si decide se dormire nel proprio letto o nel rifugio, consapevoli del rischio costante. I cimiteri raccontano la tragedia della guerra: “questo è morto il mese scorso… questo la settimana scorsa… questo aveva due anni meno di me… questo la mia età…. Il silenzio è pesante, interrotto dal vento e dal fruscio delle bandiere, mentre cattolici, greco-cattolici e ortodossi cantano insieme e depongono fiori ai caduti. Gli incontri con i cittadini mostrano resilienza e ingegno economico: Oleksandr Timofeev e Dmitro Dyakov dell’associazione Board spiegano che qui siamo nella zona rossa… le banche non danno credito, i rimborsi del governo non sono sufficienti, ma le imprese si sostengono a vicenda e cercano partnership. Qui costruire la Pace richiede impegno concreto, competenza e collaborazione. Il corpo civile di pace del MEAN lavora per prevenire conflitti e rafforzare la società civile, trasformando la pace in un processo partecipato e tangibile.
Pace e libertà
La Pace e la libertà (e quindi la Democrazia) sono beni preziosi, che non si ottengono gratuitamente. Difendere il principio del ripudio della guerra, sancito dalla Costituzione italiana, è fondamentale, perché come ricordava Von Clausewitz, la libertà di rinunciare alla guerra rischia di restare un privilegio in un mondo che non ha adottato la stessa scelta. Tra insegnanti, operai e professionisti trasformati in soldati, emerge la domanda: la Pace è una scelta?”. Per chi subisce invasioni e bombardamenti, la pace non è un’opzione: è l’unica possibilità di sopravvivenza. La guerra è disarmante sul piano morale e umano. La resistenza si vede nel cameriere, nell’autista, nell’inserviente che prepara il vagone letto, negli studenti universitari che assemblano droni, negli scout che preparano rifornimenti per i soldati e nei contadini che guidano le trebbiatrici con giubbotto antiproiettile e fucile. La vita quotidiana continua tra lavoro, spesa, cura dei figli e gestione della normalità dietro il fronte.
Cultura e musica come simboli di resilienza

Alla Filarmonica di Kharkiv,riaperta dopo pandemia e guerra, il direttore Yuri Yanko prepara lo spazio per un futuro di pace. L’organo da 15 metri è suonato da Stanislav Kalinina in un’ora di musica travolgente. La presentatrice Olga Gubko introduce i brani con gli occhi lucidi, mentre nelle ultime file, in mimetica, c’è suo marito in congedo: il concerto è anche per lui. Insieme si canta l’inno della resistenza, un simbolo di speranza e coraggio. Al Club Diplomatico incontriamo ragazze scout ucraine che raccontano le difficoltà del loro servizio, mentre a Kharkiv si percepisce la fragilità della vita quotidiana. Sul treno verso Leopoli, le prime esplosioni e il ronzio dei droni ricordano quanto sia reale il pericolo: “È la prima volta che percepiamo agitazione negli ucraini”.
Il ritorno alla quotidianità
Alla frontiera di Przemyśl, il cartello blu con le 12 stelle e la scritta EU EEA CH indica la fila preferenziale che noi possiamo percorrere, mentre gli ucraini ci osservano silenziosi. Nei giorni successivi veniamo soprannominati “la flottiglia silenziosa”, un richiamo alla vicinanza e alla resistenza vissuta negli sguardi e nei gesti quotidiani di chi ha sofferto. Tornati a casa, il nemico diventa la routine che rischia di diluire l’esperienza vissuta. “Chiedeteci conto di cosa faremo da qui in poi, noi eredi e costruttori di questo futuro chiamato Pace.










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