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Quattro anni di resilienza: l’Ucraina attraverso il finestrino di un treno

Il legnanese Enrico Gussoni, capo scout dell’AGESCI Busto Arsizio 3 Il volontario ha trascorso nell'autunno di quest'anno tre giorni tra Kiev e Kharkiv, camminando con il MEAN,  il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta. Il suo racconto

Generico 23 Feb 2026

 Era il 24 febbraio 2022 quando il leader del Cremlino, Vladimir Putin, inviò i primi carri armati in Ucraina, dando inizio a una guerra che è mai più cessata. In questi quattro anni sono molti i volontari che sono andati in questa terra bombardata, raccogliendo testimonianze e raccontandone la devastazione. Tra questo c’è anche il legnanese Enrico Gussoni, capo scout dell’AGESCI Busto Arsizio 3. Il volontario ha trascorso nell’autunno 2025 tre giorni tra Kiev e Kharkiv, camminando con il MEAN,  il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, per le strade delle città, osservando da vicino la vita quotidiana dei loro abitanti, prima che il lungo inverno lasciasse il segno sul Paese. Di seguito un estratto del suo racconto a quattro anni dalla guerra

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Quattro anni di resilienza: l’Ucraina attraverso il finestrino di un treno 4 di 4
Quattro anni di resilienza: l’Ucraina attraverso il finestrino di un treno

Viaggiare in treno in Ucraina

Muoversi in treno è uno dei modi migliori per scoprire davvero un Paese. Lo aveva già sottolineato Tiziano Terzani nel suo capolavoro “Un indovino mi disse”, e questo vale ancor di più per l’Ucraina. Il treno non è solo un mezzo di trasporto, ma parte integrante dell’esperienza, come guidare una Harley-Davidson negli Stati Uniti o una Vespa tra le colline bolognesi. Da oltre 1300 giorni, dall’inizio della seconda fase della guerra avviata da Putin, gli ucraini possono essere fieri del loro sistema ferroviario: centinaia di motivi tragici, come gli addetti caduti, e milioni di motivi positivi, come i profughi messi in salvo. Dal finestrino si scorgono villaggi che ricordano il Far West, complessi agricoli e industriali di epoca sovietica, nuove industrie luccicanti e enormi silos. Ma ciò che colpisce di più sono i “paesaggi senza fine”: campi che si fondono con l’azzurro del cielo, formando i colori della bandiera nazionale.

 La vita a Kiev e l’incontro con i cittadini

A Kiev, arrivando verso le 7 del mattino, la città non appare subito come teatro di guerra, ma segnali della realtà bellica sono ovunque: manifesti di reclutamento, cartelli che indicano rifugi, batterie per auto nascoste sotto i tavoli e sguardi tesi dei pendolari. Al Maidan, il cuore delle proteste contro Janukovyč, l’azzurro e il giallo delle bandiere e le fotografie dei caduti raccontano con forza la memoria della resistenza. Qui incontriamo il nunzio apostolico Visvaldas Kulbokas e iniziano i colloqui con la società civile impegnata nel sostegno alla resistenza: Iyona Horova dell’Istituto per la Pace e del “Punto d’Incontro”, Ruslana Havrylyuk del Centro di Mediazione della Bucovina, Tetiana Schevchuk del Centro di Azione Anticorruzione, e professoresse dell’Università di Černivci che illustrano programmi di giustizia riparativa anche in collaborazione con l’Italia. La visita alla Cattedrale di Sant’Alessandro ricorda quanto la storia possa pesare: la chiesa stessa… fu chiusa dai sovietici dopo aver fucilato centinaia di cattolici e poté riaprire solo dopo il 1991,  mentre gli edifici monumentali di epoca sovietica si alternano a statue inattese, come quella di Dante Alighieri.

Kharkiv e il coraggio sotto le bombe

Quattro anni di resilienza: l’Ucraina attraverso il finestrino di un treno

A Kharkiv, a soli 40 chilometri dal confine con la Russia, i messaggi per le strade non lasciano dubbi: il coraggio è più forte delle bombe” e “Sii coraggioso come l’Ucraina”. L’Hotel Optima funge anche da rifugio anti-aereo e le sirene diventano un elemento della vita di tutti i giorni. In quelle notti si decide se dormire nel proprio letto o nel rifugio, consapevoli del rischio costante. I cimiteri raccontano la tragedia della guerra: “questo è morto il mese scorso… questo la settimana scorsa… questo aveva due anni meno di me… questo la mia età…. Il silenzio è pesante, interrotto dal vento e dal fruscio delle bandiere, mentre cattolici, greco-cattolici e ortodossi cantano insieme e depongono fiori ai caduti. Gli incontri con i cittadini mostrano resilienza e ingegno economico: Oleksandr Timofeev e Dmitro Dyakov dell’associazione Board spiegano che qui siamo nella zona rossa… le banche non danno credito, i rimborsi del governo non sono sufficienti, ma le imprese si sostengono a vicenda e cercano partnership. Qui costruire la Pace richiede impegno concreto, competenza e collaborazione. Il corpo civile di pace del MEAN lavora per prevenire conflitti e rafforzare la società civile, trasformando la pace in un processo partecipato e tangibile.

Pace e libertà

La Pace e la libertà (e quindi la Democrazia) sono beni preziosi, che non si ottengono gratuitamente. Difendere il principio del ripudio della guerra, sancito dalla Costituzione italiana, è fondamentale, perché come ricordava Von Clausewitz, la libertà di rinunciare alla guerra rischia di restare un privilegio in un mondo che non ha adottato la stessa scelta. Tra insegnanti, operai e professionisti trasformati in soldati, emerge la domanda: la Pace è una scelta?”. Per chi subisce invasioni e bombardamenti, la pace non è un’opzione: è l’unica possibilità di sopravvivenza. La guerra è disarmante sul piano morale e umano. La resistenza si vede nel cameriere, nell’autista, nell’inserviente che prepara il vagone letto, negli studenti universitari che assemblano droni, negli scout che preparano rifornimenti per i soldati e nei contadini che guidano le trebbiatrici con giubbotto antiproiettile e fucile. La vita quotidiana continua tra lavoro, spesa, cura dei figli e gestione della normalità dietro il fronte.

Cultura e musica come simboli di resilienza

Quattro anni di resilienza: l’Ucraina attraverso il finestrino di un treno

Alla Filarmonica di Kharkiv,riaperta dopo pandemia e guerra, il direttore Yuri Yanko prepara lo spazio per un futuro di pace. L’organo da 15 metri è suonato da Stanislav Kalinina in un’ora di musica travolgente. La presentatrice Olga Gubko introduce i brani con gli occhi lucidi, mentre nelle ultime file, in mimetica, c’è suo marito in congedo: il concerto è anche per lui. Insieme si canta l’inno della resistenza, un simbolo di speranza e coraggio. Al Club Diplomatico incontriamo ragazze scout ucraine che raccontano le difficoltà del loro servizio, mentre a Kharkiv si percepisce la fragilità della vita quotidiana. Sul treno verso Leopoli, le prime esplosioni e il ronzio dei droni ricordano quanto sia reale il pericolo: “È la prima volta che percepiamo agitazione negli ucraini”.

Il ritorno alla quotidianità

Alla frontiera di Przemyśl, il cartello blu con le 12 stelle e la scritta EU EEA CH indica la fila preferenziale che noi possiamo percorrere, mentre gli ucraini ci osservano silenziosi. Nei giorni successivi veniamo soprannominati “la flottiglia silenziosa”, un richiamo alla vicinanza e alla resistenza vissuta negli sguardi e nei gesti quotidiani di chi ha sofferto. Tornati a casa, il nemico diventa la routine che rischia di diluire l’esperienza vissuta. “Chiedeteci conto di cosa faremo da qui in poi, noi eredi e costruttori di questo futuro chiamato Pace.

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Pubblicato il 24 Febbraio 2026
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