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Accam ha pochi mesi di vita. Scende in campo Amga e pensa ad una super-società

Il piano approvato a maggio non basterà per salvare l'inceneritore di Borsano. Amga inizia a valutare la possibilità di creare un'unica società con Accam (e forse Agesp) per gestire raccolta e smaltimento in tutta l'area

accam post incendio

Accam ha pochi mesi di tempo per non fallire e chiudere definitivamente una storia iniziata circa 50 anni fa, con tutte le conseguenze del caso dalla perdita di posti di lavoro fino al rischio della perdita del controllo sulla gestione dei rifiuti da parte delle amministrazioni comunali.

Il piano industriale approvato pochi mesi fa, ad inizio maggio, fa già acqua. Non basterà a salvare l’inceneritore la chiusura posticipata al 2027 e nemmeno la compensazione della perdita di rifiuti solidi urbani con il trattamento dei rifiuti ingombranti (che salirebbero, in percentuale, dal’8% del 2019 al 14% nel 2023) e con i rifiuti speciali e sanitari, aumentati dall’emergenza coronavirus.

Questo ennesimo piano si è scontrato con la realtà dei conti, con il fatto che la produzione di energia è ancora ferma a causa dell’incendio che a gennaio distrusse le turbine dell’impianto, con le difficoltà legate alla tecnologia di incenerimento e con i tanti paletti posti dalle amministrazioni comunali che fanno parte del consorzio.

Ieri pomeriggio, martedì 8 settembre, si è svolto infatti il coordinamento soci di Amga (la società partecipata di Legnano e dei comuni dell’Alto Milanese) e nella quale ha esplicitato il suo piano che punta a creare una super-società partecipata che inglobi Accam con l’inceneritore e magari anche Agesp per arrivare ad una gestione unica e integrata dell’intero ciclo dei rifiuti che parta dalla raccolta fino all’incenerimento, senza dimenticare il nuovo impianto Forsu in fase avanzata di realizzazione che gestirà il ciclo dell’umido.

Al momento non c’è alcuna proposta concreta ma l’intendimento di Amga sembra essere condiviso (per il momento senza essere accompagnato da dichiarazioni ufficiali) anche da Busto Arsizio e dai vertici di Accam. Questo porterebbe ad un nuovo spostamento della data di spegnimento che non potrà essere prima del 2032 se si vuole salvare oggi l’inceneritore. Questo, a detta di molti, potrebbe essere l’unico modo per far tornare in house la società, attirare investitori e capitali da reinvestire nel miglioramento delle performance (anche ambientali) dell’impianto e abbassare le tariffe di smaltimento.

L’ipotesi in campo è entrata prepotentemente nel dibattito elettorale legnanese dando la stura ad una serie di dichiarazioni da parte di alcuni dei candidati sindaco.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 09 Settembre 2020
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