“Cosa resta dei ragazzi”
La riflessione di Dafne Guida, psicopedagogista e presidente della cooperativa Stripes, pubblicata su Pedagogia.it dopo i disordini che hanno interessato Milano
«Quando la violenza materiale esplode per strada, con il suo corteo di distruzione cieca e di rabbia priva di direzione, non facciamo che assistere all’ultimo stadio di un virus che ha infettato per primo il linguaggio». È la riflessione di Dafne Guida, psicopedagogista e presidente della cooperativa Stripes, pubblicata su Pedagogia.it dopo i disordini che hanno interessato Milano.
Secondo Guida, «la violenza verbale, la caciara degli slogan urlati, la disinvoltura con cui si sdoganano la sopraffazione, la derisione dell’altro e l’annientamento del pensiero critico non sono dettagli trascurabili: sono la miccia». «Chi brucia un libro – si legge nel suo articolo – o devasta uno spazio pubblico sta solo traducendo in gesti il vuoto di parole con cui è stato nutrito».
La psicopedagogista definisce questo vuoto «la grammatica del disprezzo», quella «che riduce la complessità del mondo a una clava con cui colpire chiunque non la pensi allo stesso modo, trasformando l’ignoranza da colpa di cui vergognarsi a vanto da esibire».
Ma questo vuoto necessita di essere colmato. «Per ripigliarsi – scrive Guida – bisognerebbe investire nella sanità e non nel riarmo, inneggiare alla cultura, ricominciare a parlare tra persone in carne e ossa, frequentare teatri, cinema, scuole, fabbriche, luoghi reali e non virtuali. E ripartire anche dai libri, proprio da quei libri che qualcuno usa come benzina per bruciare ciò che resta del sogno dei nostri ragazzi…. Solo riposizionando la cura dell’umano al centro dell’agire politico possiamo trasformare la rassegnazione, la frustrazione e la violenza in riscatto e dare di nuovo un senso alla parola” futuro”»







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