Disordini a Legnano, la preside: “La violenza infanga tutti. Al Bernocchi tanti bravi ragazzi”
Elena D'Ambrosio interviene dopo le due giornate di mobilitazione studentesca. E tranquillizza le famiglie: "La scuola è un luogo sicura. Forze dell'Ordine controllano il territorio"
Una scuola di 1.800 studenti con tantissimi bravi ragazzi che non può essere identificata con il gruppo di giovani protagonisti dei disordini e degli atti vandalici avvenuti davanti agli istituti di via Diaz a Legnano. Elena D’Ambrosio, dirigente scolastica dell’ISIS Bernocchi, interviene dopo le due giornate di mobilitazione studentesca di venerdì 16 e lunedì 19 ottobre. La preside condanna fermamente ogni forma di violenza, ma invita a distinguere chi ha manifestato pacificamente da chi ha provocato disordini, culminati anche nel lancio di sassi contro la Polizia in largo Tosi, dove un agente è rimasto ferito. «La cosa che mi dispiace è che questi episodi finiscano per infangare un po’ tutti, anche chi vuole esprimere pacificamente le proprie idee».
«Qualsiasi forma di violenza è condannabile, compreso quello che ho visto, come i petardi – afferma D’Ambrosio -. Tutto questo non ha niente a che fare con manifestazioni pacifiche di protesta: sono un’altra cosa». La dirigente sottolinea anche la presenza di giovani provenienti da altre scuole e da fuori città. «Sicuramente c’erano ragazzi del Bernocchi – questo non lo nasconde – ma questo non significa che il Bernocchi sia totalmente coinvolto in questi disordini. In una scuola così grande, ci sono tanti bravi ragazzi, che niente hanno a che fare con i disordini di questi giorni». D’Ambrosio cita anche il successo che ha avuto la proposta formativa del Bernocchi al Campus d’Orientamento a Legnano, con le testimonianze degli studenti.
Nonostante le tensioni, le lezioni sono proseguite regolarmente per gli studenti presenti. Venerdì circa il 50% degli alunni è entrato in classe, alcuni soltanto alla seconda ora, dopo aver atteso che la situazione davanti alla scuola si tranquillizzasse. Lunedì, invece, la presenza è salita all’80%.
La preside ribadisce il diritto degli studenti a manifestare e ricorda la protesta dello scorso anno, quando erano ancora in corso i lavori di riqualificazione dell’ala storica del Bernocchi, oggi completati. «I ragazzi avevano le loro ragioni, i lavori si prolungavano da molto tempo, ma è stata una protesta civile». D’Ambrosio riconosce anche che nelle scuole ci siano situazioni di disagio e motivi per protestare, ma tiene a sottolineare che al Bernocchi le condizioni degli edifici sono nettamente migliorate grazie agli interventi di ristrutturazione. «È una scuola che necessita di manutenzione, perché è molto grande, ma non siamo in una cattiva situazione dal punto di vista strutturale». L’istituto, infatti, è stato interessato da un lungo intervento di riqualificazione che ha consentito di mettere in sicurezza e rinnovare gli spazi scolastici.
Questo non significa, però, sottovalutare le richieste di chi sciopera. La dirigente apre al dialogo con gli studenti, anche attraverso i rappresentanti di classe e d’istituto, che devono ancora essere eletti. «Mi auguro che possano diventare punti di riferimento anche per gli altri studenti». Lo stesso vale per i docenti, che la preside si confronterà con gli insegnanti mercoledì 21 ottobre per fare il punto della situazione e valutare come proseguire il confronto con i ragazzi: «Sono certa che alcuni di loro ne hanno già parlato in classe ma devo ancora incontrarli».
D’Ambrosio tranquillizza infine le famiglie: «La scuola è un luogo sicuro». Anche se le preoccupazioni maggiori riguardano infatti ciò che potrebbe accadere all’esterno dell’istituto e lungo i tragitti verso la stazione e le fermate degli autobus. Su questo fronte la dirigente ricorda la presenza delle forze dell’ordine, che in questi giorni è stata intensificata con pattugliamenti davanti alle scuole e nelle aree più sensibili: «C’è un notevole coordinamento tra le forze dell’ordine», sottolinea, facendo riferimento all’intervento di Polizia e Carabinieri. Anche i messaggi allarmisti circolati nelle chat degli studenti dopo gli scontri a Milano sono stati inoltrati alle autorità. «Tutto quello che ricevo e che può destare preoccupazione lo segnalo direttamente a Polizia e Carabinieri, perché hanno gli strumenti più adatti per monitorare eventuali situazioni che possono degenerare in violenze».






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