Dalla Siria a Legnano, il dottor Del Bene racconta la missione ad Aleppo: “Operati giovani segnati dalle bombe”
Il chirurgo legnanese ha operato ad Aleppo bambini e giovani con gravi lesioni provocate dalla guerra. La missione è stata prolungata per intervenire su un diciassettenne che da due anni aveva difficoltà a camminare
Una ragazza di 12 anni con il volto e le mani ustionati da una bomba al fosforo, una 20enne che ha perso parte dell’avambraccio e un ragazzo di 17 anni che da due anni non riusciva più a sollevare il piede. Sono alcuni giovani pazienti operati dal dottor Massimo Del Bene, presidente della Fondazione War Children Hospital di Legnano, durante la missione umanitaria ad Aleppo, in Siria, dove è stato impegnato dal 6 ottobre insieme alla sua équipe.
«È stata una missione davvero intensa» ci ha raccontato oggi, giovedì 15 ottobre, il chirurgo legnanese rientrato da poco in Italia. Quelli in Siria sono stati giorni trascorsi prevalentemente in sala operatoria con il giovane chirurgo Giorgio Giacomini per cercare di restituire funzionalità e autonomia a bambini e ragazzi che portano ancora sul corpo le conseguenze della guerra. Gli interventi sono iniziati mercoledì 7 ottobre e sono proseguiti fino alla decisione di posticipare il rientro in Italia per operare anche un 17enne con la lesione nervosa alla gamba. «Abbiamo deciso di posticipare il rientro per operarlo – spiega Del Bene –. Abbiamo eseguito una chirurgia palliativa con trasferimenti tendinei al piede, per cercare di permettergli di tornare a una vita normale, o quantomeno il più possibile autonoma».

Le ferite delle bombe al fosforo sul volto di una dodicenne
Tra gli interventi più delicati, quello su una ragazzina di 12 anni con gravi ustioni al volto e alle mani provocate da una bomba al fosforo. Le cicatrici avevano compromesso sia l’apertura della bocca sia il movimento delle dita. «Ho cercato di ampliare la commissura della bocca e di correggere la flessione forzata delle dita, causata dalle alterazioni cicatriziali delle ustioni – racconta il medico -. Anche questo intervento direi che è andato bene». Un altro paziente, ferito alla testa dall’esplosione di una bomba, era già stato sottoposto a numerose operazioni dai medici locali. «Nonostante i precedenti interventi, presentava ancora un’esposizione della teca cranica che non si riusciva a coprire – spiega Del Bene -. Siamo riusciti a intervenire utilizzando un lembo di tessuto per coprire la parte rimasta esposta».

Una 20enne che cerca di recuperare l’uso della mano
Particolarmente significativa anche la storia di una ragazza di 20 anni, già operata dal chirurgo legnanese durante una precedente missione nel nord della Siria, in un ospedale vicino al confine con la Turchia. La giovane aveva riportato una grave lesione da esplosione, con la perdita di parte dell’avambraccio. Lo scorso anno Del Bene aveva eseguito un primo intervento per ricostruire lo spazio tra pollice e indice. Questa volta è tornato a operarla per cercare di migliorare ulteriormente la funzionalità della mano. «L’anno scorso avevo eseguito il primo tempo dell’intervento, aprendo la prima commissura, cioè lo spazio tra il pollice e l’indice – spiega –. Questa volta ho trapiantato un tendine per permettere al pollice di opporsi alle altre dita e consentirle di recuperare la capacità di presa». Per la giovane, le conseguenze della guerra non sono soltanto fisiche. Infatti come ha spiegato Del Bene, oltre ai traumi psicologici, le ferite fisiche possono creare problemi nella vita sociale di una giovane che non gode della libertà di una ragazza qui in europa. Le prospettive di matrimonio, in un contesto in cui la disabilità può diventare motivo di esclusione, divengono quindi quasi nulle. «Dietro ogni intervento – afferma il medico – c’è una storia segnata dalla guerra e il tentativo di offrire a questi ragazzi nuove possibilità di autonomia».

La Fondazione War Children Hospital
Si tratta di una realtà benefica nata a Legnano nell’aprile 2025 su iniziativa di un gruppo di chirurghi con una lunga esperienza nelle missioni umanitarie, ha l’obiettivo di garantire cure specialistiche ai bambini feriti nei conflitti armati. Presieduta dal chirurgo legnanese Massimo Del Bene, la Fondazione opera direttamente nelle zone di guerra, dove spesso l’accesso alle cure è limitato o impossibile, offrendo interventi chirurgici e percorsi di riabilitazione. L’obiettivo non è soltanto salvare vite, ma anche restituire funzionalità, autonomia e prospettive di futuro ai bambini che portano sul corpo le conseguenze della guerra. Per conoscere le attività e i progetti consultare il sito www.warchildrenhospital.com e la pagina Istagram @war_childrenhospital








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