Da TeleMilano 58 alle piattaforme, il direttore di Sport Mediaset Alberto Brandi: “La televisione non è morta”
Ospite del Salotto della Famiglia Legnanese, Brandi è stato accompagnato dall'ex pallavolista Alessia Gennari in un viaggio tra passato e presente della televisione e dello sport
«La televisione non è morta». È sicuramente cambiata, nei linguaggi, nei ritmi e nelle modalità di fruizione, ma «sta ancora molto bene». A dirlo, dall’alto di un osservatorio privilegiato, è Alberto Brandi, direttore di Sport Mediaset, ospite del Salotto della Famiglia Legnanese per una serata dedicata alla grande storia dello sport in tv.
Dopo avere ripercorso i tempi di TeleMilano 58, ricordando anche Mike Buongiorno, Alessia Gennari, ex pallavolista e giornalista per Sky e La Prealpina, ha accompagnato Brandi in un viaggio tra passato e presente della televisione e dello sport, facendo emergere ricordi e aneddoti personali.

La televisione, secondo Brandi, non è scomparsa: ha semplicemente allargato i suoi confini. «Oggi la televisione sono le app, le piattaforme, il mondo digitale: da YouTube ai videogiochi, tutto passa attraverso il mezzo televisivo». E in Italia anche la televisione lineare continua a resistere, non soltanto per ragioni anagrafiche, ma per «la qualità della televisione in chiaro». «La possibilità di offrire programmi ed eventi di alta qualità garantisce, per il momento, una buona salute della televisione italiana».
Sono cambiati, invece, linguaggi e ritmi. Dai tempi di Controcampo, quando si invitava il pubblico a mandare un sms da vedere in onda, si è arrivati all’interazione continua con i social. «I ritmi della televisione sono diventati molto meno posati rispetto a qualche anno fa»: oggi contano immagini, grafiche, titoli, anticipazioni ed esclusive.
Ed è cambiato anche il mestiere del giornalista. Un tempo, ha ricordato Brandi, l’obiettivo era arrivare all’esclusiva, «dare il cosiddetto buco ai colleghi». Oggi atleti e società comunicano direttamente attraverso i propri canali e una notizia può essere diffusa da chiunque. Proprio per questo il giornalista diventa fondamentale soprattutto per due aspetti: «la verifica della notizia, il cosiddetto fact checking» e l’analisi, cioè «commentare, spiegare alla gente perché è successo questo».
Nel racconto della sua carriera Brandi ha ricordato anche Sandro Piccinini, «un maestro» nel modo di porsi davanti al pubblico. «Quando si conduce un programma è come se si entrasse nella casa di una famiglia. Io voglio entrarci senza le scarpe, con le ciabattine o con le calze, per accomodarmi sul divano vicino a chi guarda la televisione».
Una filosofia che Brandi porta anche nel suo ruolo di direttore: «Non dobbiamo chiederci cosa piaccia a noi, perché non possiamo imporlo alla gente. Noi dobbiamo fare quello che piace alla gente». Perché, alla fine, «il giudizio più importante è quello della gente» e sono gli ascolti a decretare il successo di un programma o di un evento.
Sul fronte sportivo «il calcio domina, comanda», nonostante le difficoltà della Nazionale e la crisi di talenti. Ma a cambiare gli equilibri può essere la maglia azzurra: quando un italiano vince, come dimostra il seguito del tennis, anche altri sport riescono a muovere grandi numeri.
E nella vita privata di Brandi a vincere sul calcio è addirittura la pallavolo. «Sono circondato da pallavoliste: mia moglie giocava a pallavolo, tutte e tre le mie figlie hanno giocato a pallavolo, una ha smesso, le altre due continuano. A casa mia si parla pochissimo di calcio e tantissimo di pallavolo». Uno sport che definisce «straordinario, bellissimo», soprattutto perché «il singolo non può vincere una partita da solo. Ci vuole una buona ricezione, una buona alzata». Ed è proprio questo, secondo Brandi, a renderlo «molto formativo». La serata, introdotta dal presidente della Famiglia Legnanese, Piermarco Locati, si è conclusa con le domande del pubblico, attento e partecipe. Presente anche l’assessore allo sport, Guido Bragato.








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