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Laghi lombardi ai minimi, acqua per l’irrigazione quasi esaurita. Legambiente: “Serve una strategia di adattamento per l’agricoltura”

I grandi laghi lombardi hanno ormai esaurito le riserve utili per sostenere l'irrigazione estiva. Nonostante gli sforzi di Regione Lombardia e degli enti irrigui, la scarsità di precipitazioni ha portato a un grave deficit idrico

lago maggiore siccità

L’agricoltura lombarda si trova ad affrontare l’ennesima ondata di calore in condizioni particolarmente critiche, con le riserve idriche dei grandi laghi ormai prossime all’esaurimento. A lanciare l’allarme è Legambiente Lombardia, che sottolinea come, nonostante gli interventi messi in campo dalla Regione e dagli enti irrigui, l’attuale crisi evidenzi la necessità di una strategia strutturale di adattamento ai cambiamenti climatici.

La situazione più preoccupante riguarda i principali bacini regolati della regione, dai quali dipende l’irrigazione dei campi durante i mesi estivi. Lago Maggiore e lago di Como conservano ormai soltanto il 6% del volume di invaso disponibile, il lago d’Iseo è sceso al 10% ed è in rapido calo, mentre il lago d’Idro è sotto il 5%. Fa eccezione il lago di Garda, che mantiene ancora oltre la metà della propria capacità.

Con livelli così bassi, i laghi possono rilasciare soltanto l’acqua che ricevono dagli immissari, alimentati in gran parte dalla fusione dei ghiacciai alpini, anch’essi sempre più ridotti. Le portate nei fiumi emissari risultano circa dimezzate rispetto ai valori stagionali. Particolarmente critica la situazione del lago Maggiore (foto), che rilascia appena 70 metri cubi al secondo contro una media estiva più che quadrupla, con ripercussioni sulle risaie lombarde e piemontesi. Anche il lago di Como ha raggiunto il livello minimo stagionale tra quelli registrati negli ultimi ottant’anni.

Secondo Legambiente, la gestione della crisi idrica da parte della Regione Lombardia e del tavolo regionale dedicato è stata efficace, ma insufficiente di fronte a un deficit di precipitazioni eccezionale. Il 2026 rappresenta infatti la seconda annata meno piovosa dell’ultimo decennio, preceduta soltanto dalla siccità record del 2022. Da inizio anno è mancato circa un quarto delle piogge attese sui bacini montani, con un afflusso ai grandi laghi inferiore di circa 4 miliardi di metri cubi rispetto agli oltre 10 miliardi normalmente disponibili nello stesso periodo. Anche il contributo dei bacini idroelettrici, anch’essi in difficoltà, risulta limitato rispetto all’entità del deficit.

Per Legambiente la situazione dimostra come non sia più sufficiente gestire le emergenze. Occorre invece ripensare il modello agricolo della pianura padana, riducendo la dipendenza dall’acqua nei mesi estivi e favorendo pratiche più sostenibili.

«La crisi climatica presenta il conto del troppo poco che si è fatto per evitarla fino ad oggi – afferma Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. Dobbiamo ormai fare fronte a un riscaldamento irreversibile del clima. Se è necessario accelerare l’abbandono delle fonti fossili, nella pianura padana significa anche ripensare l’agricoltura, modificando il paesaggio produttivo per renderlo adatto al nuovo scenario climatico. Serve una efficace strategia di adattamento che riduca la dipendenza delle coltivazioni dalle sempre più scarse risorse idriche estive e accompagni la transizione agroecologica, riducendo anche gli impatti dell’agricoltura intensiva sull’ambiente, sulla qualità dell’aria e sul clima».

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Pubblicato il 30 Luglio 2026
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