“Noi non stiamo in silenzio”: a Castellanza gli studenti denunciano l’omertà in classe con un murale
Gli studenti di seconda dell'Ipsia hanno trasformato le pareti della scuola in messaggi di legalità affrontando i temi del bullismo e della droga
Un gruppo di ragazzi che fa a botte, tre scimmiette con occhi, orecchie e bocca coperti e la scritta: “Noi non stiamo in silenzio”. È questo il messaggio che accoglie chi entra in una delle aule dell’Isis Facchinetti di Castellanza. Gli studenti dell’Ipsia hanno scelto il disegno e l’arte per denunciare sui muri della scuola l’omertà che spesso accompagna episodi di bullismo e violenza, stimolando una riflessione positiva sul rispetto reciproco. Un secondo murale affronta invece il tema dello spaccio e del consumo di droga tra i giovani.
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Il progetto, inserito nel percorso di educazione civica e conclusosi nelle scorse settimane, è stato seguito da Elisabetta Natale, docente di Disegno, e da Gabriele Re Calegari, docente di Fisica, che hanno accompagnato gli studenti nella progettazione e nella realizzazione delle opere all’interno delle classi.

Il percorso ha portato i ragazzi a confrontarsi su temi di grande attualità, partendo dal concetto di legalità e dai comportamenti che possono favorire fenomeni di esclusione, sopraffazione e indifferenza. «Uno degli atteggiamenti che abbiamo analizzato è proprio l’omertà», spiegano i docenti. Una riflessione che ha spinto gli studenti a interrogarsi sul significato del silenzio di fronte alle ingiustizie e sulla necessità di assumersi la responsabilità di intervenire e prendere posizione: «In questa classe abbiamo avuto quattro sospensioni per episodi di bullismo – racconta il professor Re Calegari –. È purtroppo una realtà presente. Le violenze sono soprattutto verbali all’interno della scuola e talvolta anche fisiche all’esterno. I ragazzi vedono continuamente contenuti aggressivi e video di pestaggi sui social: il rischio è che certi comportamenti vengano normalizzati». Da qui la scelta di utilizzare il linguaggio visivo per lanciare un messaggio forte. «Attraverso il murale gli studenti denunciano l’omertà presente nei loro comportamenti in classe», spiega il docente.

Un secondo murale affronta invece il consumo e lo spaccio di droga, presente anche a scuola. Nell’opera compaiono giovani che cercano di liberarsi dalle catene che li legano alla dipendenza, rappresentando la possibilità di scegliere un percorso diverso e di liberarsi da situazioni che possono trasformarsi in una prigione: «Un tema da loro sentito – spiega Calegari – perchè si sentono vincolati al mondo della criminalità e questo murale rappesenta il rompere le catene che li lega a questo mondo»
Uno degli aspetti più significativi del progetto è stato il coinvolgimento diretto dei ragazzi nella scelta dei temi e nella progettazione dei murales. Le opere non sono state semplici elaborati scolastici, ma strumenti attraverso i quali gli studenti hanno potuto esprimere preoccupazioni, esperienze e punti di vista sul mondo che li circonda.
Gli stessi studenti si sono inoltre occupati anche della riqualificazione degli spazi dedicati alla sala podcast-radio dell’istituto. Gli ambienti sono stati rinnovati, ridipinti e personalizzati dai ragazzi, contribuendo a trasformarli in luoghi accoglienti e funzionali per le attività di comunicazione e produzione multimediale.













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