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La pace? Una parola quasi innominabile. A Milano un convegno per rimettere al centro il dialogo

Il 16 giugno al Palazzo Reale, giuristi, vescovi, accademici e studenti per una giornata di riflessione organizzata dall'Unione Provinciale Enti Locali di Varese. Intervista ai promotori, la consigliera di Stato Flavia Risso e il presidente di sezione Giancarlo Montedoro

Generico 01 Jun 2026

La pace è diventata «una parola quasi innominabile» nel dibattito pubblico. Eppure è un principio fondamentale della Costituzione italiana, scritto nero su bianco nell’articolo 11.

Da questa considerazione nasce Percorsi di pace, il convegno in programma martedì 16 giugno 2026 al Palazzo Reale di Milano – Sala Conferenze, dalle 9 alle 16 – organizzato da Upel Italia, l’Unione Provinciale Enti Locali con sede a Varese, con il patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Milano, Università degli Studi di Milano e Università di Torino.

A ideare e costruire la giornata sono due magistrati: la consigliera di Stato Flavia Risso, assistente di studio presso la Corte costituzionale, e Giancarlo Montedoro, presidente di sezione del Consiglio di Stato e docente alla LUISS “Guido Carli” di Roma. Due giuristi, due voci con sensibilità diverse, lo ammettono loro stessi, che però condividono l’urgenza di rimettere la pace al centro del discorso pubblico.

Perché un convegno sulla pace organizzato da giuristi? «Il diritto viene praticato da chi studia le norme, ma anche da chi ha a che fare ogni giorno con i conflitti», spiega Montedoro. «Il diritto ha dentro di sé un elemento agonistico. I giuristi sono chiamati, come tante altre figure sociali, a mediare fra mondi differenti. E il diritto serve come chiave di lettura della realtà sociale, economica, politica».

A questo Risso aggiunge una dimensione più personale e quasi etica: «Un giurista non può restare estraneo agli eventi e alle trasformazioni che interessano la realtà che lo circonda. Calamandrei sosteneva che un buon giudice deve possedere “buon senso”. Io interpreto questa affermazione come il richiamo a una qualità essenziale: la capacità di decifrare il mondo».

«Mettere al centro del dibattito la pace non significa essere pacifisti», spiega però Montedoro. «Significa sicuramente essere non violenti, non aggressivi, non necessariamente utopisti nel senso di “pacifista integrale”. L’attualità è segnata dall’uso di armi sempre più potenti, automatiche e informatiche, che deresponsabilizzano chi le usa in una maniera assolutamente devastante, onnipervasiva e al di fuori di qualsiasi processo».

Il convegno non è un evento politico, anche se la politica viene spesso chiamata in causa, tiene a precisare Flavia Risso: «Non è un convegno politico, ma è un evento giuridico e filosofico». 
L’ambizione è calare il tema della pace su più livelli: dalle relazioni internazionali fino al rapporto quotidiano tra il cittadino e la pubblica amministrazione, che è il filo conduttore della mattinata.

«Ho avuto un maestro che mi ha spesso ripetuto che il ruolo ricoperto nelle istituzioni, che sia tratti di un pubblico funzionario o di un magistrato, deve essere vissuto come una responsabilità al servizio dei cittadini, e mai come un potere o uno strumento di affermazione della propria superiorità», dice Risso. «Il passaggio da una concezione dei rapporti fondata sull’egoismo e sull’individualismo a una prospettiva orientata all’altro, determina un cambiamento profondo di sguardo sulla realtà. È una trasformazione che finisce per assumere i tratti di una vera e propria i filosofia di vita».

Per Montedoro, il diritto è lo strumento privilegiato per leggere questa sfida: «L’essenza della democrazia, pur nella conflittualità che la caratterizza, è il dialogo. La democrazia aiuta se stessa a correggersi attraverso il conflitto, superandolo. È un dialogo fraterno, nel senso che il dialogo esiste in quanto ci si riconosce reciprocamente». Ma avverte anche che la democrazia può essere vulnerabile se abbandona le sue fondamenta: «La democrazia che diventa nichilistica, che si abbandona al conflitto per il conflitto, che mette al centro l’individualismo possessivo, è una democrazia vulnerabile».

La giornata è articolata in tre momenti. La mattina si apre con una sessione dedicata a Solidarietà e fiducia nel diritto amministrativo, presieduta dal professor Aldo Travi dell’Università Cattolica di Milano, con interventi del professor Sergio Foà (Università di Torino), della professoressa Maria Alessandra Sandulli (giudice della Corte costituzionale, Università Roma Tre) e della professoressa Margherita Maria Ramajoli (Università Statale di Milano). La seconda sessione, Esperienze di fraternità, introduce voci meno consuete in un convegno di diritto: accanto ai giuristi siedono il vescovo di Pinerolo Mons. Derio Olivero, il presidente nazionale dell’Uncem Marco Bussone e la Fondazione Nuto Revelli. Il pomeriggio si chiude con la tavola rotonda Democrazie in pace, democrazie in guerra, introdotta da Flavia Risso e animata da Alessandro Pajno (presidente emerito del Consiglio di Stato), Massimo Luciani (giudice della Corte costituzionale, Accademico dei Lincei) e dallo stesso Montedoro.

«Ho cercato di coinvolgere il numero più elevato possibile di ragazzi – spiega Flavia Risso – . Gli studenti sono il nostro futuro. Ciò che mi auguro è che riescano a cogliere la bellezza del pensiero profondo. Quando ci si lascia conquistare da una bellezza di questo genere, si sviluppano autentici anticorpi culturali e intellettuali, capaci di contrastare la deriva del pensiero debole», spiega Risso.
Il messaggio che i due organizzatori vogliono affidare a chi parteciperà è netto: «La pace è possibile», dice Montedoro. «È possibile se c’è politica. Queste guerre sono dovute al fatto che la politica, nelle nostre società, è diventata un sottosistema del sistema economico. Ed è il sistema economico che decide la guerra».

La pace come scelta antropologica prima ancora che politica
, dunque. «Sono convinto che si potrebbe fare un salto antropologico, anzi si dovrebbe», aggiunge Montedoro. «Perché oggi la guerra ci porta verso l’estinzione».

Le iscrizioni al convegno sono aperte sul sito upel.va.it.

PROGRAMMA
Percorsi di pace — Milano, Palazzo Reale, Sala Conferenze — 16 giugno 2026, ore 9.00–16.00
8.30–9.00 Registrazione partecipanti
9.00–9.45 Saluti istituzionali
9.45–10.00 — Apertura lavori Cons. Flavia Risso, Consigliere di Stato e Assistente di studio presso la Corte costituzionale; Prof. Sergio Foà, Università di Torino; Prof.ssa Maria Alessandra Sandulli, Giudice della Corte costituzionale, Università Roma Tre; Prof.ssa Margherita Maria Ramajoli, Università Statale Milano
10.00–11.00 — I Sessione: Solidarietà e fiducia nel diritto amministrativo Presiede: Prof. Aldo Travi, Università Cattolica di Milano Interventi: Prof. Sergio Foà, Prof.ssa Maria Alessandra Sandulli, Prof.ssa Margherita Maria Ramajoli
11.00–11.30 Coffee break
11.30–13.00 — II Sessione: Esperienze di fraternità Presiede: Pres. Gianpiero Paolo Cirillo, già Presidente di sezione del Consiglio di Stato Interventi: Cons. Stefano Glinianski (Corte dei conti); Mons. Derio Olivero (Vescovo di Pinerolo); Pres. Marco Bussone (Presidente Nazionale Uncem); Dott.ssa Beatrice Verri (Fondazione Nuto Revelli onlus) Conclusioni: Prof.ssa Francesca Romana Recchia Luciani e Prof. Francesco Fistetti, Università di Bari Aldo Moro
13.00–14.30 Pausa pranzo
14.30–16.00 — Tavola rotonda: Democrazie in pace, democrazie in guerra Introduce: Cons. Flavia Risso Interventi: Pres. Alessandro Pajno (Presidente emerito del Consiglio di Stato); Prof. Massimo Luciani (Giudice della Corte costituzionale, Accademico dei Lincei); Pres. Giancarlo Montedoro (Presidente di sezione del Consiglio di Stato, Università LUISS “Guido Carli”)

Via Confalonieri, 5

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Pubblicato il 03 Giugno 2026
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