Primo Maggio, corsa agli under 30: artigianato e MPI li cercano più delle grandi aziende
In Lombardia la quota di ingressi under 30 nelle MPI raggiunge il 32,6%, ma il mercato del lavoro resta segnato da forte carenza di manodopera qualificata e difficoltà di reperimento
Milano, 1 maggio 2026 – In Lombardia cresce in modo significativo la domanda di lavoratori under 30 da parte delle imprese artigiane e delle micro e piccole imprese (MPI), una tendenza che si sta consolidando come scelta strategica per garantire innovazione, continuità e competitività. Il fenomeno si inserisce in un contesto complesso, caratterizzato da difficoltà sempre più marcate nel reperire personale qualificato e da una transizione demografica che vede l’invecchiamento della forza lavoro e la riduzione della componente giovanile.
Secondo i dati di Confartigianato Lombardia, oltre il 60% delle figure richieste risulta di difficile reperimento. Si tratta di una criticità che riguarda non solo la fase di ricerca, ma anche quella di inserimento e stabilizzazione delle risorse, considerando che i tempi di formazione sono lunghi e che mediamente una micro o piccola impresa impiega più di un anno per rendere pienamente operative le nuove figure. Questo scenario contribuisce a rendere ancora più centrale il ruolo dei giovani, che diventano una risorsa decisiva per la tenuta e lo sviluppo del sistema produttivo.
«In Lombardia le micro e piccole imprese e le aziende artigiane sono assetate di giovani – afferma il presidente di Confartigianato Lombardia, Eugenio Massetti – perché garantiscono continuità del fare e del know-how, che altrimenti rischiano di andare dispersi, e perché rappresentano già oggi uno dei principali motori dell’innovazione». Gli ingressi programmati di under 30 nelle MPI lombarde rappresentano il 32,6% del totale, oltre tre punti percentuali in più rispetto al complessivo del mercato del lavoro, dove la quota si attesta al 29,5%. «Una micro o piccola impresa – aggiunge Massetti – può offrire grandi opportunità di crescita: non si è confinati in una singola mansione, ma si ha la possibilità di seguire l’intero processo, dalla nascita dell’idea alla realizzazione del prodotto o servizio, fino al rapporto con il cliente. In queste realtà l’impegno personale è visibile e il talento lascia traccia».
Il settore artigiano continua a rappresentare una componente fondamentale dell’economia lombarda: coinvolge 467.048 lavoratori, pari al 10,2% dell’occupazione complessiva, e contribuisce al 6,9% del valore aggiunto regionale e al 19,9% di quello complessivo dell’artigianato italiano. Di questi addetti, 228.920, pari al 49%, sono lavoratori dipendenti. Nonostante questo peso rilevante, le difficoltà di reperimento restano elevate. Nel 2025, a fronte di 79.250 entrate programmate da imprese artigiane, ben 49.690 risultano di difficile copertura, pari al 62,7% del totale, un valore superiore di 14,6 punti percentuali rispetto alla media complessiva. Una dinamica analoga si osserva anche nelle MPI, dove la quota di entrate difficili da coprire raggiunge il 54%, superando di 5,9 punti la media generale.
Le criticità non si limitano alla fase di ingresso, ma riguardano anche la capacità di trattenere il personale. Secondo un recente sondaggio, il 68% delle imprese artigiane e delle MPI dichiara di aver mantenuto i propri dipendenti anche in presenza di un calo della produzione, a dimostrazione di quanto la carenza di manodopera sia ormai un vincolo strutturale per il settore.
A incidere in modo determinante è anche la dinamica demografica. Nei prossimi vent’anni si prevede un aumento del 35,9% della popolazione over 65 e una riduzione del 7,6% degli under 35. In questo contesto, i giovani diventano una risorsa sempre più scarsa per il mercato del lavoro. In Lombardia, su oltre 25 mila figure under 30 ricercate dalle imprese artigiane, il 62,4% risulta difficile da reperire, pari a circa 15 mila unità. La stessa difficoltà emerge per le MPI, che faticano a trovare il 54,7% degli oltre 178 mila giovani previsti in ingresso.
Il settore artigiano risente in modo particolarmente accentuato di questa evoluzione. Negli ultimi dieci anni, tra il 2014 e il 2025, il numero di lavoratori autonomi e indipendenti over 55 è cresciuto del 29,8%, mentre la componente under 30 si è ridotta del 50,7%. Una dinamica analoga si registra anche tra i lavoratori dipendenti, dove la crescita degli over 55 procede a un ritmo nettamente superiore rispetto a quella dei giovani.
In questo scenario emerge con forza la necessità di garantire continuità e futuro alle attività produttive attraverso l’inserimento di nuove generazioni. La crescente incidenza della domanda di under 30 da parte delle MPI lombarde, che nel 2025 raggiunge il 32,6% del totale degli ingressi programmati (in aumento rispetto al 29,4% del 2021), riflette proprio questa esigenza, con un incremento più marcato rispetto a quello registrato nel complesso del mercato del lavoro.
La domanda di giovani si spiega anche con la necessità di coniugare tradizione e innovazione. Le nuove generazioni, spesso native digitali, apportano competenze tecnologiche e una maggiore familiarità con strumenti avanzati, contribuendo a integrare il know-how già presente in azienda. Non a caso, nelle imprese con dipendenti under 30, la quota di quelle che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale raggiunge il 24%, superando di 7 punti percentuali quella delle aziende prive di giovani in organico.
Le figure più richieste si concentrano soprattutto su profili tecnico-operativi: elettricisti nelle costruzioni civili, acconciatori, muratori, idraulici e posatori di tubazioni, meccanici e montatori di macchinari industriali, conducenti di mezzi pesanti, riparatori e manutentori di automobili, operatori di macchine utensili e montatori di carpenteria metallica. Coerentemente, il 68,7% della domanda è rivolto a giovani in possesso di un diploma professionale o secondario, in particolare negli indirizzi meccanico, elettrico, elettronico ed edile.
Per le imprese artigiane e le MPI, l’inserimento dei giovani si conferma una leva strategica per lo sviluppo, al pari degli investimenti in tecnologia, dei processi di innovazione e della formazione del personale. Attrarre e integrare nuove generazioni non rappresenta soltanto una risposta alla carenza di manodopera, ma una condizione imprescindibile per garantire continuità, accelerare l’innovazione e sostenere il futuro del sistema produttivo. Senza un adeguato ricambio generazionale, il rischio non è solo quello di rallentare la crescita, ma di compromettere la tenuta stessa del tessuto economico.
Nel giorno del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, il tema assume un significato ancora più ampio: il lavoro non è soltanto un mezzo di sostentamento, ma uno strumento attraverso cui si costruiscono competenze, responsabilità e identità, contribuendo allo sviluppo individuale e collettivo.







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