Ecco perchè il TAR ha staccato la spina al consiglio comunale di Legnano

Dubbi ne erano rimasti pochi già da un po', e adesso il TAR ha spazzato via anche gli ultimi: il consiglio comunale eletto nel 2017 è sciolto e quando l'emergenza sanitaria sarà superata Legnano tornerà al voto.

A un anno di distanza da quando il primo atto dello tsunami politico-giudiziario che ha travolto la città era andato in scena - con le dimissioni dei consiglieri di minoranza e dei "dissidenti" della Lega, Antonio Guarnieri e Federica Farina, arrivate a stretto di giro di posta da quelle di Mattia Rolfi -, la giustizia amministrativa ha dato ragione agli ex consiglieri e al Comitato Legalità a Legnano, che avevano presentato ricorso contro l'intervento del difensore civico regionale Carlo Lio. E condanna il Comune di Legnano al pagamento delle spese, per un totale di 5mila euro.

Innanzitutto, per il TAR i consiglieri dimissionari avevano tutti i motivi per presentare ricorso, dal momento che lo stavano facendo «per la rimozione degli ostacoli» rispetto allo scioglimento del Parlamentino cittadino.

Poi, il giudice ha chiarito che il difensore civico regionale non aveva il potere di nominare un commissario ad acta per la surroga di Rolfi, ovvero del primo consigliere a lasciare i banchi del consiglio, alla cui "sostituzione" erano poi seguite tutte le altre e la conseguente approvazione del bilancio.
«Tanto l’intervento sostitutivo effettuato dal difensore civico regionale, che ha provveduto alla nomina di un commissario ad acta per procedere alla surroga, quanto il provvedimento di surroga adottato dal commissario - scrive il TAR nella sentenza -, sono illegittimi, perché adottati in relazione ad un ambito materiale - quale il funzionamento del consiglio comunale - sottratto alla competenza regionale».
La questione che ha tenuto in scacco Legnano per mesi, infatti, era proprio finalizzata a stabilire se spettasse alla Regione o al Governo «il potere di sostituirsi al consiglio comunale, per provvedere alla surroga dei consiglieri dimissionari». E, dal momento che la normativa non attribuisce alcun potere alla Regione, per il TAR la competenza rimane in capo al Governo.

Venendo meno la surroga, al Parlamentino di Palazzo Malinverni è venuto quindi a mancare anche il numero legale per poter deliberare: «A seguito delle dimissioni - si legge nella sentenza -, il numero dei consiglieri rimasti in carica – undici più il sindaco - non rappresenta la metà dei consiglieri assegnati più il sindaco, ossia venticinque in totale».

«I provvedimenti del difensore civico regionale - conclude il TAR - si basano su un presupposto errato, ossia che il consiglio comunale non si sia riunito per mera "assenza" di dodici consiglieri; ma così non è, perché tanto nel momento in cui è stato nominato il commissario, quanto al tempo dell’adozione, ad opera di quest’ultimo, del provvedimento di surroga [...] il consiglio comunale era già privo del suo quorum strutturale».

Il primo ad "esultare" era stato il presidente del Comitato Legalità a Legnano. Oggi, anche Alberto Fedeli, legale che insieme a Valerio Onida, Barbara Randazzo e Michela Cerini ha assistito dimissionari e comitato, non nasconde la sua soddisfazione. «Dopo un anno di battaglie legali il TAR Lombardia ha finalmente posto la parola fine alla causa promossa dai consiglieri dimissionari e dal Comitato Legalità a Legnano, accogliendone il ricorso. [...] Sono state accolte tutte le motivazioni dei ricorrenti con una sentenza destinata a costituire un importante precedente giurisprudenziale».

QUI LA SPIEGAZIONE GIURIDICA  DELLA SENTENZA DELL'AVVOCATO ALBERTO FEDELI

(Leda Mocchetti)