NESSUNO SPRECO NEL FARE CULTURA IN CITTA’
Flavio Arensi, critico d'arte, che dal 2003 ha curato l'attività artistica degli spazi espositivi comunali, risponde a un lettore sul rapporto tra politica e cultura...
Flavio Arensi, a destra, insieme al giornalista Paolo Pardini nella sala espositiva del Castello di Legnano
Caro Direttore,
per la prima volta in dieci anni mi riservo di intervenire rispondendo a una lettera di un cittadino legnanese riguardo alla programmazione espositiva di Legnano, e nello specifico mi riferisco all'intervento del signor Umberto Silvestri (qui il testo) nel quale si parla di cultura e politica della cultura. Mi spiace non riuscire ad essere sintetico.
Vorrei premettere che, in questi dieci anni di direzione delle attività espositive legnanesi e come consulente (a titolo di volontariato) delle iniziative che hanno interessato alcuni artisti (o Fondazioni) a favore della città, non mi è mai capitato di dover difendere SALe (Spazi Arte Legnano), al contrario sostenuta -mi pare largamente – in città e ben valutata da tutte le testate italiane ed estere che, in tanti anni, ci hanno garantito ampie rassegne stampa di buon livello, recensendo le mostre sulle pagine dedicate alle esposizioni di carattere nazionale e internazionale. In dieci anni, siamo riusciti, infatti, con pochissime risorse a diventare un punto di riferimento rispettato per la qualità delle nostre proposte cittadine.
Usando gli uffici comunali e non strutture esterne costose e pesanti, in questi anni siamo riusciti ad avere su Legnano l'attenzione di un buon pubblico e – come dicevo – di molte testate giornalistiche (le rassegne stampa sono conservate all'Assessorato alla cultura), che di certo non sono pretesti di cui vergognarsi. Vorrei sottolineare che i fondi comunali a disposizione sono sempre stati oculatamente predisposti per non favorire sprechi, ricercando il supporto di sponsor privati. Talvolta siamo riusciti a fare miracoli muovendoci fra Patto di stabilità e Legge finanziaria dello Stato (che ha tagliato gli stanziamenti comunali per le mostre dell'80% – in Germania hanno tagliato del 2%). Abbiamo pubblicato i nostri volumi con alcune delle case editrici più importanti in Europa, e lavorato con fondazioni e musei del calibro del Museo Rodin, Fondazione Ensor, Maga di Gallarate, Villa Panza di Biumo, Accademia di Francia a Roma, Tate gallery di Londra, giusto per citarne alcune, ottenendo più volte il Patronato del Presidente della Repubblica: Cremonini, Rodin, Music; si calcoli che sono stati richiamati in città 100.000 visitatori. Io posso capire e capisco la necessità di costruire un nuovo indirizzo politico per la città e la sua cultura, ma non posso accettare da nessuno che si parli per slogan, senza per altro sapere cosa ha significato organizzare delle mostre, con che soldi, di chi, e quanto è tornato in cambio. Mi sorprende dunque leggere una frase in particolare: “Se c’è cultura, c’è crescita, benessere, innovazione. La concezione di Cultura del Dottor Vitali non ha in sé nulla di quanto da me, e non solo da me, auspicato. Dalle smisurate mostre di arti visive (…),siamo di fronte ancora una volta ad una Cultura dell’apparire e non dell’essere, in linea quasi ossessiva con le idee e i comportamenti dell’ormai ex, che amava indossare un cappello diverso per ogni occasione pensando così di apparire più vicino ai bisogni della gente”.
Il mio ruolo tecnico mi ha sempre spinto a non cercare la polemica, né mi interessa farlo in questa occasione, ma non riesco proprio a capire quando – ma forse mi mancano notizie che invece ha il sig. Silvestri – l'Amministrazione abbia avvallato mostre-evento giusto per fare cassetta e non cultura, giusto per apparire e non essere. Bisognerebbe dettagliare quando si fanno rimostranze di questo tipo: i campi di concentramento di Music sono apparenza? La protesta sociale della Kollwitz è al pari delle Olgettine? Ensor, mostra poi volata al MOMA di New York, affrontavate mi semplici? Parliamo di Goya? Ipousteguy? Rama? Rustin? Matta? Cremonini? Rodin è un tematica da avanspettacolo? Testori un cabarettista dal pensiero di meteorina? No perché altrimenti non so veramente come rispondere…
A me non risulta che le indicazioni fornitemi dalla Amministrazione muovessero in senso di un grande carnevale mediatico, anzi, mi è sempre stato chiesto di realizzare mostre che fossero un unicum che facesse riflettere (addirittura uniche e nuove per l'artista stesso) e così per la prima volta in Italia è arrivato Rustin, una mostra di Rodin (prima volta nel mondo si studiava quel particolare periodo), i quadri dell'Accademia di Cremonini, tutti gli inediti giovanili e antifascisti di Sassu, tutta l'opera grafica di Ensor… e potrei continuare. Nessuna mostra smisurata, nessuna cultura dell'apparire. Mostre complesse, invece, a meno che non mi sia perso qualcosa per strada… e sopratutto operazioni che meritano rispetto, magari non condivisione, ma il rispetto che si deve a qualcosa che ha impegnato mesi per potersi avverare e il lavoro di tante persone.
Di “ossessivo” in questi anni c'è stata solo la voglia di fare, di organizzare un progetto che fosse sopra la politica e per la gente; sì, perché, gentile Silvestri, la cultura non è politica, la cultura è vita, è miraggio, e quello che spinge l'uomo a interrogarsi sulla propria esistenza, e se c'è un filone seguito da SALe è sempre stata questa indagine sul destino dell'essere vivente. L'arte non lega l'individuo a vincoli civili come la politica, lo spinge anzi – come Prometeo – a rompere gli schemi, a erompere da consessi preclusi, e non a caso igrandi cambiamenti politici e sociali avvengono insieme o dopo quelli culturali. È talmente vitale la cultura che il MOMA di New York aprì in piena crisi del '29, e nel 1946 i milanesi restaurarono subito laScala affidando il concerto inaugurale a Toscanini, un simbolo dell'anti-cultura dell'associazionismo fascista. È talmente vitale che mentre altre città ben più importanti della nostra chiudono i musei, Legnano, pur tagliando i conti ulteriormente, ha continuato a fare mostre e a chiedere collaborazioni ad artisti importanti.
Il mio ruolo “istituzionale” mi ha permesso di conoscere meglio la città, i suoi cittadini, e con tante pecche che ancora SALe dimostra, coi limiti di una organizzazione casalinga, Legnano ha potuto ospitare, e spero ospiterà, grandi progetti, dimostrando che la provincia è viva e sa ancora portare qualcosa di diverso, a prescindere dalla politica o dalla cultura politicizzata. Cosa è rimasto di questi dieci anni? Un seme che mi auguro raccoglieranno le prossime generazioni, quei bambini che adesso anche a Legnano hanno una loro strada fatta da un bravo e importante artista, uno dei più grandi mosaici pavimentali mai fatti nel nostro paese. E quei bambini non hanno un cognome da difendere o una tessera elettorale da spendere, quelli sono solo bambini, per loro la cultura è gioco, opportunità, salvezza, è tutto fuorché politica. Per altro le scuole sono sempre state coinvolte nelle mostre e nelle altre iniziative di cui ero parte (e che dunque conosco), partecipando con grande interesse, fin dalle riunioni che si tenevano con le insegnanti. Ma forse lei ha notizie diverse.
Aggiungo anche che, negli ultimi cinque anni, la città ha acquisito opere (Galli, Riva,Cannavacciuolo, Paladino, i giovani artisti di Dovevaccadere) che superano il valore di 500.000 euro, e dunque penso che le spese che abbiamo affrontato siano ripagate in buona parte dalle donazioni che privati e artisti hanno offerto non a me, o al Sindaco Vitali, ma alla città. Io non sono di Legnano, purtroppo, ma mi sento legnanese per i tanti anni di professione e affetti che ho in città; ho lavorato con molte associazioni culturali/civili del territorio, con chiunque cercasse un incontro (e sono molte le persone che fanno bella Legnano: i promotori della stagione teatrale, la corale, la famiglia legnanese, l'orchestra sinfonica, il mondo del palio e tante altre ancora); tutte sono sempre state accolte con immensa gioia, con tutte mi sono messo a disposizione per un lavoro comune, e in parecchi casi è capitato (non ultimo il peso 2012), e l'ho fatto perché l'Amministrazione mi spingeva a farlo. Certo, sono stati detti dei no, si è preservato l'uso di Palazzo Leone da Perego e del Castello ad operazioni professionali, mentre si stava cercando un luogo da offrire in gestione alle associazioni territoriali che si occupano di arte. Io sono orgoglioso e soddisfatto di quanto è stato prodotto, di quanto il progetto artistico culturale di Legnano sia stato capito da esperti e pubblico. Pur essendoci ancora parecchio da immaginare. E non è detto debba immaginarlo io, sia chiaro.
Caro Silvestri, sulle mostre mi assumo ogni responsabilità scientifica, ma come tutte le persone coerenti, ribadisco che l'esperienza decennale maturata prima con l'Amministrazione di Maurizio Cozzi, poi con quella di Lorenzo Vitali, è stata resa possibile dalla loro disponibilità, curiosità, e dal sostegno degli uffici, in primis. Ho collaborato con molte istituzioni pubbliche italiane di destra, di centro e di sinistra, e ho notato che gli amministratori intelligenti sono quelli che sanno delegare, verificando e interagendo con chi ha una professionalità comprovata dall'esperienza, e soprattutto voglia di partecipare a un“sogno” (e parlo a nome di tutti quelli che si sono impegnati in questi anni, dal portinaio al grafico, all'ufficio stampa, all'editore fino alle guide e guardie). Per me questi anni sono stati un'esperienza umana e lavorativa unica, difficoltosa, ma straordinaria anche a ragione delle amicizie che in tanto tempo si sono formate nella stima reciproca: a partire da Cozzi e Vitali, dai dirigenti e dai quadri del comune, come dalle associazioni e dai colleghi che operano in altri settori culturali. Venticinquenne, raro caso nel nostro paese, ho ricevuto nel 2003 la fiducia di una città intera, impegnandomi con tutti affinché qualcosa restasse a disposizione dei cittadini. E sono convinto sia rimasto, anzi si sia seminato bene, e ora è tempo di continuare su una strada che non è di Cozzi, Vitali o Arensi, e neppure sua, ma è della città. La sua idea di cultura è rispettabile, come è la mia o di qualunque altro; personalmente la trovo molto datata e non ritengo che le grandi riunioni allargate a tutti abbiano mai prodotto nulla di concreto se non c'è qualcuno che fa sintesi o indirizza, piuttosto, penso che nei gravi momenti di crisi si debba dare una indicazione forte delle nostre possibilità, c'è un momento nella vita in cui non basta continuare a riflettere, bisogna mettersi in gioco con dei progetti, senza livori personali, senza massimalismi, stando coi piedi per terra. Coordinarsi e trovare nuovi interlocutori da far sedere intorno a un tavolo è cosa diversa, ma in tempi certi e non solo per produrre fumo e si è iniziato a farlo con il Scena aperta, il Palio, la Sinfonica…
Se SALe ha portato pubblicità e pubblico a Legnano, credo si debba essere solo felici, a prescindere dal cappello “politico” che ognuno vuol dare; sono ben contento che la città di Legnano sia conosciuta, oltre che per il Palio, anche per le sue mostre, trovo altresì eccezionale andare sui giornali non perché si chiude un museo o si rischi di chiuderlo, ma perché si fanno delle operazioni importanti ben sapendo chi siamo e cosa possiamo rischiare! Mi spiace solo di dover prendere atto di come, forse, sarebbe stato opportuno comunicare meglio ai cittadini cosa stava accadendo, ma il buon successo delle inaugurazioni e delle serate organizzate, senza contare il risultato di biglietteria e di stampa, mi ha fatto sempre ritenere (forse superficialmente) che le priorità fossero altre, ossia maturare proposte ancora più interessanti, per le quali ho viaggiato per il lungo e per il largo in Europa a mie spese. Sbagliavo, ma non per questo posso tollerare siano riportate affermazioni tranchant ingiustificate, purtroppo superficiali nell'analisi a discapito del lavoro mio e di tante persone che nelle mostre hanno messo tempo, denaro personale, impegno, e per fortuna felicità. Si perché finché cultura è politica – e in Italia destra e sinistra hanno sempre tentato in tutti i modi di agguantarla – ci sarà sempre qualcuno pronto a distruggere quello che hanno fatto gli altri, per quanto buono fosse, assicurandone la vacuità, la pochezza e magari anche la malafede. Io parto da un altro concetto, ossia che a buone fondamenta segue una casa resistente, e che sia stato il muratore di Bergamo o quello romeno a buttare le basi mi interessa poco. Ecco, io per fortuna faccio un altro lavoro e ai politici posso dire che sbagliano, come lo dico a lei (qui e spero presto di persona), perché a volte si muovono per preconcetti, senza entrare nello specifico, ma restando agli slogan, come faceva il signore “ex” che cambiava cappelli e che simboleggia perfettamente quello che è il nostro paese: un luogo in cui si è sempre bloccati sulla linea di partenza per colpa della politica, e della politica della cultura perché non si sa conservare ciò che è buono migliorandolo e personalizzadolo. Pensiamo solo se a Venezia ogni Doge distruggesse quello fatto dai predecessori, non avremmo monumenti e opere così strabilianti. Invece si è sempre partito da quello che esisteva, arricchendolo del presente. Chiudo con il richiamo di Johnny Welch, scrittore (e comico) messicano, al rispetto: «Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare dall'alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi». La cultura a Legnano per fortuna è già in piedi, quindi smettiamo di guardare dall'alto al basso e “tirem innanz”…
p.s. Se può essere utile, mi metto fin da ora a disposizione di chi volesse organizzare una serata pubblica seria per capire come si origina un evento artistico, come abbiamo fatto e come si potrebbe migliorare, partendo da una esperienza che non è proprio liminale in Italia, anzi. Senza polemiche, sarà una bella occasione per vedere i reali costi assorbiti dall'Amministrazione e quelli invece impiegati dallo sponsor, spiegando cosa si è fatto, magari collocando la nostra esperienza all'interno del sistema dell'arte italiana.
Flavio Arensi






Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.