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Eliminare le occasioni è la migliore cura per i giocatori d’azzardo

Un'indagine scientifica condotta su 135 giocatori in cura ha evidenziato i benefici ottenuti durante il lockdown totale. L'associazione AND ha collaborato con alcuni Sert e l'Università di Firenze

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È “l’occasione che fa l’uomo ladro”. Il detto popolare rappresenta bene la sintesi di uno studio condotto dall’associazione AND-Azzardo e Nuove Dipendenze insieme al Laboratorio di Psicometria del Dipartimento Neurofarba dell’Università degli Studi di Firenze, e i Ser.D. di La Spezia, Piacenza e Parabiago.

La collaborazione, nata durante i tre mesi di lockdown totale a causa della pandemia di COVID-19, ha permesso di avviare una sorta di “laboratorio” sperimentale di osservazione dei comportamenti. In particolare è emerso l’impatto della totale mancanza delle macchine da gioco elettroniche (SLOT), la tipologia di gioco d’azzardo prevalente tra i pazienti in cura presso i servizi. Un focus reso ancora più interessante dal fatto che proprio l’Italia è  il paese europeo con il più grande mercato del gioco d’azzardo e il primo ad essere stato colpito dal virus.

Mettendo a confronto, in termini statistici, la situazione dei pazienti precedente e durante il lockdown, lo studio ha cercato di dare una risposta scientifica alle domande: “che impatto ha avuto il primo lockdown su qualità della vita e frequenza di gioco dei giocatori d’azzardo in cura presso i servizi?”, “L’assenza dell’offerta di azzardo, e in particolare delle slot, è stata positiva o negativa per loro?”, “I pazienti si sono rivolti a forme di gioco online?”.

Sono stati analizzati il comportamento di gioco d’azzardo e il desiderio dei pazienti durante il lockdown e sono stati messi a confronto i sintomi del disturbo da gioco d’azzardo all’inizio del trattamento, quindi prima dell’emergenza sanitaria, e durante il confinamento. I partecipanti sono stati 135 tra giocatori e giocatrici d’azzardo in trattamento. I dati sono stati raccolti attraverso un’intervista telefonica condotta da operatori sanitari ed analizzati in forma aggregata attraverso tecniche di analisi statistica.

I risultati hanno mostrato che la maggior parte dei giocatori ha ottenuto un importante miglioramento della qualità della vita e delle proprie relazioni familiari, facendo registrare un minor numero di comportamenti e sintomi di gioco d’azzardo problematico, ed una più bassa percezione del desiderio di giocare d’azzardo. Non si è verificato alcun passaggio al gioco d’azzardo online. È emerso anche che più lungo era stato il trattamento, migliori erano i risultati in termini di riduzione dei sintomi.

In conclusione, lo studio effettuato ha dimostrato che seri ostacoli a esercitare l’attività di gioco d’azzardo (quali, ad esempio, l’assenza di offerta nel territorio) hanno una funzione terapeutica importante, in analogia a quello che osserviamo anche nelle altre dipendenze. Del resto ridurre la disponibilità generale del gioco d’azzardo è una fondamentale “buona pratica” ricordata nelle linee di indirizzo accreditate a livello scientifico internazionale per la prevenzione del gioco d’azzardo problematico. Consiste nel limitare o ridurre il numero di sale da gioco e il numero di diverse forme di gioco d’azzardo, collocare le offerte di gioco d’azzardo lontano da luoghi facilmente accessibili dalla popolazione e infine implementare altre restrizioni sulla disponibilità dell’offerta. Quindi ridurre la capillare diffusione dei luoghi in cui è possibile giocare d’azzardo porterebbe a migliorare in modo significativo la salute dei già malati e a ridurre il numero di quanti vengono troppo facilmente messi a rischio. Questi sono temi cruciali di salute pubblica che interrogano i nostri decisori politici, sia a livello locale, sia a livello nazionale.

In caso di necessità di aiuto è possibile rivolgersi allo Sportello di consulenza psico-legale specialistica sul Disturbo da Gioco d’Azzardo di AND-Azzardo e Nuove Dipendenze: 339-3674668.

L’articolo integrale (Donati, Cabrini, Capitanucci, Primi, Smaniotto, Avanzi. Quadrelli, Bielli, Casini, Roaro: Being a Gambler during the COVID-19 Pandemic: A Study with Italian Patients and the Effects of Reduced Exposition. In: International Journal of Environmental Research and Public Health, 2021, 18, 424) è scaricabile al link: https://www.mdpi.com/1660-4601/18/2/424/pdf .

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 Febbraio 2021
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