Industria e data center, cresce la pressione sulla rete elettrica lombarda, UIL: “Rischio blackout produttivo”
È il quadro tracciato dal Rapporto UIL Lombardia Politiche Industriali di settembre 2026, che richiama l’attenzione sulla tenuta delle infrastrutture energetiche di fronte alla doppia transizione, energetica e digitale
L’industria lombarda assorbe oltre la metà dei consumi elettrici regionali, mentre cresce la pressione sulla rete legata alle richieste di connessione dei data center. È il quadro tracciato dal Rapporto UIL Lombardia Politiche Industriali di settembre 2026, che richiama l’attenzione sulla tenuta delle infrastrutture energetiche di fronte alla doppia transizione, energetica e digitale.
Secondo i dati riportati dalla UIL, il settore industriale assorbe il 51,9% dei consumi elettrici finali della Lombardia, pari a 32.837,5 GWh su un totale regionale di 63.279,9 GWh. A questo si aggiunge la dipendenza dagli apporti esterni: a fronte di una produzione netta regionale di 53.014,9 GWh, la Lombardia necessita di un saldo positivo di 16.770,4 GWh provenienti da altre regioni e dall’estero per coprire il proprio fabbisogno. A preoccupare il sindacato è anche la crescita delle richieste legate ai data center. La pipeline amministrativa delle pratiche di connessione alla rete ha raggiunto quota 296, per una potenza complessiva richiesta di 47.263,39 MW. Sono inoltre 214 le Soluzioni Tecniche Minime Generali già accettate, per oltre 32.500 MW.
Si tratta, precisa la UIL, di istanze amministrative e non di impianti già operativi, ma i numeri restituiscono comunque la dimensione della pressione potenziale che potrebbe interessare le infrastrutture energetiche lombarde. Sulla questione interviene Vittorio Sarti della UIL Lombardia, chiedendo una regia pubblica integrata: «La transizione energetica e digitale non è un capitolo separato dalla politica industriale, ne è il cuore pulsante. L’industria assorbe oltre la metà dell’energia elettrica lombarda e dipende fortemente dagli apporti esterni. Non possiamo permettere che l’esplosione dei data center e le nuove richieste di connessione avvengano in modo selvaggio, saturando le reti o facendo schizzare i costi energetici a danno delle nostre fabbriche e dei lavoratori. Serve un governo pubblico e preventivo delle infrastrutture elettriche, dell’uso del territorio e dell’impatto occupazionale. Non ci bastano i bandi a pioggia: chiediamo alla Regione e alle istituzioni di condizionare le risorse alla reale sostenibilità, verificando progetto per progetto le ricadute sul lavoro qualificato e la compatibilità con i fabbisogni del manifatturiero. Senza una governance partecipata con il sindacato, si rischia di guidare verso il blackout produttivo del Paese».
La richiesta è quindi quella di aprire un confronto stabile tra istituzioni, gestori delle reti e parti sociali. «È auspicabile – conclude il Segretario Generale UIL Lombardia Antonio Albrizio – al più presto, la creazione di un tavolo di confronto permanente sulle transizioni energetiche e digitali, coordinato con Terna, i gestori di rete, gli enti locali e le parti sociali, per garantire che lo sviluppo delle infrastrutture sia accompagnato da investimenti mirati, formazione professionale e tutela dell’occupazione stabile. Per i data center occorre distinguere in modo trasparente le fasi procedurali dagli impianti realizzati e verificare, progetto per progetto, consumi, investimenti, occupazione diretta e indiretta, competenze e benefici territoriali, evitando consumi del suolo inutili e soprattutto negatività all’ambiente».









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