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Crisi covid, Uil: «Il territorio ripensi, unito, il mondo del lavoro»

Per il sindacalista della Uil, Stefano Dell'Acqua le amministrazioni devono unirsi e sfruttando in pieno la Consulta Economia e Lavoro: «solo se c'è unità ci sarà la forza per superare questo momento»

Stefano dell'Acqua UIL Legnano

«Basta campanilismi, le amministrazioni devono unirsi attraverso la Consulta Economia Lavoro per ripensare al territorio, dando spazio non solo al privato, ma anche alle realtà produttive». Lo dichiara il sindacalista Stefano Dell’Acqua della Uil responsabile dell’Unione Regionale UIL Ovest Lombardia e Milano, impegnato con i suoi colleghi a tirare “letteralmente” una riga sul 2020 «anno complicato che ha impegnato l’intera umanità nella lotta contro il virus Sars-Cov2» per poter guardare con fiducia verso il futuro.

Per Dell’Acqua, la Consulta Economia Lavoro è la chiave di volta che permetterà a tutti i Comuni della Città Metropolitana di superare la profonda crisi pronta a colpire il territorio dopo lo sblocco licenziamenti e fallimenti.

«La pandemia ci ha insegnato quanto sia importante non perdere la speranza, ma rialzarsi in piedi facendo conto anche del supporto degli altri – afferma il sindacalista nella sua nuova sede in piazza Frua a Legnano -. Sono ottimista e penso che si possano trovare le soluzioni giuste per far fronte alle diverse problematiche del lavoro e del sociale. Basta volerlo. La consulta è un tavolo di confronto importante che permetterà alle amministrazioni di affrontare la crisi post covid ripensando anche a come rendere più appetibile il territorio dell’Alto Milanese che nonostante tutte le difficoltà continua a stare in piedi. È arrivato però il momento di lavorare con una vera unità d’intenti».

Per Dell’Acqua le soluzioni sono diverse, dall‘implementazione del welfare territoriale, alla semplificazione burocratica per le aziende che scelgono di insediarsi nell’Alto Milanese oltre che agevolazioni, come la diminuzione della Tari, piuttosto che l’applicazione di un contratto con il minimo salariale.

«Ci sono proposte che vanno attuate adesso… nell’immediato, altre che vanno studiate e realizzate a lungo termine per costruire il futuro di questo territorio – commenta Dell’Acqua -. Al tavolo di confronto non vanno invitati solo i sindaci, ma anche i sindacati, Confindustria, Confcommercio e le partecipate dei Comuni. È arrivato il momento di agire e poi… perché non azzardare all’applicazione di un contratto d’area? Ossia una serie di agevolazioni, oltre che impegni, per gli imprenditori che vogliono restare o investire sul nostro territorio».

Per quanto riguarda le aree dismesse, per il sindacalista della Uil, è necessario non pensare solo a favorire i privati e il commerciale, ma prevedere anche «spazi occupabili da realtà del manifatturiero o del tessile».

Negli ultimi quattro anni insieme all’ex segretario della Cgil Ticino Olona Jorge Torre e con Giuseppe Oliva della Cisl Milano Metropoli sono state realizzate iniziative per il welfare territoriale. Ed è stato inoltre ricordata la battaglia per evitare l’impoverimento del territorio per quanto riguarda i servizi pubblici e sanitari.

«Anche questo è un nodo da affrontare coinvolgendo Asst – afferma con forza il referente della Uil  -. È necessario fermare questa tendenza che vede la chiusura di tutti i servizi territoriali per favorire la centralizzazione a Milano o una visione ospedale-centrica. I temi sono tanti: lavoro, formazione, sanità, servizi, utilizzo del suolo, aree dismesse, infrastrutture, casa, migrazione. Pur sapendo che alcuni temi possono essere motivo di negazione al confronto, è necessario adoperarsi per trovare soluzioni ai bisogni emergenti che il nostro territorio, giorno per giorno, ci impone».

Il sindacalista invita infine a non lavorare solamente sui dati economici legati alla pandemia, perchè «la salute del nostro Paese non dipende solo dal covid-19, ma tante altre sono le cause che la minacciano». La macchina produttiva nazionale dell’ultimo decennio denota una perdita di fette di mercato e un conseguente aumento di debito pubblico, povertà e disagio sociale. Le difficoltà attuali, quindi, spiega Dell’Acqua non sono altro che il proseguimento di una situazione iniziata con la crisi del 2008. I dati pre-pandemia ne sono da esempio: già nel 2019 la nostra economia non era in linea con la media europea, essendo aumentati disoccupati e inattivi. «Non c’è da stupirsi se la crisi epidemiologica del 2020, nonostante strumenti come il blocco dei licenziamenti, vede una diminuzione del 2% dei lavoratori. Però – conclude – finita l’attuale dipendenza economica dall’emergenza sanitaria tutto tornerà come prima e bisognerà reagire e trovare nuove soluzioni per ripartire più forti».

di gea.somazzi@legnanonews.com
Pubblicato il 08 Gennaio 2021
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