Il “vocabolario” di don Fabio Viscardi: Stanchezza

Continuano le riflessioni di don Fabio Viscardi, decano di Legnano e attento osservatore della nostra quotidianità, per una sorta di "vocabolario" di queste settimane strane e un po' surreali

[pubblicita]Continua la collaborazione con don Fabio Viscardi, decano di Legnano, attento osservatore della nostra quotidianità. In queste riflessioni il nostro amico sacedote svilupperà concetti legati al periodo del covid-19. Una sorta di "vocabolario" di queste settimane strane e un po’ surreali. Il pensiero di oggi è dedicato alla "Stanchezza"


“Lavorare stanca”, titola una celebre raccolta poetica di Cesare Pavese. Parafrasando potremmo anche dire che “riposare stanca”. Si tratta di una delle espressioni con cui rispondo a chi mi chiede conto di come trascorro le giornate. Spesso infatti mi ritrovo la sera con un senso di spossatezza che non ricordavo nei ritmi frenetici del “bel tempo antico”. Per di più non ci si abitua e così anche da questo punto di vista la situazione peggiora.

Certo, il pensiero va immediatamente a chi stanco lo è davvero. E si tratta di un pensiero riconoscente. Perché dobbiamo molta gratitudine al personale sanitario sotto pressione ormai da settimane; per gli orari e le condizioni di lavoro. Chissà quando potranno finalmente ritrovare la serenità di un riposo che veramente ritempra il corpo e lo spirito.

 Come preti non siamo gli unici costretti ad un riposo ‘forzato’. Molti operatori del terziario condividono una situazione che dopo i primi giorni forse persino un poco spensierati si è presto tinta di colori grigi. Perché accanto agli addetti alla grande distribuzione magari costretti agli straordinari ci sono molti piccoli esercenti le cui saracinesche sono abbassate ormai da troppo tempo.

Chi lavora in proprio (e non solo) inizia a contare le giornate perse, i mancati introiti e le incerte prospettive future. Stanca molto di più ricevere la telefonata di una commessa disdetta che non dover correre fino a tarda sera per accontentare il cliente.Per non parlare del ricorso ormai massiccio alla cassa integrazione…

Ricordo bene l’esultanza dei bambini a pranzo in oratorio la domenica di carnevale (subito sospeso) quando è arrivata la notizia che lunedì la scuola sarebbe rimasta chiusa. Poi le settimane passano e anche lo studente più svogliato vorrebbe tanto abbracciare la prof.ssa di matematica!

Apriamo la Bibbia e già nelle prime pagine troviamo scritto che persino Dio sperimenta la stanchezza e dopo la fatica della creazione sente il bisogno di un giorno di festa: «in sei giorni il Signore ha fatto il cielo, la terra, il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno» (Es 20,11).

Così nel decalogo il riposo diventa un comandamento. E il disattenderlo un peccato ‘grave’. L’abbiamo forse dimenticato nei ritmi un po’ folli del “bel tempo antico” quando il sapiente equilibrio tra la domenica e i giorni feriali rischiava di infrangersi sugli scogli di una corsa frenetica a vendere e comprare; a lavorare, guadagnare e spendere.

 È purtroppo presto per dire quando usciremo da questa situazione. Ci auguriamo un giorno di ritrovare ritmi di vita più ordinati, in una giusta alternanza di lavoro e di riposo. Per tutti.

È troppo presto per dire come sarà la chiesa italiana dopo questo spartiacque. La speranza non è solo di poter celebrare di nuovo la messa, ma che – al termine di una faticosa settimana – davvero la domenica sia il giorno della festa e del perdono. Per tutti.

don Fabio

IL VOCABOLARIO DI DON FABIO: LA SOLITUDINE

di leda.mocchetti@legnanonews.com
Pubblicato il 26 Marzo 2020
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