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Arresti a Legnano: “Negli indagati uno scarsissimo senso della legalità”

Al centro delle indagini, la selezione del dirigente per lo sviluppo organizzativo del Comune di Legnano, la selezione del nuovo direttore di Amga e un incarico professionale in Euro.Pa.

«Una gestione improntata non tanto al soddisfacimento delle esigenze e degli interessi pubblici, quanto ispirata alla collocazione in dati settori interni al Comune ed alle municipalizzate di soggetti – amici, conoscenti o comunque persone gradite – in ogni caso manovrabili in quanto asserviti alle loro direttive e verosimilmente riconoscenti in futuro della scelta operata, attraverso spregiudicate manipolazioni delle procedure ad evidenza pubblica». Così nell'ordinanza del GIP del Tribunale di Busto Arsizio viene ricostruito quanto emerso delle indagine portate avanti dalla primavera 2018 fino allo scorso mese di marzo, sfociate nella mattinata di giovedì 16 maggio nell'operazione "Piazza Pulita", a seguito della quale sono stati arrestati il sindaco di Legnano Gianbattista Fratus, il vicesindaco Maurizio Cozzi e l'assessore alle opere pubbliche Chiara Lazzarini.

Le misure cautelari personali che hanno colpito pesantemente la giunta Fratus sono state emesse a seguito di tre turbative di gara: a Fratus e Lazzarini sarebbero addebitate due di queste turbative, mentre Cozzi sarebbe coinvolto in tutti e tre le vicende all'attenzione degli inquirenti.

All'origine dell'indagine, l'ormai "famoso" dossier anonimo su Amga, dal quale emergevano una serie di selezioni pilotate all'interno della partecipata di via per Busto Arsizio, che proprio Gianbattista Fratus la scorsa primavera aveva portato in Procura. Da lì, dopo altri riscontri documentali e dichiarazioni rese da persone informate sui fatti, sono state avviate ulteriori attività tecniche – tra cui il posizionamento di una microspia nell'ufficio del vicesindaco –  sfociate nell'operazione di oggi.

L'addebito che vedrebbe coinvolto solamente il vicesindaco, secondo la ricostruzione emersa dalle indagini, è quello relativo al bando per il conferimento di un incarico professionale relativo a servizi di consulenza amministrativa e contabile in Euro.PA.. Cozzi, secondo quanto emerso dalle indagini, per favorire la nomina di un commercialista suo conoscente avrebbe contattato un dirigente della municipalizzata e avrebbe suggerito di modificare il contenuto del bando già emesso, per eliminare requisiti che impedivano la partecipazione del candidato designato. E dopo i colloqui è stato effettivamente pubblicato un avviso di modificazione del bando. La turbativa, tuttavia, non ha avuto l'esito sperato, dal momento che il candidato designato si è rifiutato di partecipare.

Per quanto riguarda la procedura di selezione del dirigente per lo sviluppo organizzativo di Palazzo Malinverni, Enrico Barbarese, invece, il "prescelto" sarebbe stato dapprima individuato dagli indagati con una selezione parallela ed esaminato dagli stessi, e poi sarebbe stato emesso il bando, calibrato anche tempisticamente sugli stessi temi che il candidato prescelto aveva all'epoca. In questo caso, la nomina sarebbe avvenuta nonostante gli evidenti profili di incompatibilità assoluta con l'incarico bandito, circostanza della quale gli indagati sarebbero stati ben consapevoli. Così come della sua mancanza di competenze in tema di enti locali e della circostanza che fosse indagato per questioni legate ad una discarica di rifiuti.

Quanto infine alla nomina del direttore generale di Amga, una volta appresa la notizia delle dimissioni di Lorenzo Fommei, gli indagati si sarebbero attivati per individuare un loro candidato, con dei veri e propri colloqui, e in base alla selezione operata sarebbe stato modellato il contenuto del bando. La procedura per la nomina, peraltro, prevede una prima fase di selezione da parte di una società che ha sede a Milano che, una volta effettuato lo screening dei curricula presentati dai candidati, avrebbe dovuto presentare la lista dei suoi prescelti al CdA della società: durante le esecuzioni di stamattina e nel corso delle perquisizioni alla società di selezione, la GdF ha accertato la presenza tra i selezionati dei prescelti dagli indagati.

A carico del sindaco Fratus c'è poi un'ulteriore contestazione per la quale non è stata richiesta misura cautelare: la corruzione elettorale. Le indagini hanno fatto emerge che nel corso della campagna elettorale per le amministrative del 2017 il sindaco avrebbe stretto un accordo in sede di ballottaggio con uno dei candidati sconfitti al primo turno (Luciano Guidi), in virtù del quale, in cambio di appoggio, il sindaco avrebbe promesso la nomina di lui o altra persona in una municipalzzata: alla fine dello scorso anno, peraltro, il sindaco avrebbe «costretto» a dimettersi una consigliera di Aemme Linea Ambiente, al posto della quale è stata poi nominato la figlia del candidato sindaco escluso. 

Quello che risulta «più allarmante – secondo il pm Nadia Calcaterra – è che tutti gli indagati, non solo quelli misurati, dimostrino uno scarsissimo senso della legalità e non percepiscano la gravità delle loro azioni e il disvalore penale di queste ultime, quasi fosse un modus operando che, solo perchè diffuso, sia da considerarsi legalizzato».

Nessuna dichiarazione per il momento dall'avvocato difensore del sindaco Gianbattista Fratus, Maira Cacucci, che ha preferito non commentare la vicenda e ai cronisti che l'hanno avvicinata in Comune ha risposto: «Lasciatemi tranquilla». 

di info@legnanonews.com
Pubblicato il 16 Maggio 2019
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