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Accam, i “piccoli” ai “grandi” Comuni: “Avete i numeri ma non la ragione”

Sono solo 6 su 24 i Comuni che hanno votato a favore del prolungamento al 2027 ACCAM: AVANTI FINO AL 2027

Piccoli ma non per questo silenti. Sono solo 6 (su 24) i Comuni che all'assemblea del 21 novembre hanno votato a favore del prolungamento della vita dell'inceneritore al 2027. Tutti gli altri si sono o astenuti o hanno votato contro. «Troppi – scrivono in una nota stampa i Comuni di Canegrate, Castano Primo, Magnago, Olgiate Olona, Rescaldina, San Giorgio s/L, Vanzaghello, San Vittore Olona – gli aspetti critici che sono stati evidenziati nell’assemblea ma la volontà dei 3 comuni più rilevanti è stata predominante», che temono non sia finita qui la faccenda: «Scommettiamo che entro un paio di anni i Soci saranno chiamati a rivedere il business plan perché “è cambiata la situazione “ e bisognerà spostare ancora in là la chiusura dei forni??», domandano i rappresentanti delle amministrazioni comunali che ritengono finiti gli alibi: «Siamo convinti che la ragione e il futuro siano dalla nostra parte e che la vicenda Accam sia tutt’altro che conclusa».

Di seguito il comunicato stampa integrale.


Una breve cronistoria delle vicende Accam: l’assemblea dei soci nel 2015 delibera la chiusura dei forni entro il dicembre 2017, poi cambiarono le Amministrazioni dei tre soci più rilevanti e con la minaccia di un possibile default, nell’ottobre 2016, si votò per la chiusura dei forni non oltre il dicembre 2021. Tale scelta era ampiamente supportata dal business plan che certificava il mantenimento in bonis fino al 2021 e un raggiungimento dell’utile a partire dal 2019. Tale business plan fu approvato anche dai soci che oggi hanno votato per il 2027. Pertanto non è corretto affermare che i soci non avevano le idee chiare o cambiavano sempre opinione: in realtà i soci si erano basati su un business plan che poi, a posteriori, non è stato portato a compimento. E oggi si ripete la stessa musica di 2 anni fa: o si allunga il periodo di attività dell’inceneritore o si minaccia il default.

Ma guardiamo a cosa è successo in questi anni per i costi aziendali:
– da anni sostenevamo che il contratto con la ditta che opera sull’impianto era assolutamente sconveniente per Accam e ci veniva risposto che invece era favorevole; adesso il nuovo business plan certifica che ogni anno vengono corrisposti a questa ditta 6 milioni mentre il costo reale è di soli 2 milioni. 4 milioni ogni anno di “plusvalore” ceduti a terzi e sottratti alla redditività di Accam.
– alcuni soci hanno ricevuto un rilievo della Corte dei Conti che evidenzia , tra l’altro, “l’eccessivo costo medio del personale dipendente (nel 2015) di 64,5 mila euro. Il costo medio è stato già superato nel 2016 (67,5 mila euro) e ampiamente superato nel 2017 con un costo medio di 74,75 mila euro.

Abbiamo appena visto come gli extra costi (4 milioni più mezzo milione di costo del lavoro) siano una montagna rispetto alle briciole del mancato fatturato causato da alcuni soci che non conferiscono tutte le frazioni.

E poi la fondamentale questione In house: alcuni esperti del settore considerano che già adesso Accam non sia più “in house” , mentre a settembre è stata votata, solo dai soci di maggioranza, una delibera che permette all’azienda di autoconsiderarsi “in house” purché con un fatturato dei soci maggioritario rispetto ai non soci, ossia 51/49 anziché 80/20 come previsto dalla legge.
Ma allora perché il CdA non si attiva per andare a recuperare sul mercato quote di prodotti da smaltire che sicuramente avrebbero ricavi più remunerativi??
Mentre se non fosse in House è ovvio che i Comuni non possano conferire senza una gara pubblica.

Il nuovo business plan presenta decine di importanti aspetti critici che sono stati evidenziati nell’assemblea ma la volontà dei 3 comuni più rilevanti è stata predominante: hanno votato a favore del proseguimento fino al 2027 però solo 6 comuni su 27.

Ma non finisce qui: scommettiamo che entro un paio di anni i Soci saranno chiamati a rivedere il business plan perché “ è cambiata la situazione “ e bisognerà spostare ancora in là la chiusura dei forni??

Gli alibi sono finiti: siamo convinti che la ragione e il futuro siano dalla nostra parte e che la vicenda Accam sia tutt’altro che conclusa.

I Sindaci dei Comuni di Canegrate, Castano Primo, Magnago, Olgiate Olona, Rescaldina, San Giorgio s/L, Vanzaghello

di info@legnanonews.com
Pubblicato il 22 Novembre 2018
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