Pagani (ex Amga): “Una sentenza inaccettabile”
L'ex direttore generale dopo la condanna contesta alcune verità: "Falso che il tribunale ha dato ragione pienamente all'azienda"...
Due anni di silenzio, interrotti oggi, sabato 31 ottobre, da una lunga chiacchierata con la stampa. Paolo Pagani, finalmente, parla. Non lo aveva fatto nell'estate 2013 all'epoca del licenziamento da Amga, dove aveva il ruolo di direttore generale. Non lo aveva fatto nemmeno un mese fa, dopo la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio che lo ha condannato al risarcimento di 230 mila euro nei confronti della società partecipata del Comune di Legnano.
Dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza, Paolo Pagani decide di diffondere il suo pensiero e una verità che sarebbe quella contenute nelle "dichiarazioni del sindaco di Legnano, dei suoi compagni del PD e dei vertici di Amga. Anzitutto – spiega Pagani – è falso che il giudice del lavoro di Busto Arsizio abbia dato pienamente ragione all'Azienda. Infatti, dei quasi 18milioni di risarcimento chiesti da Amga, il tribunale ha riconosciuto poco più dell'1% della somma complessiva, pari a circa 230 mila euro. Non solo, ma il tribunale non ha liquidato alla società alcuna delle voci elencate in giudizio, ma ha riconosciuto esclusivamente una somma equitativa rapportata, con criterio senza precedenti, all'importo del preavviso che mi sarebbe spettato. Insomma, nessuna accusa provata nei miei confronti. D'altra parte, avessi davvero compiuto reati pesanti, di carattere penale ad esempio, sarei stato rinviato a giudizio. Invece, nulla di nulla".
Una sentenza, insomma, le cui motivazioni lasciano parecchi dubbi a Pagani tanto da indurlo all'impugnazione: "Certo – conferma il dirigente oggi impegnato professionalmente in varie consulenze – il giudice non ha considerato alcuna delle mie difese. Si è appiattito sulle contestazioni aziendali. In una causa così complessa, non è stato ascoltato alcun testimone e non è stato ammesso qualsiasi approfondimento tecnico. Per me, una decisione inaccettabile".
Tra tutte le problematiche seguite al licenziamento e alla sentenza, il disagio maggiore, per Pagani, "essere stato considerato dall'azienda il solo capro espiatorio dell'intera vicenda. Non voglio entrare in dettagli particolari, oggi desidero solo chiarire i reali termini della questione".
Un silenzio, insomma, interrotto, perchè "da troppi confuso per una ammissione di colpa – spiega ancora Pagani – ma dettato piuttosto da una ragione tecnica, attendere le motivazioni della sentenza. Io non nascondo niente e non mi nascondo. Chiunque mi conosce non ha dubbi sulla mia moralità".
marco tajè (ha collaborato manuela zoni)






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