Francesca Caruso: «La cultura non è un costo, è una leva strategica per i territori»
Dalla seconda edizione di Futura alla Scala ai 30 milioni per il Sacro Monte di Varese, fino ai nuovi hub culturali di Gallarate e Besnate: la visione dell'assessore alla Cultura di Regione Lombardia
«Non so quando torneranno sul territorio così tante risorse per un unico intervento. Per questo dobbiamo sfruttare al massimo questa possibilità, lavorando tutti nella stessa direzione». Francesca Caruso, assessore alla Cultura di Regione Lombardia, parla così del piano straordinario per il Sacro Monte di Varese. Il 2 ottobre porta al Teatro alla Scala la seconda edizione di Futura, giornata di confronto sul futuro della cultura.
Il 2 ottobre torna alla Scala Futura. Nuovi sguardi per la cultura. Da quale esigenza nasce e perché proprio la Scala?
«L’anno scorso l’evento ha avuto un grande successo e devo dire che sono rimasta sorpresa. Riempire un luogo come la Scala in una giornata lavorativa, con un programma che inizia la mattina e finisce il pomeriggio, mi ha fatto riflettere: c’è voglia di cultura e di parlarne. La Scala è un richiamo forte, un’eccellenza internazionale, il tempio sacro della musica. Ma da lì dentro vogliamo dare messaggi diversi, con un palinsesto volutamente trasversale che guarda alla cultura a 360 gradi».
Chi saranno i protagonisti?
«Parleremo di grandi eventi con la presidente del Salone del Mobile, con Marco Balich, che ha curato sedici cerimonie olimpiche tra cui l’ultima in Lombardia. La domanda è che cosa lasciano questi eventi alle città e alle comunità che li ospitano. Ma accanto ai grandi ci sono i piccoli eventi che poi sono diventati grandi. Peter Florence arriverà apposta dal Galles per raccontare i festival letterari: è stato lui a inventare il modello da cui ha preso spunto anche il Festival della Letteratura di Mantova. In trent’anni è diventato un’eccellenza e ha portato in una città poco più grande di Gallarate un turismo culturale internazionale di altissimo livello. Poi metteremo a confronto generazioni diverse: aprirà i lavori il maestro Emilio Isgrò e accanto a lui ci sarà Greg Goya, street artist classe 1993 che parla alle nuove generazioni con quella che lui chiama arte veloce».

Qui la locandina dell’evento
Perché il nome Futura?
«L’intenzione della giornata non è dare risposte, che molto probabilmente non avremo, ma porre le domande giuste. Domande che ci permettano di riflettere sullo stato della cultura e su come immaginiamo la cultura di domani. Da qui è nato il nome».
E lei come la immagina, la cultura di domani?
«Il mio auspicio, che è anche la ragione per cui organizzo eventi come questo, è che la cultura diventi sempre più centrale nelle politiche delle amministrazioni. Deve essere chiaro che è una leva strategica, economica e sociale, non solo per le grandi città ma anche per le piccole comunità, le aree interne e i borghi. Il messaggio è questo: investire in cultura non è un costo. Eppure oggi è la prima voce di bilancio che si taglia».
Milano ha fatto investimenti importanti. Ma la Lombardia non è solo il capoluogo e nemmeno solo le dodici città capoluogo. Come si arriva ai piccoli centri?
«Le misure che stiamo mettendo in campo come Regione hanno tra i criteri proprio la presenza nei piccoli borghi. Alle nostre partecipate chiediamo che i progetti escano dai luoghi tradizionali e arrivino anche nelle realtà più piccole. Un esempio è Teatro fuori porta, presentato ieri a Milano, che porta il teatro nei piccoli comuni. Lo stesso vale per i Piani integrati della cultura, che sono stati molto democratici: Besnate ha ricevuto un milione di euro esattamente come Bergamo e Brescia. L’obiettivo è creare hub culturali in tutta la regione, anche nelle aree interne e nelle comunità montane».
Quest’estate è stato annunciato un piano straordinario da 30 milioni del ministero per il Sacro Monte di Varese. Che cosa si farà concretamente?
«È una cifra importante e il mio auspicio è che venga investita nel modo migliore. Il ministero chiede alle Regioni di segnalare i progetti particolarmente significativi e io ho indicato il Sacro Monte perché è stata una delle prime richieste arrivate da cittadini, residenti, commercianti e parrocchia. È il nostro sito Unesco, ma oggi ha difficoltà di accessibilità, di conservazione e di valorizzazione, ed è poco conosciuto fuori dal nostro territorio. Le risorse andranno alla Soprintendenza e, in collaborazione con la parrocchia, saranno spese per conservazione, valorizzazione e accessibilità. La parrocchia ci ha già consegnato un progetto che riguarda cappelle, sentiero e santuario».
Subito dopo l’annuncio, però, parrocchia, Fondazione Paolo VI e Comune di Varese ci dicevano di non saperne nulla. Esistono oggi progetti definiti?
«Sì, c’è il progetto della parrocchia con la Soprintendenza, da circa 5 milioni. Quando ce lo hanno consegnato non si sapeva ancora che la cifra complessiva sarebbe stata di 30 milioni, quindi immagino che verranno in mente altri interventi da aggiungere. Per il resto serve un impegno anche di Provincia e Comune, soprattutto sull’accessibilità, perché secondo me il lavoro principale è arrivare al borgo. La settimana prossima incontrerò anche l’associazione Amici del Sacro Monte e i commercianti: prima voglio mettere tutti attorno a un tavolo».
Da dove nasce la cifra di 30 milioni?
«Sono per tre anni. Avevamo un progetto di valorizzazione e accessibilità, che non è detto sia quello definitivo perché prima bisogna coinvolgere tutti. Il progettista aveva stimato i costi per l’accessibilità, i parcheggi, che lassù sono un problema serio, e la conservazione di cappelle, museo e santuario. Sono lavori che richiedono una cifra importante».
Che ruolo avrà la Regione, visto che il finanziamento è del ministero?
«La Regione farà da regia a tutto l’intervento. Vogliamo coinvolgere Comune, Provincia, associazioni e soprattutto la diocesi, con cui il dialogo è costante e quotidiano. Sono informati passo dopo passo e sono loro a dirci se una scelta va bene o no».
Se l’obiettivo è aumentare i visitatori, come si concilia con la fragilità del luogo, la sua dimensione religiosa e la vita quotidiana del borgo?
«Proprio per questo la regia è condivisa con la diocesi, che è il nostro primo interlocutore. Ogni passaggio viene valutato insieme a loro».
Quali saranno i tempi?
«Il prima possibile. Stimo due o tre anni, ma su questo bisognerà sentire i vari interlocutori».
La Regione ha davanti a sé circa un anno di mandato, il Comune di Varese andrà al voto tra pochi mesi. Non è un rischio?
«Il mio compito era segnalare un’esigenza del territorio e portare le risorse a destinazione. Oggi le risorse ci sono: il decreto è passato anche in Conferenza delle Regioni il 31 agosto. Finché ci sarò io supervisionerò il lavoro, e mi auguro che chi verrà dopo continui su questa strada. Ma soprattutto deve farlo la comunità: la Chiesa e i Comuni, al di là del colore politico, perché è importante per il territorio».
Veniamo ai Piani integrati della cultura: un milione a Gallarate per il MA*GA e uno a Besnate per la Casa della cultura. Di che cosa si tratta?
«Il mio desiderio, fin dal primo giorno, era avere tanti hub culturali in tutta la regione. Avevamo risorse in conto capitale e abbiamo deciso di destinarle ai Comuni con edifici da riqualificare, unendo il recupero di un immobile alla sua destinazione culturale. A Gallarate ci sono gli spazi sotto la caserma, di fronte al museo, inutilizzati e bisognosi di grandi lavori: ospiteranno gli archivi del MA*GA e una parte espositiva, di fatto un’estensione del museo. A Besnate il Comune aveva un immobile che diventerà una Casa della cultura, con conferenze, festival e spazi di aggregazione. Per un territorio come Besnate un milione di euro è una cifra importante».
Ristrutturare però non basta: la vera sfida è la gestione. La Regione ha voce in capitolo?
«Era uno dei criteri del bando. Doveva esserci una progettualità continuativa, perché non vogliamo cattedrali nel deserto. I progetti sono stati selezionati proprio in base a questo».
Tornando al Sacro Monte, che cosa vorrebbe vedere realizzato?
«Il mio auspicio è che tutta la comunità capisca l’importanza di queste risorse per un bene comune come il Sacro Monte. Non so quando torneranno così tanti fondi per un unico intervento. Dobbiamo lavorare tutti dalla stessa parte e siamo aperti a ricevere consigli».










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