Scuola, 205 collaboratori in meno in Lombardia: i sindacati temono ripercussioni su sicurezza e servizi
Nell'anno scolastico appena iniziato scattano i tagli agli organici: 2.174 collaboratori scolastici in meno in Italia, 205 in Lombardia. I sindacati contestano la riduzione e lanciano l’allarme sul funzionamento degli istituti
Duecentocinque collaboratori scolastici in meno in Lombardia e 2.174 in tutta Italia. È con questa riduzione degli organici che prende il via l’anno scolastico 2026/2027, una scelta fortemente contestata dai sindacati, che temono conseguenze sul funzionamento quotidiano delle scuole, dalla vigilanza alla pulizia degli edifici.
I numeri trovano conferma nelle tabelle relative agli organici ATA. A livello nazionale i posti dei collaboratori scolastici passano da 131.143 a 128.969, con una diminuzione di 2.174 unità. La Lombardia passa invece da 19.736 a 19.531 collaboratori scolastici: 205 posti in meno.
La riduzione deriva dalla legge 207 del 30 dicembre 2024, la legge di Bilancio per il 2025, che all’articolo 1, comma 828, ha previsto il taglio a partire dall’anno scolastico 2026/2027. La misura è stata successivamente attuata con il decreto ministeriale 211 del novembre 2025. Il taglio grava sui collaboratori scolastici delle scuole secondarie di secondo grado.
In Lombardia 205 posti in meno
È soprattutto l’impatto territoriale a preoccupare le organizzazioni sindacali. FLC CGIL Lombardia aveva denunciato già a maggio la perdita di 205 collaboratori scolastici nelle scuole superiori lombarde.
Per il sindacato non si tratta soltanto di una questione numerica. I collaboratori scolastici svolgono infatti funzioni indispensabili per l’apertura e la gestione quotidiana degli edifici, la vigilanza e l’assistenza agli studenti. La FLC CGIL sostiene che la riduzione del personale possa compromettere «la qualità dell’offerta formativa, la sicurezza e il funzionamento delle scuole».
Tra le conseguenze temute c’è anche una maggiore difficoltà nel garantire la pulizia quotidiana degli istituti. Non è però possibile affermare, sulla base dei dati disponibili, che le scuole lombarde siano già «sporche dappertutto»: il problema documentato è la riduzione dell’organico e il conseguente allarme dei sindacati sulla capacità di mantenere tutti i servizi.
Il calo degli studenti e i criteri per gli organici
Nella definizione degli organici 2026/27 si tiene conto anche della prevista consistenza della popolazione scolastica e del calo demografico, con un correttivo legato alla presenza degli alunni con disabilità. Complessivamente l’organico ATA nazionale viene determinato in 194.303 unità.
È proprio l’applicazione di criteri legati alla popolazione scolastica a essere contestata dai sindacati. Meno studenti, sostengono, non significa necessariamente meno lavoro per i collaboratori: aule, corridoi, laboratori, palestre, bagni e spazi comuni devono comunque essere sorvegliati e mantenuti, così come deve essere garantito il supporto necessario al funzionamento degli istituti.
Anche la UIL Scuola ha espresso una netta contrarietà alla riduzione dei 2.174 posti, sostenendo che possa mettere le scuole in difficoltà soprattutto sul fronte della funzionalità e della sicurezza.
In Lombardia anche il problema del precariato
Alla riduzione degli organici si aggiunge il tema del precariato. Secondo FLC CGIL Lombardia, nella regione sono coinvolti oltre 10 mila docenti e circa 3 mila lavoratori ATA, una situazione che per il sindacato contribuisce a rendere più fragile l’organizzazione del sistema scolastico regionale.
Nel frattempo, per l’anno scolastico 2026/27 il Governo ha autorizzato a livello nazionale 12.284 assunzioni a tempo indeterminato di personale ATA, sui posti effettivamente vacanti e disponibili. Il dato riguarda però le immissioni in ruolo e non annulla la riduzione strutturale della dotazione dei collaboratori scolastici.
Il confronto resta quindi aperto. Da una parte ci sono i nuovi parametri e la riduzione prevista dalla normativa; dall’altra le organizzazioni sindacali chiedono che gli organici vengano definiti considerando non soltanto il numero degli studenti, ma anche dimensioni e caratteristiche degli edifici, esigenze di vigilanza, assistenza e funzionamento concreto delle singole scuole.






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