La sfida dopo il voto: lavorare, tutti, per una Legnano davvero di tutti
La vittoria significativa ma di misura per il centrosinistra al ballottaggio impone un lavoro "corale" e non una politica "urlata"
Spenti i riflettori sui seggi e archiviati gli slogan, il “day after”, il giorno dopo il ballottaggio, per Legnano è il momento dell’analisi di quello che questa campagna elettorale ci ha lasciato in eredità.
I numeri raccontano innanzitutto una vittoria importante per Lorenzo Radice e per il centrosinistra. Non soltanto perché il sindaco uscente è stato riconfermato, ma perché a Legnano la rielezione di un’amministrazione non è affatto scontata. Nella storia recente della città, da quando il sindaco viene eletto direttamente dai cittadini, era accaduto solo in un altro caso, e per quanto riguarda il centrosinistra non era mai successo. Si tratta quindi di un risultato politico significativo, ottenuto da una squadra che ha saputo accompagnare e sostenere il sindaco uscente e che ha vissuto la vittoria in un clima di entusiasmo, partecipazione e rinnovamento.
Allo stesso tempo, però, una lettura attenta dei numeri suggerisce di non fermarsi all’euforia del successo. Radice ha ottenuto il 51% dei voti espressi, in un contesto in cui più della metà degli elettori – 48.249 in tutto – non si è recata alle urne. Tra chi ha votato, inoltre, una parte consistente ha scelto il centrodestra, esprimendo quindi una valutazione diversa sull’operato dell’amministrazione uscente e sulle priorità della città.
È in questo scenario che va letta anche la dichiarazione di Mario Almici e dei partiti di centrodestra che lo sostengono. Le parole non sono quelle di chi ha subito una sconfitta travolgente, ma di chi rivendica un risultato comunque significativo, costruito intercettando una parte dell’elettorato che non si è sentita rappresentata dall’azione amministrativa degli ultimi cinque anni. Un consenso che, pur non essendo stato sufficiente per vincere, evidenzia l’esistenza di esigenze e sensibilità che meritano attenzione. Per questo, al di là dell’entusiasmo della vittoria e delle parole pronunciate a caldo, l’auspicio è che si lavori per una città davvero di tutti.
Finita la campagna elettorale, l’augurio è che si possano abbassare i toni del confronto politico e mettere da parte le contrapposizioni più aspre che hanno caratterizzato queste settimane, durante le quali abbiamo assistito a una narrazione polarizzata, a volte anche esasperata dai ritmi e dai toni dei social network, dove la tentazione del colpo a effetto in molti casi ha dato l’impressione di prendersi la scena. Un trend che si è inasprito prima del ballottaggio, con un finale di campagna elettorale a colpi di reel, soprattutto da parte della Lista Toia, che per il secondo turno ha firmato l’apparentamento con il centrodestra.
Gli elettori, però, in cabina elettorale sembrano aver tenuto conto fino ad un certo di tutto questo. La sensazione è che l’elettorato abbia cercato qualcosa di diverso, ed è un segnale che impone a tutte le forze politiche una riflessione sulla necessità di rimettere al centro la complessità dei problemi rispetto alla semplificazione degli slogan. Il compito che attende Radice è quello di essere il sindaco dell’intera comunità, rappresentando anche chi non lo ha votato e cercando di dare risposte alle questioni emerse durante la campagna elettorale.
Tra queste, la sicurezza e il decoro urbano sono certamente i temi che più frequentemente sono stati sollevati dai cittadini. Non a caso tutti i candidati, indipendentemente dallo schieramento politico, hanno dedicato ampio spazio a questi argomenti nei rispettivi programmi. Proprio da qui potrebbe partire un lavoro comune, capace di individuare punti di convergenza e soluzioni condivise. Perché le risposte ai bisogni della città dovrebbero venire prima delle appartenenze ideologiche e dei personalismi politici.













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