Libero professionista nel settore del credito immobiliare, sposato con Elena, padre di una figlia di 25 anni, con due cockerini di 12 e 13 anni in famiglia, Mario Almici si racconta come contradaiolo appassionato – di Sant’Erasmo -, profondamente legato alla città di Legnano. Sportivo, abituato a iniziare le giornate alle 7 in palestra, ama il contatto diretto con le persone, tanto nella professione quanto nella vita pubblica.
Il suo percorso politico parte da Parabiago, dove nel 2020 è diventato assessore al bilancio, esperienza che rivendica come fondamentale per la sua candidatura. È lì che si è avvicinato attivamente a Fratelli d’Italia e alla politica amministrativa, maturando competenze che oggi mette al servizio della corsa a Palazzo Malinverni. «Posso dire di avere due città del cuore: Legnano e Parabiago», spiega.
Almici guarda però soprattutto alla storia amministrativa legnanese come principale fonte di ispirazione. Più che a figure nazionali, cita gli ex sindaci che hanno guidato Legnano: dai “bei modi” di Crespi all’amore per il Palio di Turri, dalla competenza di Cozzi allo stile di Vitali, fino alla compostezza di Centinaio e alla resilienza di Fratus. Un’eredità trasversale: «Da tutti ho appreso qualcosa». Sull’attuale sindaco Lorenzo Radice, rimanda ogni valutazione a fine mandato. Non manca però il riconoscimento personale: «È una persona che stimo e che ritengo capace, al netto delle differenze di visione sulla città».
Proprio nel solco di chi ha guidato la città, Almici si dice pronto a portare avanti una campagna elettorale che — sostiene — sarà “a due”. Un passaggio in cui entra anche il tema della mancata convergenza nella coalizione di centrodestra (FDI, FI, Lega e Legnano Ideale) della lista civica di Carolina Toia: «La scelta va rispettata, ma non amo il politicamente corretto: la corsa sarà tra me e Lorenzo Radice. Ben vengano altre voci, ma la partita per diventare sindaco è questa». Con Almici c’è anche la lista civica Legnano Ideale.
Tra i punti centrali del suo programma c’è il rilancio culturale ed economico della città: «L’impegno è quello di sedersi al tavolo per acquistare l’area dell’ex dopolavoro Tosi e trasformarla in un museo dedicato all’industria legnanese, alla bicicletta e al Palio» Sempre nell’area ex Tosi, Almici immagina anche la nascita di un ITS dedicato a intelligenza artificiale e robotica. Perché il punto, ribadisce più volte, è uno: far tornare Legnano protagonista. «Non deve essere un dormitorio o un vagone di Milano, ma tornare a essere la locomotiva dell’Alto Milanese»
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