Alessandro, legnanese a Dubai tra i missili e la vita di tutti i giorni: “Chi attacca vuole creare insicurezza”
Alessandro Corio, 32enne di Legnano da un paio di anni a Dubai per lavoro, racconta la forte discrepanza tra la situazione reale e la percezione che si vive a Dubai
Due botti fortissimi in pochi instanti che squarciano il silenzio della notte. Il telefono che suona, sullo schermo l’alert del Ministero dell’Interno che invita a raggiungere i seminterrati. E da lì iniziano le intercettazioni nei cieli, le evacuazioni preventive, i cieli del Medio Oriente si chiudono, mentre fuori dalla finestra, tra un allarme e l’altro, le auto continuano a girare, le persone portano il cane a passeggio. Sono giorni sospesi, quasi surreali, quelli che Alessandro Corio, 32enne di Legnano, sta vivendo a Dubai dopo gli attacchi missilistici iraniani.
Corio a Dubai è di casa ormai da un po’, vive negli Emirati Arabi da un paio di anni e già da prima frequenta la regione. È consulente strategico per l’innovazione in una multinazionale, ha lavorato in tutti i Paesi del Golfo e finora in questa fetta di mondo si era sempre sentito al sicuro, tanto che racconta di non chiudere nemmeno la porta di casa a chiave. «Qui la situazione da un lato sembra relativamente tranquilla e normale, ma dall’altro è tesa, fragile, instabile – spiega il 32enne -: c’è una forte differenza tra la realtà oggettiva e la percezione che si ha. Le tensioni sono iniziate nella notte tra sabato e domenica, intorno a mezzanotte abbiamo vissuto il momento più difficile: ci sono stati due botti molto forti a distanza ravvicinata per le intercettazioni dei missili, si sentivano anche le vibrazioni. Sui telefoni, poi, è arrivato un avviso di massima allerta che informava dei missili e invitava a raggiungere i seminterrati. In altre zone di Dubai avevano già vissuto da vicino i primi impatti, ma per noi era una situazione nuova: siamo rimasti tre ore nei seminterrati, che qui coincidono con i parcheggi dei condomini, è stato il momento più critico e di maggiore ansia».
Da lì è iniziata una nuova “normalità”. «Da allora si è innescato un meccanismo per cui si sentono i botti, poi per qualche ora c’è uno stop e così via; nel frattempo ci sono stati in alcune occasioni impatti di detriti o droni, forse il momento più grave è stato la notte scorsa, quando è stato colpito il consolato americano – aggiunge Corio -. Dal balcone, però, vedo le auto che girano, la gente al parchetto con i cani: la situazione mi ricorda l’inizio della pandemia, quando non era ancora iniziato il lockdown e non si sapeva bene come comportarsi, tra chi si era già chiuso in casa e chi invece andava al lavoro e a fare jogging. Personalmente la mia sensibilità personale mi “difende” in questo momento e mi permette di rimanere abbastanza tranquillo, ma non tutti reagiscono allo stesso modo, anche perché in qualsiasi momento potrebbe esserci un’escalation».
La certezza, intanto, è la distanza tra i missili che sfrecciano sopra la testa e la vita di tutti i giorni fuori dalla finestra. «In 32 anni non mi sono mai svegliato con i botti dei missili, ho letto molto sulla guerra ma non l’ho mai vissuta davvero – sottolinea Alessandro Corio -. Anche l’accesso diretto in tempo zero ad informazioni di cui non sempre si ha la capacità critica di riconoscere la gravità, che magari poi vengono anche smentite, influisce: ho letto articoli che descrivevano una situazione per più critica di quella reale, l’effetto media genera un bias importante che provoca agitazione. C’è una forte discrepanza tra la situazione oggettiva e la percezione: i sistemi di difesa in uso qui sono tra i migliori al mondo, lo dimostrano il numero di morti e feriti rispetto ai 500 missili lanciati in questi giorni. Quello che si vive, però, è un altro paio di maniche: l’obiettivo di chi attacca è proprio quello di non far sentire al sicuro».
In tanti hanno già preso la via dell’Oman per cercare un volo per rientrare, e anche Corio durante la notte proverà a rientrare in Italia. «Ci sono corridoi e charter messi a disposizione dalla Farnesina, che a differenza di quanto letto sui social credo stia dando un buon supporto – conclude -. Al momento hanno ripristinato qualche volo da Dubai, da Abu Dhabi e dall’Oman, qualcuno è riuscito a riuscito a partire nei giorni scorsi. Ho un volo fissato per questa sera intorno mezzanotte, ma non si capisce se sia confermato o meno; eventualmente ho un secondo volo di back up domani, sempre su Malpensa, ma fino all’ultimo non si saprà se è confermato. La mia intenzione, senza panico, è quella di provare a rientrare, anche perché non ho necessità di rimanere qui per ragioni personali o lavorative e in ogni momento potrebbe esserci un’escalation di qualsiasi natura e il rischio è quello di rimanere poi bloccati per settimane».










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