Legnano verso il 2026 con un bilancio di previsione da 105 milioni di euro. “Esplodono” i costi dei servizi sociali
Il bilancio di previsione, insieme al documento unico di programmazione, è stato presentato durante il consiglio comunale di martedì 2 dicembre
Legnano a grandi passi verso il 2026 con un bilancio di previsione da 105 milioni di euro, che da un lato segna la “messa a terra” degli investimenti avviati in questi anni grazie ai fondi sovracomunali arrivati a Palazzo Malinverni, PNRR in primis, e dall’altro lancia ancora una volta un grido d’allarme rispetto all’esplosione dei costi dei servizi sociali, sempre di più una vera e propria emergenza anche a Legnano come un po’ in tutta Italia. Il bilancio previsionale, insieme al documento unico di programmazione, è stato presentato durante il consiglio comunale di martedì 2 dicembre.
Bilancio di previsione
La voce di entrata principale nel bilancio di previsione per il prossimo anno è come da copione quella legate alle entrate tributarie, che ammontano al 43,2% del totale; a seguire le entrate in conto capitale al 27,2% e le entrate extra tributarie al 15,9%. Le entrate tributarie legate all’IMU e agli accertamenti per TASI e ICI sono stimate in 18.991.000 euro (41,6% del totale), mentre quelle relative alla TARI ammonteranno a 12.857.508 euro (28,2%), quelle per l’addizionale comunale IRPEF a 7.884.145 euro e quelle da fondi perequativi statali a 5.883.872 euro. Si parla in totale di entrate per circa 45,6 milioni di euro.
Confermate le aliquote IMU con la sola eccezione di quella relativa agli immobili ad uso abitativo locati a canone concordato, che passa dallo 0,56% allo 0,9% «a seguito di un accordo territoriale siglato quest’anno che ammette un limite massimo per il canone concordato molto vicino ai canoni di mercato secondo i dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare – come ha sottolineato l’assessore al Bilancio Luca Benetti -, azione che rischia di ridurre gli effetti nel calmierare gli affitti». Le entrate extra, stimate in circa 30mila euro, saranno destinate all’Agenzia dell’Abitare per «aggredire il fenomeno in maniera più corretta».
Per la TARI è ancora da valutare l’effetto del metodo tariffario per il terzo periodo regolatorio per la «determinazione dei criteri di riconoscimento dei costi efficienti di esercizio e di investimento del servizio integrato dei rifiuti, nonché per la definizione delle tariffe di accesso agli impianti di trattamento» approvato ad agosto da ARERA, mentre vengono confermate anche le aliquote IRPEF, il canone unico patrimoniale e i livelli tariffari per i servizi a domanda individuale «al netto di marginali variazioni».
Tra le spese, invece, a fare la parte del leone sono le spese relative all’amministrazione generale, pari a 12.744.191 euro (18,1%), seguite da diritti sociali, politiche sociali e famiglia a quota 12.431.585 euro, da sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente con 11.889.566 euro e da istruzione e diritto allo studio con 9.496.486 euro. Guardando ai macroaggregati, invece, la voce più rilevante è quella per l’acquisto di beni e servizi, che ammonta a 37.889.883,53 euro, seguita dai costi del personale per 12.098.341 euro e da fondi e accantonamenti per 9.930.517 euro.
Tra le entrate in conto capitale sono previsti contributi finalizzati per 11.505.871 euro, oneri di urbanizzazione per 3 milioni di euro e alienazioni immobiliari, inserite per garantire la corretta programmazione degli investimenti, per 5.875.489 euro. Quanto alle spese per investimenti, il 33,6% sarà garantito da contributi finalizzati, seguiti da fondi di provenienza vincolata e dalle alienazioni; la prima voce di costo è quella legata a trasporti e mobilità (10.711.577 euro), poi troviamo politiche giovanili, sport e tempo libero (7.903.282 euro), istruzione e diritto allo studio (4.182.983 euro) e sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente (3.852.662 euro).
Il bilancio di previsione 2026 prevede inoltre investimenti per circa 13 milioni di euro, ai quali si aggiungono 7 milioni di euro di fondi pluriennali vincolati e circa 18 milioni per gli interventi già in corso al 31 dicembre prossimo: un volume complessivo in calo rispetto agli ultimi anni proprio per il progressivo esaurimento degli interventi avviati grazie al PNRR e ai fondi europei. In linea con il mandato amministrativo ormai avviato al termine della giunta Radice, gli indirizzi prioritari per gli investimenti riguardano manutenzione e messa in sicurezza del patrimonio comunale – dalle case comunali agli impianti sportivi, passando per strade, scuole, efficientamento energetico e rigenerazione della città pubblica -, la promozione della mobilità dolce, la rigenerazione degli assi commerciali e la realizzazione di un modello di città policentrica.
“Esplodono” i costi per i servizi sociali
Particolare attenzione meritano ancora una volta le voci di costo relative ai servizi sociali. Basti pensare che dal 2022 al 2025 la spesa per le cinque voci principali, ovvero minori in comunità, assistenza educativa scolastica, assistenza domiciliare, protezione giuridica e tutela minori, è lievitata di 1,4 milioni di euro sia per l’aumento degli utenti che per adeguamenti contrattuali, trovando però come contraltare «tagli sulla spesa corrente da parte del governo centrale per circa mezzo milione di euro per il patto di stabilità».
La spesa per i minori in comunità, in particolare, è passata da 1.141.560 euro del 2022 agli attuali 1.705.000 euro, mentre quella per l’assistenza educativa scolastica, partita da 1.121.335 euro è arrivata a 1.795.068. Stesso trend per l’assistenza domiciliare, che da 245.612 euro è salita a 294.803 euro, e per la protezione giuridica, che dai 14.899 euro del 2022 è “schizzata” a 42.955 euro. Chiude il quadro la tutela minori, i cui costi, da 201.551 euro, sono cresciuti fino a 288.974 euro.
«In quattro anni c’è stato un aumento di oltre il 50% per quasi tutte le fattispecie più importanti a livello di servizi sociali – ha rimarcato l’assessore alla partita -. È indice di una povertà sociale e di un bisogno sociale terribilmente in aumento, è un allarme che in tutte le situazioni stanno dando i sindaci di qualsiasi colore politico: a fronte di una morsa che si stringe rispetto alle possibilità date e di un bisogno che si allarga, gli enti locali sono costretti ad un giro di vite sempre maggiore».









Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.