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ANPI e CGIL tengono “accesa la luce” sul Medio Oriente a Legnano: «La Palestina non torni nel dimenticatoio»

Mattinata di dibattito su presente e futuro della Palestina con ANPI e CGIL a Legnano in occasione della Giornata internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese

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«Senza l’autodeterminazione non ci sarà mai pace e non ci sarà mai libertà». ANPI Legnano e CGIL Ticino Olona hanno riacceso i riflettori sul futuro della Palestina e della fragile tregua con Israele in occasione della Giornata internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, istituita dall’ONU nel 1977 per richiamare l’attenzione internazionale sulla questione palestinese nella stessa data in cui nel 1947 l’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite approvò la risoluzione per l’istituzione di uno Stato ebraico e di uno Stato arabo in Palestina, con Gerusalemme come corpus separatum sotto un regime internazionale speciale.

«Il mondo si renderà conto che il popolo palestinese deve essere risarcito»

Per «tenere accesa la luce» sulla Palestina ANPI e CGIL hanno scelto di organizzare una mattinata di dibattito su presente e futuro del Medio Oriente nella sede dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di via Matteotti, con il nodo nevralgico della testimonianza del pediatra e attivista palestinese Khader Tamimi, presidente della Comunità Palestinese della Lombardia. Che ha rimesso al centro la necessità di mettere fine all’occupazione del territorio palestinese. Si, ma quale territorio? Una domanda a cui finora la storia non è riuscita a dare risposte, che Tamimi ha provato ad approfondire raccontando “dall’interno” quello che ha vissuto negli ultimi 80 anni «di occupazione» il popolo palestinese e mettendo in luce le contraddizioni intrinseche che hanno portato a decenni di conflitti.

«In questi giorni si continuano a trovare cadaveri, migliaia di famiglie sono state cancellate dall’anagrafe, non si riesce a risalire ai genitori di circa 17mila bambini, nemmeno sappiamo se siano vivi o morti – ha sottolineato il presidente della Comunità Palestinese della Lombardia -. Non stanno portando qui i feriti gravi ma i malati cronici, senza neanche organizzarsi insieme alla comunità palestinese o organizzarsi bene con gli ospedali. Come medico ho visto chi è scappato dall’Ucraina, e c’é una differenza enorme nel trattamento che hanno ricevuto. Noi abbiamo 12mila persone che hanno bisogno di cure immediate».

«Siamo in lotta per i nostri diritti dal 1917, dalla maledetta dichiarazione Balfour che il mondo ha seguito – ha ribadito Tamimi -. Alla fine dei conti, però, ancora siamo in piedi, perché abbiamo la speranza che un giorno questo mondo si renderà conto che il popolo palestinese deve essere risarcito, come si è reso conto di quello che ha fatto ad altri con la seconda guerra mondiale. Bisogna dire le cose come stanno, bisogna alzare la voce, bisogna criticare Israele e fermare Israele nel modo più concreto, altrimenti moriranno ancora migliaia di persone. Noi palestinesi siamo ottimisti».

«La pace non è un’idea astratta, ma una promessa non mantenuta»

Parole, quelle di Tamimi, che hanno trovato una cornice negli interventi del segretario della CGIL Mario Principe, del sindaco Lorenzo Radice e del presidente di ANPI Legnano e dell’ANPI provinciale di Milano Primo Minelli. «Questa data serve a ricordarci che la pace non è un’idea astratta, ma una promessa non mantenuta – ha sottolineato Principe -. Il fatto che a Gaza continuano a morire persone ci fa dire che la tregua sancita è una tregua estremamente fragile. Interi quartieri sono stati cancellati, ci sono ancora oggi famiglie in fila per avere dell’acqua, vediamo immagini di ospedali abbandonati: c’è una tregua in un Paese che non c’è più, che è stato raso al suolo. Se vogliamo prendere sul serio la Giornata internazionale di solidarietà al popolo palestinese dobbiamo partire da qui, da un popolo che vive da decenni senza uno Stato riconosciuto, senza garanzie, senza un orizzonte di normalità. Al di là della tregua non sappiamo esattamente quale sarà il futuro di questo popolo, di questa terra».

«Il compito della CGIL è guardare tutto, sempre, dal punto di vista dei diritti: senza i diritti umani non esistono neanche i diritti del lavoro – ha aggiunto il segretario della CGIL Ticino Olona -. La posizione dell’organizzazione che rappresento è sempre stata molto netta: due popoli, due Stati, due diritti, due riconoscimenti, due sicurezze. I conflitti non si congelano e se non li si affronta alla radice politica prima o poi riesplodono: i nodi che hanno portato al conflitto in quella terra non sono stati risolti e fino a quando non lo saranno a partire dalle radici, cioè il diritto di un popolo a avere uno Stato, dei confini, di poter organizzare la propria politica con dei diritti fondamentali e una sua Costituzione, saremo sempre di fronte al rischio che riesploda la tragedia a cui abbiamo assistito in questi mesi».

«Difesa europea comune per un’Europa motore di pace»

Una tragedia di fronte alla quale per il sindaco di Legnano Lorenzo Radice serve un’Europa forte. «C’è un tema enorme che sta passando sopra le nostre teste, rispetto al quale stiamo dicendo veramente troppo poco: il cambiamento della spesa pubblica nei nostri Paesi – ha spiegato il primo cittadino -. Ai comuni stanno tagliando 8 miliardi di euro in sei anni, mentre dal 2017 ad oggi la spesa per la difesa è aumentata di 12 miliardi di euro. Costruire strade significa far muovere le merci e le persone, costruire scuole significa far muovere intelligenze, costruire armi significa che prima o poi si farà la guerra. Dobbiamo avere il coraggio di costruire qualcosa che ci permetta di invertire questo trend scivoloso»

La risposta per il sindaco sta nella difesa europea comune. «Gli studi dell’Unione Europea stessa ci dicono che con un’integrazione seria e vera fra i sistemi di difesa dei 27 Paesi, a parità di capacità di difesa, si risparmierebbero dai 25 ai 100 miliardi di euro all’anno: risorse con cui si potrebbero dare risposte di welfare, di pace. Abbiamo bisogno che le vicende di questi ultimi anni diventino un’occasione per riflettere su come noi Italiani, noi Europei, vogliamo essere ancora motori e costruttori di pace e il tema della difesa comune europea è fondamentale perché se l’Europa non riprende la capacità di andare dove ci sono quelle tragedie e porsi come un attore credibile, che parla a nome di quattro milioni di persone, non riusciremo a essere influenti su nulla».

«La Palestina non torni nel dimenticatoio»

Che all’Europa, Italia in primis, serva un cambio di marcia, è peraltro ferma convinzione anche dell’ANPI. «Dobbiamo evitare che la situazione della Palestina dopo il “cessate il fuoco” ritorni nel dimenticatoio, che per altri mesi o altri anni non se ne parli più pensando che il problema sia risolto, perché non lo è – ha ribadito il presidente di ANPI Legnano e dell’ANPI provinciale di Milano Primo Minelli -. Le manifestazioni che sono state organizzate hanno visto una grande solidarietà e sono andate oltre la presenza delle associazioni promotrici ed è qualcosa che dobbiamo coltivare per dare senso e segno alla solidarietà al popolo palestinese».

«La gravità di quello che è successo, dei crimini commessi, verrà consegnata alla storia – ha continuato Minelli -: quello che vediamo a Gaza è paragonabile a Dresda o Hiroshima dopo la seconda guerra mondiale. Vedere l’uso della fame, della sete, della repressione ai civili, vedere radere al suolo una città intera come arma di guerra è insopportabile e da questo punto di vista il nostro governo ha delle responsabilità perché continua a cincischiare sul riconoscimento dello Stato di Palestina, continuando ad essere subalterno alla politica americana di Trump e smentendo la storia dell’Italia. C’è un punto politico che non possiamo ignorare: non si può costruire la pace, in prospettiva, se il popolo palestinese non viene coinvolto, il principio deve essere il riconoscimento dello Stato di Palestina».

Obiettivo che per l’ANPI potrà essere raggiunto solo con «l’unità per la causa della Palestina, evitando forme di violenza e parole d’ordine che siano restringenti del consenso che la causa palestinese ha prodotto in questi mesi e in questi anni». «La nostra solidarietà al popolo palestinese – ha concluso il presidente di ANPI Legnano – non è solo una solidarietà di facciata, ma vuole essere una solidità di natura politica anche per imporre al nostro governo e all’Europa un cambio di marcia in una discussione troppo debole nei confronti della vicenda del popolo palestinese».

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 30 Novembre 2025
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