Quantcast

“Dalla Cina con amore”, la storia di giornalismo, sport e affetti di Marco e Simona

Marco Clementi, giornalista legnanese corrispondente da Pechino per la RAI, e Simona De Santis, giornalista vaticanista, formano una tra le coppie più discrete ma anche famose nel mondo della comunicazione. Qui la loro esperienza alle Olimpiadi di Bejing 2022

marco clementi

Essere moglie di un giornalista non è “mestiere” semplice. Se poi sei anche la moglie del corrispondente RAI a Pechino, la vita si fa ancora più complicata. Ma Simona De Santis, compagna nella vita di Marco Clementi, giornalista legnanese dal dicembre scorso trasferito alla redazione di Pechino, ha una fortuna… anche lei è impegnata nella comunicazione e, quindi, chi meglio di una giornalista-moglie può capire un giornalista-marito?

Simona, da oltre vent’anni lavora nei media vaticani (Telepace e Radio Vaticana). Da tre anni cura le telecronache delle messe della Rai della domenica e negli ultimi 7 anni è stata la voce narrante della Via Crucis al Colosseo trasmessa dalla Rai (lo scorso anno, in piena pandemia, da Piazza San Pietro in Vaticano). Oltre a tutto questo e a tanto altro, Simona gestisce il portale al femminile isegretidimatilde.com.  Per tutti, ormai, Simona è Matilde!

Da qui, oggi, abbiamo estratto una sua considerazione sulle recenti Olimpiadi cinesi, occasione di un ricongiungimento famigliare e di una esperienza sia sportiva, sia sociale nella “bolla” di Bejing 2022. Per il testo completo, cliccare qui.

Finisce con la cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi la mia avventura cinese. 40 giorni in Cina. O meglio nella “BIG BABOL”, Bejing 2022.
Credo sia più appropriata la storpiatura “babol” della parola inglese “bubble” per indicare la Bolla Olimpica. E’ il mio omaggio alle gomme da masticare della Perfetti, morbide e succose, tanto gradite alla sottoscritta e alla mia generazione anni Ottanta e Novanta in Italia perchè facili da masticare e con cui fare enormi palloni. L’abilità era fare in modo che le bolle non scoppiassero appiccicandosi al viso. Era questo il divertimento! Vi chiederete cosa c’entri con la Bolla Olimpica di Pechino e perchè usare la parola italianizzata, babol!

Proprio come la mitica gomma da masticare, la prima tra l’altro tutta italiana, anche l’area circolare delle Olimpiadi, fatta a sua volta di tanti piccoli anelli, ha avuto la capacità di gonfiarsi e dilatarsi fino a una distanza di 200 km, comprendendo la città di Pechino e due località montane nell’interno della Cina rurale. Il Comitato olimpico cinese ha messo in campo ogni sforzo e capacità affinchè la Bolla tenesse. Sempre e in ogni momento, per separarla dalla vita della capitale, proteggendo i suoi abitanti da un potenziale contagio e mantenendo allo stesso tempo l’ordine e il buon funzionamento all’interno del villaggio olimpico. La bolla è stato un mondo dove la notte e il giorno si sono fusi per 40 giorni.

Qualcuno dice che sembra di aver vissuto nel fumetto cinese, “Wangpai Yushi’”. Gli incaricati del controllo della bolla sono stati un po’ come i protagonisti del cartone, che in un mondo fantasy, sono gli agenti di supervisione della sicurezza con la responsabilità di mantenere la pace e l’armonia. Ho scoperto che in Cina il fumetto si chiama mànhuà. All’inizio era un piccolo libricino tascabile usato anche per fare propaganda ma con Mao, tra il 1966 e 1976, il grande capitolo della Rivoluzione Culturale, c’è stata una battuta d’arresto. Solo con la sua morte, questa forma di narrazione visiva ha avuto una nuova rifioritura, prendendo qualcosa in prestito anche dal più conosciuto manga giapponese.

Ammetto che non è stato sempre facile: stare in luoghi chiusi e muoversi solo attraverso percorsi preferenziali e dedicati. Siamo stati veramente all’aperto solo quando abbiamo raggiunto i luoghi dove si sono svolte le gare sciistiche. Ma con la mascherina ben incollata sulla bocca. Non ha mai piovuto. L’eccezione è stata la neve all’inizio delle Olimpiadi, una vera manna bianca di 15 cm piovuta dal cielo che ha messo a tacere le polemiche sugli impianti per le gare, costruiti sulla montagna brulla di Pechino, dove nevica pochissimo. L’inquinamento ha gettato la sua fuliggine solo alla fine del mio soggiorno confinato, sporcando di grigio l’orizzonte.

Eppure la Cina, anche se è uno dei Paesi più inquinati al mondo, si è lanciata negli ultimi decenni in un’opera verde ed eco- sostenibile che si è fatta sentire anche nella realizzazione delle Olimpiadi. Sono stati usati materiali riciclabili, impianti fotovoltaici e le nuove tecnologie con la robotica tanto popolare durante le Olimpiadi. A mensa il robot barman, in albergo l’omino cibernetico che sputava disinfettante invitandoti a lasciarlo passare perchè intento a lavorare per la salute di tutti. In Cina tutto funziona con un’app, basta un download e si fa tutto con il qrcode. Dai pagamenti ai trasporti.

(…) Mi auguro che questa Olimpiade resti irripetibile, confinata nel suo genere, per il Covid, per la brutta vicenda del doping russo e per la guerra folle in Europa. Un ultimo pensiero è per Marco, il miglior “gianfu”, (marito in cinese) del mondo che è stato generosamente “fungian”. Cosa vuol dire, resti tra me e lui un piccolo segreto!
Grazie comunque Cina! Millenaria, avveniristica e per questo tutta da scoprire ancora! Xiè, xiè!

Redazione
info@legnanonews.com
Noi della redazione di LegnanoNews abbiamo a cuore l'informazione del nostro territorio e cerchiamo di essere sempre in prima linea per informarvi in modo puntuale.
Pubblicato il 05 Aprile 2022
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore