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Teleriscaldamento, Amga: «L’aumento sulle bollette non dipende da problemi finanziari della società»

Dopo le polemiche divampate nei giorni scorsi intorno ai rincari sulle bollette per gli utenti del teleriscaldamento, arrivano i chiarimenti di Amga

legnano generica

A scalfire il silenzio che Amga, la multiservizi che vede nella città di Legnano il proprio azionista di maggioranza, da sempre mantiene rispetto al dibattito politico – anche quando volente o nolente ne è protagonista, cose negli ultimi anni è stata quasi una costante -, non era riuscita nemmeno l’operazione che ha portato alla nascita di Neutalia, società subentrata ad Accam nella gestione dell’inceneritore di Borsano. Laddove corsi e ricorsi storici della Città del Carroccio avevano finora fallito, è riuscita l’intemerata del consigliere comunale Franco Brumana, che nei giorni scorsi aveva affidato ai social un attacco frontale ai rincari per il teleriscaldamento, alle scelte strategiche della partecipata e del suo amministratore unico Valerio Menaldi.

Pietra dello scandalo erano stati gli aumenti in bolletta con cui hanno dovuto di recente fare i conti (anche) gli utenti del teleriscaldamento. Se il costo del gas nelle ultime settimane è infatti letteralmente lievitato per tutti, in un quadro che peraltro i venti di guerra sembrano destinati ad aggravare, per l’impianto sul quale in via per Busto Arsizio hanno scommesso una ventina di anni fa pesa anche un’altra incognita non da poco: quella legata al costo dei cosiddetti certificati neri, le quote di emissione di gas serra che la società deve acquistare per ogni tonnellata di anidride carbonica che l’impianto emette, altra voce di costo che sta aumentando in maniera significativa.

E proprio il peso dei certificati neri sui rincari era stato stigmatizzato da Brumana, che aveva parlato di «difficoltà finanziarie così gravi da non poter assicurare la prosecuzione del servizio di teleriscaldamento», imputando l’aumento delle tariffe proprio ai «contributi da pagare per le emissioni di anidride carbonica a causa dell’utilizzo del gas». Critiche rispetto alle quali, peraltro, a stretto giro di posta era arrivata anche la smentita di Palazzo Malinverni, che aveva spiegato come la quota parte degli aumenti sulle bollette per gli utenti del teleriscaldamento legata ai certificati neri sia “solo” del 5%, mentre si parla di rincari tra il 30 e il 40% per l’exploit dei costi delle materie prime.

Teleriscaldamento nell’occhio del ciclone a Legnano tra caro bollette e certificati neri

«L’aumento registrato sulle bollette non è dovuto a presunti problemi finanziari del Gruppo Amga bensì all’andamento incontrollato del prezzo dell’energia ed è solo minimamente riconducibile all’aumento dei certificati neri – sottolinea la partecipata, che ha deciso di mettere i puntini sulle i rispetto alle accuse dei giorni scorsi pur senza mai riferirsi direttamente alle affermazioni del consigliere Brumana -. Ciò detto, le condizioni generali dell’impianto denotano una certa anzianità di servizio, compensata da regolari manutenzioni, che hanno riguardato tanto le cinque caldaie quanto i due motori, ossia il cuore della centrale. Non è corretto asserire che non sono stati effettuati investimenti negli esercizi più recenti: sono stati sostituiti i bruciatori delle caldaie, è stata inserita una quinta pompa per migliorare la spinta dell’acqua calda nella rete e sono stati installati dei nuovi analizzatori per le emissioni. Trattasi, inoltre, di una centrale che, senza apportare ulteriore potenza tramite l’inserimento di nuove macchine, ha retto il significativo ampliamento, negli ultimi due anni, dell’utenza servita (oltre venti allacciamenti effettuati a carico della società)».

«Il costo dei certificati neri che Amga deve obbligatoriamente acquistare in proporzione alle proprie emissioni di gas serra ha sfondato il muro dei 50 euro l’uno per arrivare, imprevedibilmente, alla quota di quasi 100 euro nel mese di dicembre – aggiungono dalla società -. Solo per dare il senso dell’imprevedibilità del mercato dei certificati neri rileviamo che, a seguito della sola dichiarazione del possibile utilizzo delle centrali a carbone, le quotazioni sono scese del 30% in solo 2 giorni. A fronte, quindi, di un mercato dei certificati neri diventato improvvisamente speculativo, il Gruppo Amga si è mosso immediatamente per cercare soluzioni plurime di approvvigionamento con fonti diverse, mettendo in campo le migliori competenze italiane anche, in sinergia con gli altri partner pubblici. In ogni caso a coloro che hanno sottolineato il limite del teleriscaldamento, poiché il servizio viene erogato esclusivamente mediante la combustione del gas metano, è bene replicare che a parità di gas metano bruciato, una centrale di teleriscaldamento è meno inquinante rispetto alla totalità delle singole caldaie distribuite sul territorio. I continui monitoraggi e le manutenzioni tempestive garantiscono il mantenimento delle emissioni sempre entro i limiti di legge».

La situazione dei conti di Amga, peraltro, pur con tutte le difficoltà che l’economia ha attraversato in questi ultimi due anni, non è preoccupante. «Per alcune operations del Gruppo AMGA, il 2020 e il 2021 sono stati anni complicati per fattori del tutto esterni e legati sia agli eventi pandemici che stanno tuttora colpendo molteplici settori industriali, sia alla crisi energetica, che l’intera comunità europea sta vivendo – spiega la società -. Ciononostante, si prevede che il gruppo chiuda il 2021 con un risultato economico-finanziario in equilibrio, conseguito anche grazie al continuo efficientamento della gestione e alla razionalizzazione dei costi fissi. Il rapporto di indebitamento al 31 dicembre 2021 è stimato al 16%, in aumento rispetto all’11% del 2020, ma comunque ben al di sotto delle soglie di allerta e della media degli anni 2017-2018-2019 (circa il 25%)».

teleriscaldamento

Debiti che comunque non impensieriscono particolarmente il management di via per Busto Arsizio, anche perché sono serviti per «finanziare gli investimenti in attività di medio-lungo periodo, tra cui l’acquisizione del 33,5% delle operations di Neutalia, il piano di sostituzione massiva dei misuratori del gas, il programma di allacciamento di nuove utenze alla rete di teleriscaldamento e l’ammodernamento della flotta destinata ai servizi di igiene urbana – come chiarisce la partecipata -: investimenti, questi, necessari per garantire un processo di crescita che produrrà importanti ritorni economici già nel giro di pochi anni».

Nell’immediato futuro della partecipata, infatti, le sfide non mancano. Si va dall’impianto per lo smaltimento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani di via Novara – che proprio nei prossimi giorni sarà inaugurato ufficialmente -, alla stessa Neutalia, per rimanere agli asset direttamente riconducibili ad Aemme Linea Ambiente. Ma si passa anche per la partnership che Aemme Linea Distribuzione ha avviato con NED e Gruppo Ascopiave per la partecipazione alle future gare per l’affidamento dei servizi di distribuzione del gas negli ambiti territoriali Milano2 e Milano3.

di leda.mocchetti@legnanonews.com
Pubblicato il 05 Marzo 2022
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