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“No economia circolare? No Accam”: I Verdi Legnano chiedono la chiusura dell’impianto

Sul dibattito di Accam interviene anche il gruppo dei Verdi di Legnano che torna a ribadire la sua contrarietà al salvataggio dell'inceneritore

accam post incendio

Sul dibattito di Accam interviene anche il gruppo dei Verdi di Legnano che torna a ribadire la sua contrarietà al salvataggio dell’inceneritore. Ripercorrendo quanto accaduto nell’ultima assemblea Accam con il Sindaco Radice che ha deciso di astenersi dal voto  sulla delibera di salvataggio proposta da San Giorgio Su Legnano, contesta quanto dichiarato dal sindaco Antonelli di Busto Arsizio, «dimostrando una visione a dir poco discutibile, definendo addirittura “utopici” gli obbiettivi di economia circolare», e invita a guardare come esempio al Sistema Contarina di Gestione e Recupero dei Materiali, in Veneto «società in house ma che, a contrario di Accam, genera utili».

«La società Accam – spiegano i Verdi –  in assoluta crisi di liquidità, propone un piano che preveda una nuova società entro il 20 marzo, (con a capo Amga e Agesp) rifinanziamento immediato per sopperire alla mancanza di denaro e garantire la sopravvivenza dell’impianto, dopodiché ‘potremo progettare insieme il futuro nei prossimi anni’, con l’ingresso di Aziende Private (Cap Holding e Alfa), ma intanto chiede di non farla fallire. Questa, in breve, la cronaca delle ultime ore su quello che riteniamo essere diventato il ‘teatrino’ attorno all’inceneritore di Borsano, il quale vive una condizione di estrema crisi finanziaria ormai da più un decennio e diventata a nostro avviso oggettivamente insostenibile, al pari della questione ambientale. Per questo riteniamo che l’inceneritore di Borsano vada dismesso senza se e senza ma, non possiamo più permettercelo né sotto l’aspetto ambientale, né sotto quello economico».

«Si smetta di dire falsità – è la richiesta di Europa Verde – di inceneritori ce n’è in abbondanza e con capacità tali da recepire anche i rifiuti di chi prima conferiva in ACCAM. Inceneritore ritenuto talmente “strategico” da non meritare nemmeno di essere assicurato, come dimostrano i 2,5 mln di euro di danni subiti dall’incendio di gennaio 2020 sprovvisti di copertura assicurativa e che quindi hanno ulteriormente aggravato la situazione. Riteniamo impossibile entro il 20 di marzo produrre un Piano di salvataggio serio, lungimirante e sostenibile sia dal punto di vista ambientale che da quello economico, dovendo constatare che, alla data del 6 marzo 2021, incredibilmente, non sembra essere stato ancora depositato il bilancio del 2019 e che la sola situazione debitoria ammonta a circa 13 milioni di euro».

Ecco allora tornare la richiesta di spegnere una volta per tutte l’inceneritore: «Ora basta! non siamo noi cittadini e nemmeno i lavoratori purtroppo coinvolti i responsabili di questa situazione ma chi ha amministrato negli anni il Consorzio Accam. Riteniamo sia giunto il momento di chiudere un brutto capitolo di storia recente in cui la cattiva politica ha giocato un ruolo importante, e confidiamo che con i libri in tribunale si possa aprire un’indagine severa che metta luce sui responsabili di questo dissesto senza fine, con l’auspicio che ci si impegni alla ricollocazione dei lavoratori nei Comuni consorziati».

di valeria.arini@legnanonews.com
Pubblicato il 08 Marzo 2021
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